<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082</id><updated>2012-02-09T07:10:17.653-08:00</updated><category term='democracia'/><category term='magreb'/><category term='mafia'/><category term='guerra y paz'/><category term='crimen organizado'/><category term='etica'/><category term='Geopolitica'/><category term='Justicia'/><category term='Petróleo medio ambiente'/><category term='internacional'/><category term='Economía Etica'/><category term='Malvinas'/><category term='Política'/><category term='Economía'/><category term='primavera árabe'/><category term='Historia'/><category term='Siria'/><category term='Medio Ambiente'/><category term='terrorismo'/><title type='text'>Periferia</title><subtitle type='html'>Periferia quiere ser un ámbito de reflexión sobre la actualidad desde una de las tantas regiones periféricas del planeta. 

Periferia vuole essere uno spazio di riflessione sull'attualitá da una delle tante regioni periferiche del mondo.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>77</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-7670330766694598818</id><published>2012-02-09T07:10:00.000-08:00</published><updated>2012-02-09T07:10:17.662-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Geopolitica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Siria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='internacional'/><title type='text'>Sembra vero, anzi è falso</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-PJpMc8fTwAg/TzPhlJ0Qs_I/AAAAAAAAAO8/PzfZoTIzTNo/s1600/assad.jpeg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-PJpMc8fTwAg/TzPhlJ0Qs_I/AAAAAAAAAO8/PzfZoTIzTNo/s1600/assad.jpeg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;Un dossier svela giochi di potere dietro gli abusi attribuiti al regime: c’è il confronto tra opposte correnti all’interno del mondo islamico ma anche interessi geopolitici forti entrati già in azione in Libia&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Ma cosa sta succedendo in Siria? I media occidentali riflettono unanimi l’immagine di un regime spietato che spara impietosamente sui civili che scendono in piazza reclamando riforme democratiche. E’ l’immagine che vogliono presentare i governi interessati alla caduta di Bashar al-Assad, sia tra gli stessi membri della Lega Araba, primi fra tutti la dinastia saudita e il Qatar, e poi Stati Uniti, Francia, Regno Unito e gran parte dell’Occidente. Ma in realtà le manifestazioni in sostegno di Assad rivelano come sia ben lungi dall’essere ripudiato dalla maggioranza dei cittadini. Tanto la maggioranza sunnita, come la minoranza cristiana, sarebbero certamente a favore di un cambio di regime, ma non nei modi che si stanno prospettando e ancor meno in modo cruento. Una «guerra civile provocherebbe centinaia di migliaia di morti», chiarisce a Città Nuova una fonte consultata. Non è dunque vero sostenere che la gente sia disposta a sollevarsi con le armi contro un regime che, va detto, non è certo un modello di democrazia al quale i venti della primavera araba avrebbero dovuto e potuto consigliare una maggiore apertura. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Il dossier &lt;/b&gt;Le segnalazioni di gruppi infiltrati in territorio siriano non è una novità al di fuori del mainstream informativo. Ed anche le versioni su chi sta sparando sulla folla sono da tempo discordanti. La stessa Lega Araba ha inviato sul posto 166 osservatori per rilevare cosa stesse accadendo (1). Il loro dossier presenta un quadro abbastanza dissimile da quanto viene diffuso dalle cancellerie dei governi e, di rimando, dai media. Infatti, il documento è passato sotto silenzio sebbene al suo interno viene messa in discussione la notizia che il governo abbia operato una organizzata e letale repressione. Vengono attribuiti ad alcune bande sospette l’assassinio di centinaia di civili e di migliaia di soldati; bande che sarebbero dietro ad attentati con bombe negli autobus di linea, sui treni che trasportano gasolio, su ponti e condutture. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Come in Libia&lt;/b&gt; Il copione non è molto dissimile da quello applicato in Libia, dove pure all’improvviso è sorta una guerriglia armata in un Paese dove l’opposizione non sembrava estremamente attiva. La presenza di elementi di servizi di intelligence e forze speciali straniere è stata rilevata più volte, oltre alla presenza di gruppi di miliziani considerati vicini ad Al Qaeda dalle stesse Nazioni Unite. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Oggi la Siria è parte di uno scenario all’interno del quale avviene un doppio scontro, espressione di una problematica complessa. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Il primo è tra differenti correnti interne al mondo islamico, concretamente sciiti e sunniti. Nei governi a maggioranza sunnita, come l’Arabia Saudita, non è visto di buon occhio l’aumento dell’influenza sciita nel mondo arabo attraverso il regime iraniano, che però raccoglie simpatie popolari per la sua ferrea opposizione allo stile di vita occidentale. Il regime di Teheran non fa mistero del suo progetto di esportare la rivoluzione khomeinista all’interno dell’Islam (e dell’appoggio a gruppi come Hezbollah in Libano e Hamas a Gaza). Il sunnismo wahabita di Ryad considera eretica la sorta di mediazione tra il sacro e il profano degli ayatollah e vi si oppone. A suo tempo la casa Saudita finanziò con 30 miliardi di dollari la guerra tra Iraq e Iran negli anni ‘80. Per Renzo Guolo, docente di Lettere e Filosofia all’università di Padova, “lo sciismo come religione di minoranza e come religione degli oppressi, in qualche modo ha trovato un alfiere nella repubblica islamica iraniana” (2). &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;L’alleanza con l’Iran&lt;/b&gt; La Siria è il principale alleato del governo iraniano. Rappresenta un caso anomalo, perché la maggioranza sunnita della popolazione (70 per cento) è governata dagli alawiti (12-13 per cento). E si sa che la Siria è un tassello centrale nel mondo mediorientale, da qui la sua importanza strategica. «Gli alawiti, cui è legato Assad provengono da una storica corrente dello sciismo e quindi è evidente che c’è affinità religiosa molto forte. C’è anche una forte affinità politica, considerando che l’Iran e la Siria hanno un patto militare che li sorregge. Quindi una caduta del regime a Damasco avrebbe effetti non solo su Israele ma anche sull’Iran», conclude Guolo (3). E va tenuto presente che l’attuale situazione è vista con favore da settori dell’islamismo siriano più radicale, come salafiti e Fratelli mussulmani, che sanno bene di essere i possibili eredi dell’attuale regime, come è già accaduto in altri Paesi arabi.&lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Su questa questione a sfondo religioso, s’innesta la dimensione geopolitica del problema. A nessuno sfugge che indebolire questo alleato dell’Iran significa indebolire il regime degli ayatollah, un obiettivo che la Casa Bianca annovera tra i principali. Lo favorisce senz’altro la poca prudenza dimostrata dal presidente Ahmadinejad nelle sue dichiarazioni assurde, negando la Shoà e predicando la distruzione di Israele. Ma il fatto di essere disposti a una politica spregiudicata riguardo all’Occidente, da un lato e la crescita del rapporto commerciale con la Cina – che ha firmato un contratto per l’uso di gran parte della produzione di gas e petrolio iraniano per i prossimi 25 anni – sono motivi che pesano in modo notevole su Washington. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;La Russia non sta in disparte&lt;/b&gt; La Russia, alleato storico della Siria, che ha già constatato fino a che punto la Nato è disposta a neutralizzare avversari come la Libia (erano russi i satelliti che hanno smentito la falsa versione di bombardamenti aerei contro i civili a Bengasi) non vede certo di buon occhio una destabilizzazione della Siria in un area vicina alle sue frontiere; teme poi che il conflitto possa estendersi, ad esempio, al Libano. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;E attenzione che non è solo in Siria che si sta agendo in base alla ragion di Stato, prescindendo dalle vittime che provocano decisioni come quella di scatenare una guerra civile. In Iran sta avvenendo qualcosa di simile. Col titolo di “Falsa bandiera”, su Foreign Policy, Mark Perry presenta un resoconto dell’infiltrazione del Mossad dell’organizzazione Judallah attiva in Iran (4). Il rischio di un conflitto è dunque più vicino di quanto si pensi.&lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Una situazione pertanto delicata, mentre i motivi di fondo restano sommersi dal linguaggio diplomatico e dal controllo sull’informazione. In queste condizioni la strombazzata difesa dei principi democratici in Siria occulta un futuro almeno incerto.&lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Sul piano internazionale la costruzione di autentici progetti politici per affrontare un villaggio globale sempre più complesso si fa ancora attendere. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;(1) Report of the Head of the League of Arab States Oberserver Mission to Syria for the periodo from 24 December 2011 to 18 January 2012. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;http://www.columbia.edu/~hauben/Report_of_Arab_League_Observer_Mission.pdf&lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;(2) Sciiti e sunniti nell’epoca di Assad , sul mensile della ong Emergency, E-on line:&amp;nbsp; http://www.eilmensile.it/2011/12/24/sciiti-e-sunniti-nellepoca-assad/&lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;(3) Ibid. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;(4) False flag, Foreign Policy, 13 gennaio 2012. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;http://www.foreignpolicy.com/articles/2012/01/13/false_flag&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-7670330766694598818?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/7670330766694598818/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2012/02/sembra-vero-anzi-e-falso_09.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/7670330766694598818'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/7670330766694598818'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2012/02/sembra-vero-anzi-e-falso_09.html' title='Sembra vero, anzi è falso'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-PJpMc8fTwAg/TzPhlJ0Qs_I/AAAAAAAAAO8/PzfZoTIzTNo/s72-c/assad.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-7699239562944400386</id><published>2012-02-07T02:37:00.000-08:00</published><updated>2012-02-07T02:37:51.627-08:00</updated><title type='text'>Artico: una zona calda?</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-xzp-mBVPYj8/TzD-gz72AgI/AAAAAAAAAOs/dyth1Os65Fs/s1600/artico+mappa.jpeg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-xzp-mBVPYj8/TzD-gz72AgI/AAAAAAAAAOs/dyth1Os65Fs/s1600/artico+mappa.jpeg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-eFTZHUPTYgQ/TzD-v63e8MI/AAAAAAAAAO0/LF5alOMpfE8/s1600/mare+artico.jpeg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;La riduzione dei ghiacci nel mar Glaciale Artico sembra accelerare. Diventano accessibili importanti giacimenti di gas e petrolio e nuove rotte commerciali. La questione delle acque territoriali. &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Alla fine, il famoso passaggio a nord ovest è stato trovato. Ma non per merito di qualche intrepido viaggiatore, quanto piuttosto per effetto dell’accelerato scioglimento dei ghiacci del polo nord. Secondo vari centri di ricerca che seguono l’evoluzione dei ghiacci dell’Artico, nell’estate 2011 si è registrata la maggiore diminuzione dal 1979. Il fenomeno non lascia tranquilli gli scienziati, dato che nel 2007 è stata registrata l’altra maggior riduzione e non è facile prevedere gli effetti complessivi del fenomeno. Non manca chi considera catastrofica la loro sparizione. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;“Buone notizie” (data la premessa le virgolette sono d’obbligo) per le compagnie di navigazione che potranno passare dall’Atlantico al Pacifico senza attraversare il canale di Panama, quindi risparmiando almeno 4 mila km. E si riducono del 40 per cento le distanze tra Europa ed Asia rispetto alla rotta che passa per il canale di Suez. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;I ghiacci attorno al Circolo polare artico non sono stabili come quelli dell’Antartide perché le temperature, per effetto del clima marino, sono meno estreme. Durante l’inverno aumentano notevolmente per poi ridursi durante l’estate, raggiungendo la minima estensione nel mese di settembre. Nel 2011 l’estensione minima (4,3 milioni di chilometri quadrati), è stata ben al di sotto dei normali (4,6 milioni). Secondo alcuni modelli climatici, nel 2100 l’Artico potrebbe perdere tutta la sua copertura di ghiaccio estivo. Secondo il National snow and ice data center (Nsidc), l’anno record negativo del 2007 è stato caratterizzato da combinazioni climatiche che favorivano lo scioglimenti dei ghiacci, ma anche nel 2011, nonostante sia stato un anno più normale dal punto di vista climatico, il riscaldamento dell’Artico è proseguito. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Per James Overland, della National oceanic and atmospheric administration Usa (Noaa) «non è un evento casuale, ma un cambiamento a lungo termine del clima artico». &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Si terrà conto di questa realtà che può influire sul clima globale del pianeta o i governi agiranno abbagliati solo da questo «formidabile teatro di operazioni dotato di un importante potenziale minerario», come scrive Alexandr Latsa editorialista di Ria Novosti? &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Il riscaldamento globale nella regione artica, infatti, sta aprendo nuove diatribe tra i Paesi le cui coste si affacciano sulla regione: Russia, Stati Uniti, Canada, Danimarca e Norvegia. Il ritiro dei ghiacci sta rendendo raggiungibili importanti giacimenti di petrolio e di gas: si stima che nell’Artico vi sia circa il 22 per cento delle risorse mondiali di petrolio e di gas. Non a caso, i russi, in modo unilaterale, hanno già piantato la loro bandiera nei fondali della zona ancora controversa dell’Artico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-eFTZHUPTYgQ/TzD-v63e8MI/AAAAAAAAAO0/LF5alOMpfE8/s1600/mare+artico.jpeg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-eFTZHUPTYgQ/TzD-v63e8MI/AAAAAAAAAO0/LF5alOMpfE8/s1600/mare+artico.jpeg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Ad ogni modo, conviene tener presente che non si tratta di uno sfruttamento facile: i ghiacci si sciolgono ma le temperature sono ancora proibitive e la tecnologia per realizzare impianti di estrazione non è disponibile a tutte le compagnie petrolifere. La stessa Russia sembra orientarsi su joint venture, con soci di altri Paesi. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;In base al diritto marittimo, l’Artico è considerato alto mare, quindi nessuna sovranità può essere reclamata. Ciascun Paese conserva una zona economica esclusiva di 200 miglia marittime dalla costa, che può essere estesa anche oltre se si può provare la continuità della piattaforma continentale fino alla zona oggetto del reclamo. È quanto stanno cercando di dimostrare i russi nel caso della dorsale Lemonosov, andando più in là dello stesso Polo, oltre a considerare di propria pertinenza il triangolo formato da Polo Nord e regioni costiere site all’estremo nord ovest, Murmansk, e nord est, Chokotski, del suo territorio. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Mosca ha assunto una posizione energica sulla questione: nel 2010 ha dichiarato che trattandosi di una questione di sicurezza nazionale «non si esclude l’uso della forza per risolvere controversie che potrebbero sorgere nella battaglia competitiva per le risorse naturali». Ma a dire il vero, lo stesso Putin in occasione del summit celebrato a Mosca lo scorso settembre, dal titolo “Artico: territorio di dialogo”, ha dichiarato di non aver dubbi che gli «attuali problemi nell’Artico possono essere risolti con spirito di collaborazione, attraverso negoziati e sulla base delle norme internazionali vigenti», riaffermando una tradizione di politica estera costruita sul rispetto delle norme giuridiche. Inoltre, proprio il manifestarsi di possibili divergenze future, ha aiutato Russia e Norvegia ad accordarsi su alcune questioni territoriali nel mare di Barents, che perduravano tra i due Paesi fin dagli anni Cinquanta.&lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;La necessità di costosi investimenti e il ricorso a tecnologie di estrazione avanzate, sta infatti facendo convergere gli interessi di vari altri Paesi dotati di capitali e metodi estrattivi, tutto sommato favorendo una cooperazione che potrebbe avere come effetto quello di mitigare eventuali contrasti. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Per Lev Voronkov, esperto russo di Artico, in questo scenario «nessun problema può essere risolto da un Paese solo. È indispensabile cooperare, ed è specialmente controproducente il confronto militare». &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;La sempre maggiore interdipendenza tra i Paesi, trova in scenari del genere una ulteriore conferma. Forse si potrebbe far tesoro della lezione appresa dalla Guerra Fredda: gli accordi sono sempre migliori delle prove di forza. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-7699239562944400386?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/7699239562944400386/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2012/02/artico-una-zona-calda.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/7699239562944400386'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/7699239562944400386'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2012/02/artico-una-zona-calda.html' title='Artico: una zona calda?'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-xzp-mBVPYj8/TzD-gz72AgI/AAAAAAAAAOs/dyth1Os65Fs/s72-c/artico+mappa.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-4973435915805412311</id><published>2012-01-31T02:35:00.000-08:00</published><updated>2012-01-31T02:35:16.751-08:00</updated><title type='text'>Falkland o Malvine?</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-1EhdmX0q7mk/TyfD1F31D9I/AAAAAAAAAOk/ShyxSwDh3U4/s1600/malvinas.jpeg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-1EhdmX0q7mk/TyfD1F31D9I/AAAAAAAAAOk/ShyxSwDh3U4/s1600/malvinas.jpeg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;i style="color: blue;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Questo arcipelago sito ai confini del mondo è ancora conteso dalla Gran Bretagna e l’Argentina. Difficile che motivi nuovi conflitti, ma superare la disputa aiuterebbe a migliorare i rapporti tra due popoli. &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Le imbeccate reciproche tra le diplomazie di Londra e di Buenos Aires sono ultimamente se non all’ordine del giorno, quasi. La questione è quella di sempre. L’Argentina non tralascia occasione per ribadire il reclamo della sua sovranità sulle isole Malvine. Il governo di Sua Maestà non ha intenzione alcuna di riconoscerla. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;A suo tempo le Nazioni Unite avevano auspicato che i due Paesi arrivassero a una definizione della questione nel rispetto degli interessi degli abitanti delle isole. Purtroppo però il triste e folle episodio della guerra per le isole scatenata durante l’ultima dittatura argentina, svoltasi durante l’autunno australe del 1982, avendo per teatro precisamente il conteso arcipelago, oltre a provocare una inutile carneficina da entrambe le parti, ha messo in congelatore le possibilità di una soluzione negoziata. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Ma di chi sono le isole Malvine? Sì, Malvine, secondo la dizione spagnola che, peraltro prende origine dai marinai di Saint Malo, malouines, che erano soliti fare scalo nelle isole. Il diritto internazionale in materia suole ricorrere in prima istanza agli avvistamenti cristallizzati in seguito nelle carte nautiche per stabilire il diritto che scaturisce dallo scoprimento di un territorio. Ma qui bisogna ritornare indietro nel tempo per ricordare che la questione venne definita col trattato di Tordesillas sancito nel 1494 tra Fernando e Isabella re di Castilla ed Aragon ed il re Giovanni II del Portogallo e arbitrato da papa Alessandro VI. Il trattato stabiliva le rispettive aree di influenza della corona spagnola e quella portoghese rispetto al nuovo mondo. Erano passati appena due anni dall’arrivo di Colombo in America. L’Atlantico sud apparteneva chiaramente all’area di influenza della corona spagnola. Anche se non si sa con certezza chi avvistò per primo le isole, fu in ogni caso prima del 1592, il che mette in fuori gioco ogni altra teoria al riguardo dato che esistono almeno 30 carte geografiche precedenti a tale anno che indicano la scoperta e la registrazione delle isole. L’attenzione britannica per le isole sorge nel secolo XVIII, quando per continuare le azioni di disturbo nei confronti degli spagnoli lungo le coste del Cile, la flotta britannica cercò un riparo sicuro alle navi che fossero stare ricacciate dalle&amp;nbsp; tempestose acque che all’altezza del Capo Horn rendono improbo il passaggio dall’Atlantico al Pacifico. Nel 1770 Madrid ordinò alle autorità di Buenos Aires di provvedere allo sgombero dell’insediamento britannico nelle isole, cosa che venne eseguito prontamente. Ne sorse una questione che, per quieto vivere ed anche nel dubbio di non avere la forza di difendere il proprio diritto, alla fine Madrid concesse ai britannici l’uso delle Malvine ma lasciando ben in chiaro e documentato che ciò non inficiava in alcun modo la sovranità della corona spagnola sull’arcipelago. Tale diritto, ovviamente, venne trasmesso anche nella fase di secessione degli stati dell’ America del Sud dalla casa dei Borboni durante la prima metà del 1800, quando poco a poco si costituirono Argentina, Cile, Perù, Colombia, ecc.&lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Oggi la questione è diventata più complessa. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Sebbene il Foreign Office abbia ammesso di non possedere argomenti di peso per rivendicare la sovranità sulle isole, uno degli effetti del conflitto del 1982 fu quello di concedere la cittadinanza britannica ai kelpers, gli abitanti dell’arcipelago. Il che oppone una seria difficoltà a un argomento del governo di Sua Maestà che fa leva sul diritto all’autodeterminazione dei popoli. Infatti, dato che si tratta di cittadini britannici, i kelpers non possono far ricorso a questo diritto, ossia, non sono parte in causa. Da parte loro, gli isolani non hanno la benché minima intenzione di appartenere all’Argentina, per questioni culturali, data la loro discendenza britannica, soprattutto scozzese, e anche per ragioni di maggiore stabilità economica del Regno Unito. Il reddito procapite dei kelpers è di 28.000 dollari l’anno, uno dei più alti al mondo e ciò si deve ai benefici derivanti dalle concessioni di diritti di pesca del calamaro atlantico nelle acque della zona, oltre ai proventi provenienti dall’allevamento di ovini, della renna e della lana ed in parte all’agricoltura. La possibilità di rinvenire giacimenti petroliferi, attualmente sono in corso trivellazioni, ha aggiunto non poca quota di tensione nelle relazioni tra Buenos Aires e Londra, ma aumenterebbe la ricchezza dei 3000 abitanti delle Malvine che oggi si sentono protetti dalla importante base militare installata nell’arcipelago. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Una escalation armata della contesa sembra proprio da escludersi, pertanto la questione dovrebbe restare nell’ambito diplomatico in ogni caso con qualche corto circuito verbale. Non è da escludersi, dato che in questa fase storica siamo in piena corsa alle risorse energetiche da parte delle grandi potenze, tra cui e in prima linea il Regno Unito. Ovviamente, se si vuole arrivare a un qualche risultato, le buone maniere sono d’obbligo lasciando da parte gli eccessi verbali così frequenti tra le autorità argentine, non sempre dotate di flemma britannica. Ciò nonostante, andrebbe auspicata la modifica dello status giuridico di questo residuo imperialista, che fa a pugni con le idee di cooperazione tra popoli, garantendo ai kelpers una autonomia politica e amministrativa consolidata negli anni ed all’Argentina una sovranità i cui vantaggi fanno parte di criteri di elementare buon senso. Il diritto, anche quello internazionale, parte sempre da li. &lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-4973435915805412311?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/4973435915805412311/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2012/01/falkland-o-malvine.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/4973435915805412311'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/4973435915805412311'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2012/01/falkland-o-malvine.html' title='Falkland o Malvine?'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-1EhdmX0q7mk/TyfD1F31D9I/AAAAAAAAAOk/ShyxSwDh3U4/s72-c/malvinas.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-3386261596509510638</id><published>2012-01-31T02:29:00.000-08:00</published><updated>2012-01-31T02:29:37.063-08:00</updated><title type='text'>Caspio: mare o lago?</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-_ztgK-Q9_eQ/TyfCYUA-W2I/AAAAAAAAAOc/56txl7MQE14/s1600/caspio2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="223" src="http://2.bp.blogspot.com/-_ztgK-Q9_eQ/TyfCYUA-W2I/AAAAAAAAAOc/56txl7MQE14/s320/caspio2.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Non è ancora stato definito lo status giuridico di questo bacino interno, il più grande del mondo, ricco di petrolio e di gas&lt;/i&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Un altro degli scenari del grande gioco e dove si gioca la partita dello sfruttamento e del trasporto di petrolio e gas è quello del bacino del Mar Caspio. Vi si affacciano: Russia, Iran, Azerbaigian, Turkmenistan e Kazakhstan e si stima che contenga il 3% delle riserve mondiali di greggio ed il 4% di quelle di gas. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Si tratta del più esteso bacino di acque salate del mondo, con i suoi 371.000 km2 di superficie, lungo 1200 km e largo al massimo 400 km circa. Riceve acqua da fiumi come il Volga e l’Ural ma non possiede un emissario (tecnicamente è un bacino endoreico). &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Una prima questione riguarda precisamente la sua natura geografica e può dare adito a tensioni. Infatti, se lo status di questo bacino venisse definito come lago reggerebbero le norme del diritto internazionale consuetudinario, mentre nel caso lo si riconosca come un mare, sarebbe vigente il diritto marittimo internazionale. Durante i secoli la Russia zarista e la Persia, e successivamente l’Unione Sovietica e l’Iran, avevano risolto attraverso trattati lo sfruttamento delle acque pescose e delle riserve naturali. Attualmente, infatti, i due Paesi hanno interessi coincidenti con importanti scambi commerciali. Mosca spesso non ha preso parte alle manovre volte a isolare politicamente l’Iran.&lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Dopo lo scioglimento della URSS la questione si è fatta più complessa dato che sono apparsi nuovi Stati rivieraschi: Azerbaigian, Kazakhstan e Turkmenistan, i quali rivendicano altri criteri per la suddivisione dell’uso delle acque e dei fondali, considerando che quelli vigenti non li beneficiano. La proposta iraniana di un uso in condominio non è accettata da tutti, i russi propongono di risolvere di volta in volta i le singole questioni, stabilendo acque territoriali e accordando lo sfruttamento del resto dello specchio d’acqua, mentre i fondali andrebbero suddivisi tra i cinque Paesi rivieraschi. Gli altri tre Paesi, con qualche differenza, accetterebbero una definizione di mare chiuso assegnando con precisione i fondali sulla base delle linee mediane.&lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Finora non ci sono state grosse tensioni sul tema ed è probabile che, se non intervengono ulteriori fattori esterni, la questione mantenersi in equilibrio o anche giungere a una soluzione. Ma bisogna tenere conto dello scenario generale della produzione di idrocarburi. Mentre la domanda appare in aumento, grazie alla crescita di Cina e India in modo speciale, l’offerta produttiva non è detto che segua questa tendenza, semmai il contrario. Per alcuni il 2014 dovrebbe essere l’anno picco della curva di produzione, oltre al fatto che non è detto che sia possibile aumentarla dato che nel Golfo Persico si lavora da tempo a pieno ritmo. Ciò già da tempo ha fatto sì che siamo entrati in una corsa per il controllo della produzione greggio o delle sue vie di trasporto (vedi caso Iraq e Afghanistan), che cerca di stabilire egemonie su scala globale o regionale. In tal senso, ad esempio, la Cina è passata da 1,7 milioni di barili di crudo al giorno nel 1980, a 7,4 milioni nel 2006. Oggi il Paese asiatico è, ben lungi dall’aver raggiunto il suo picco di sviluppo, assorbe il 10% della produzione giornaliera di greggio. Cosa accadrà se in materia di consumi anche un colosso come l’India aumenterà il suo fabbisogno di energia? &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Dopo il collasso dell’Unione Sovietica, mentre la neonata Comunità di Stati indipendenti era ancora in stato confusionale, gli Stati Uniti elaborarono una strategia destinata a soppiantare l’egemonia russa nel trasporto del greggio. Washington patrocinò l’idea di un oleodotto che dal Mar Caspio evitasse di passare per la Russia. Nacque così il BTC, l’oleodotto che partendo da Baku in Azerbayan, passa da Tblisi in Georgia per poi toccare la sponda mediterranea di Ceyhan in Turchia (il nome deriva proprio dalle iniziali delle tre città interessate). Un investimento da 4 miliardi di dollari che fa leva su Paesi amici e in competenza con la Russia. Ci volle la spregiudicatezza, la capacità e la determinazione di Putin per rimettere nelle mani dello Stato, prima, il settore petrolifero e per riprendere, poi, il potere di iniziativa per evitare di essere politicamente accerchiata da alleati della Casa Bianca. Ma quali reazioni potrebbe motivare la realizzazione del Nabucco, un gasdotto che la Russia considera contrario ai suoi interessi, dato che il suo tracciato è stato disegnato anch’esso per evitare di passare dal suo territorio? &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Se a tutto ciò aggiungiamo la prossimità del bacino del Caspio all’area del Caucaso, altamente instabile, si comprende quanto la prudenza dovrebbe reggere le decisioni geopolitiche in questa parte dello scacchiere mondiale.&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;In questo, come in molti altri casi, in realtà dovrebbe primeggiare il comune interesse della gestione delle risorse energetiche che si annunciano sempre più scarse in un mondo che ne ha sempre più bisogno. Forse e su temi del genere che mancano visioni più lungimiranti. &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-3386261596509510638?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/3386261596509510638/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2012/01/caspio-mare-o-lago.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/3386261596509510638'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/3386261596509510638'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2012/01/caspio-mare-o-lago.html' title='Caspio: mare o lago?'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-_ztgK-Q9_eQ/TyfCYUA-W2I/AAAAAAAAAOc/56txl7MQE14/s72-c/caspio2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-1159012362031915444</id><published>2012-01-27T07:18:00.000-08:00</published><updated>2012-01-27T07:18:57.686-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='internacional'/><title type='text'>Hormuz, uno stretto troppo stretto</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-QSD8WCrbq8Y/TyLATC_8zzI/AAAAAAAAAOM/7hrPVvvm0mk/s1600/hormuz.jpeg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-QSD8WCrbq8Y/TyLATC_8zzI/AAAAAAAAAOM/7hrPVvvm0mk/s1600/hormuz.jpeg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Dietro la tensione sullo stretto dal quale passa il 20% del greggio mondiale, aleggia la questione del programma nucleare del governo di Teheran. Ma è tutta la regione che rivela un alto livello di instabilità. &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;L’applicazione di dure sanzioni nei confronti dell’Iran, che prevedono l’embargo nell’acquisto di grezzo del Paese asiatico da parte dei 27 stati membri della UE, potrebbe acuire la tensione già esistente nello stretto di Hormuz. Le autorità iraniane hanno infatti minacciato di chiudere il traffico marittimo in questo punto nevralgico per le rotte delle petroliere. Di li passa infatti il 20% dei quasi 80 milioni di barili di greggio che vengono commerciati ogni giorno sul pianeta. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;La geografia della zona aggiunge un elemento ulteriore di complessità al tema. Sebbene è vero che le acque dello stretto sono sotto la sovranità dell’Oman e dell’Iran, in realtà, quasi tutti i punti di accesso allo stretto si trovano in acque iraniane, mentre la maggiore parte delle vie d’uscita si trovano in acque territoriali omaniti. Pertanto, è impossibile transitare per lo stretto senza entrare in acque sotto la sovranità dell’Iran. Sebbene ci si appelli al diritto dei mari che figura nella terza parte della Convenzione delle Nazioni Unite, l’Iran (ma anche gli Stati Uniti, non hanno ratificato questo trattato). &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Domandiamo a Pasquale Ferrara, esperto in politica internazionale, se si tratta solo di una questione di diritto marittimo internazionale. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;“Ad Hormuz è in gioco qualcosa di più del diritto. Si tratta di un principio politico fondamentale che fa parte delle relazioni internazionali da almeno a un secolo a questa parte, quello della libertà dei mari. E questo indipendentemente dagli impegni assunti, esistono principi che valgono erga omnes, che in questo caso riguardano l’accessibilità dell’alto mare. Non bisogna dimenticare che proprio la violazione di questo principio di alcune guerre. L’entrata in guerra degli USA nella primo conflitto mondiale fu motivato proprio dalla violazione della neutralità in alto mare, in altre parole il diritto di navigazione ed il passaggio inoffensivo davanti alle coste. Esiste però un braccio di ferro di tipo politico e mi pare che l’Iran si stia spingendo in un terreno scivoloso”. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;b style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Effettivamente, la questione di fondo è il programma di armamento atomico dell’Iran. Uno si domanda anche qual è il problema che questo Paesi si doti di armi atomiche visto che sia il Pakistan che Israele, suoi vicini, sono entrambi dotati di decine, se non centinaia, di ordigni nucleari. &lt;/b&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;“Il tema concerne la credibilità del regime giuridico del regime giuridico della non proliferazione. Gli stati che hanno sottoscritto apertamente il Trattato di Non Proliferazione (TNP), devono rispettarne le norme, tra cui quella della la trasparenza, permettendo ispezioni, verifiche, ecc. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Esiste poi la questione della coerenza in politica internazionale della non proliferazione di queste armi al di fuori del TNP. Esistono Stati che non fanno parte del TNP, altri come la Corea del Nord ne sono usciti, c’è una diversità di situazioni giuridiche di cui bisogna tener conto. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Tuttavia il tema fondamentale è quello delle armi nucleari, così come siamo riusciti politicamente a proibire le armi batteriologiche e chimiche o le mine antiuomo, pure poste fuori legge, bisognerebbe arrivare a fare lo stesso con le armi nucleari. E questo è un tema che va al di la della questione&amp;nbsp; iraniana”. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;b style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Forse andrebbe anche rivista la politica nei confronti dell’Iran, dato che sentirsi minacciati potrebbe avallare il ragionamento in base al quale dotarsi di arme nucleari è un deterrente valido per evitare invasioni, come quella dell’Iraq o dell’Afghanistan. &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;“Questo è un argomento in parte fondato ed in parte usato strumentalmente, le due versioni sono vere. Il tema è che l’area geografica nella quale si colloca l’Iran è estremamente instabile, e questo crea la peculiarità del caso del suo programma nucleare. Pertanto, c’è bisogno di un approccio complessivo del problema della pace nella regione. Ad esempio non esiste nessuna istituzione di sicurezza collettiva dei vari Paesi e pertanto l’area rimane lasciata a se stessa, il che amplifica i problemi politici in modo esponenziale”. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-1159012362031915444?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/1159012362031915444/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2012/01/hormuz-uno-stretto-troppo-stretto.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/1159012362031915444'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/1159012362031915444'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2012/01/hormuz-uno-stretto-troppo-stretto.html' title='Hormuz, uno stretto troppo stretto'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-QSD8WCrbq8Y/TyLATC_8zzI/AAAAAAAAAOM/7hrPVvvm0mk/s72-c/hormuz.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-1542780487442162536</id><published>2012-01-17T08:49:00.000-08:00</published><updated>2012-01-17T08:49:55.667-08:00</updated><title type='text'>Isole Spratly, inospitali ma contese</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-H7e583nZLeM/TxWl_bq3bNI/AAAAAAAAAN8/KMXunzTGvO4/s1600/spratly.jpeg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;span id="goog_741657999"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="goog_741658000"&gt;&lt;/span&gt;In Occidente delle isole Spratly ne sanno qualcosa gli esperti in geopolitica e quanti, pochi, si interessano della materia. Eppure siamo di fronte a uno dei luoghi geografici strategici del pianeta, come lo stretto di Ormuz oppure i canali di Suez e del Panamà. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Ma perché è così importante questo pugno di isole remote, sconosciute, disabitate e, per giunta inospitali? Sembra che questo arcipelago composto da oltre 650 isole, isolotti, e barriere corallifere, la cui superficie supera i 400 mila kilometri quadrati, sito sul 10° parallelo del Mar Cinese Meridionale, esattamente tra Vietnam e Filippine, contenga nelle sue acque pescose una immensa riserva di petrolio e di gas. C’è chi dice che siano 50 miliardi di barili, chi 150 miliardi. Per alcuni siamo di fronte a riserve paragonabili a quelle dell’Arabia Saudita, per altri sono molto meno, forse la decima parte. Ma anche in tal caso si tratterebbe di una quantità consistente. Le Filippine, infatti, estraggono da una regione confinante con le Spratly il 15% del greggio che consuma il Paese. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Inoltre la vicinanza delle isole allo stretto di Malacca, punto di passaggio obbligato tra l’Oceano Indiano ed il Pacifico, rende questa zona di altissima importanza strategica: da li passa il 50% delle navi portacontainer e delle petroliere del mondo. Si comprende dunque il motivo per il quale le Spratly da anni siano contese da Vietnam, Cina, Filippine, Malaysia, Taiwan e Sultanato di Brunei. Questa contesa negli ultimi 30 anni ha avuto di tanto in tanto momenti di tensione, gli ultimi episodi, per fortuna non andati oltre alcune dure proteste diplomatiche, sono accaduti nel 2011. E&amp;nbsp; meno il Sultanato di Brunei ciascuno dei contendenti ha fatto ricorso alle sue forze navali per assicurarsi il controllo di alcune fette dell’arcipelago, a volte qualche atollo o appena delle scogliere. Ma intanto tutto serve per assicurare di non restare fuori dalla spartizione, semmai ci sarà. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Vietnam, Filippine e soprattutto Cina fanno la parte del leone. Inoltre, la Cina col Vietnam disputa la sovranità anche delle isole Paracelso, appena un po’ più a nord, manco a dirlo anch’esse ricche di petrolio. Ma è il “dragone asiatico”, la Cina, a destare le maggiori preoccupazioni dato che Pechino sembra decisa a voler imporre la sua volontà sia con le buone maniere che con metodi più sbrigativi. L’aumento delle spese militari infatti presto renderà quasi impossibile opporsi alle decisioni delle autorità di Pechino che, nel frattempo, ha ribattezzato col nome cinese di Nasha l’arcipelago. E ciò nonostante gli accordi che nel 2002 hanno stabilito un codice di condotta nato per confinare la questione all’ambito politico, che però non obbliga le parti. Insomma, ambiguità, come quelle che scaturiscono dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto Marittimo (Unclos, dalla sua sigla in inglese) difficili da applicare con certezza anche in questo caso, soprattutto quando si tratta di stabilire con precisione la Zee, la zona economica esclusiva, il raggio di 200 miglia marine dalla propria costa. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Potrebbe questa zona trasformarsi in un foco di tensioni internazionali dato il suo valore economico e strategico? Difficile dirlo. La storia direbbe di no. Ed anche la politica cinese lo direbbe. Pechino è responsabile in gran parte della crescita che sta beneficiando regioni come il Sudamerica grazie a una politica intelligente e di mutua convenienza. Inoltre è ancora vigente la teoria di Deng Xiaoping: tao guang yang hui (nascondi le tue capacità e guadagna tempo). &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Ma le circostanze possono sempre cambiare. Quanti, infatti, avrebbero scommesso che la Libia sarebbe stata il motivo per un intervento militare le cui motivazioni umanitarie non reggono un’ analisi spassionato della questione. E ciò nonostante il ritorno di Gheddafi nel consesso delle nazioni, accompagnato addirittura da un patto di amicizia con uno dei membri del G8, l’Italia. Già, qualcosa nel frattempo era cambiato. La sete di petrolio della Cina, una sete difficile da appagare dati i ritmi di crescita del gigante asiatico, spinge Pechino a fare incetta costantemente di fonti di approvvigionamento energetico. La Casa Bianca, a sua volta, ha deciso che se vuole contenere la crescita della Cina ed evitare di trovarsi di fronte una superpotenza globale deve in qualche modo far pressione sul suo tallone d’Achille, appunto, il fabbisogno di combustibili. E la Libia correva il rischio di rientrare tra gli obiettivi della politica di espansione cinese in Africa. Non può non essere tenuta in conto questa prospettiva quando analizziamo i fatti prodottisi in sulle rive del Golfo della Sirte proprio a partire dal gennaio scorso. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Tornando al Mare Cinese Meridionale la domanda ancora non ha una risposta. Il fabbisogno cinese in materia di combustibili è in crescita. E non sono molte le aree del pianeta dotate di ingenti risorse non rinnovabili, considerando poi che l’uso di quelle rinnovabili è lontano da apparire considerevole al punto da mutare gli attuali equilibri geopolitici. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Bisogna allora chiedersi cosa accadrà se per una ragione o un'altra il fabbisogno cinese diventasse così impellente da originare decisioni basate sui rapporti di forza? Ed anche, dati gli antecedenti recenti come l’invasione dell’Irak e l’attuale presenza di forze alleate in Afghanistan, sempre meno giustificabile, sulla base di quali argomenti giuridici sarebbe possibile impedire alla Cina di definire una volta e per tutte a sua vantaggio la sovranità sulle isole Spratly? Non dimentichiamo che con inquietante pragmatismo a partire dal 11 settembre 2001 la Russia ebbe il “permesso” di fare “con comodo” in Cecenia pur di presentare la sua guerra come lotta contro il terrorismo mondiale. E Putin non uso certo i guanti di velluto. Questi argomenti, che giammai sarebbero esposti in un pubblico consesso, sono però a conoscenza delle diplomazie che sanno di cosa si parla off the record tra i capi di stato e di governo. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;E comunque molto probabile che prevalga la saggezza e si arrivi a una equa ripartizione tra i Paesi che reclamano la sovranità sulle Spratly. Ma ciò non avviene sempre, lo insegna la storia. La prudenza suggerisce pertanto di non fornire alla scelleratezza dei guerrafondai argomenti per possibili casus belli. Sarà giunta l’ora di superare la logica dei rapporti di forza per privilegiare il terreno più squisitamente politico? L’interdipendenza che ogni giorno ci ricorda quanto dipendiamo l’uno dell’altro sembra suggerirlo. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-1542780487442162536?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/1542780487442162536/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2012/01/isole-spratly-inospitali-ma-contese.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/1542780487442162536'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/1542780487442162536'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2012/01/isole-spratly-inospitali-ma-contese.html' title='Isole Spratly, inospitali ma contese'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-1902288421408722420</id><published>2011-12-22T13:04:00.000-08:00</published><updated>2011-12-22T13:04:42.524-08:00</updated><title type='text'>Muerte de un dios comunista</title><content type='html'>&lt;div class="content"&gt;&lt;div class="field field-type-filefield field-field-imagen"&gt;     &lt;div class="field-items"&gt;             &lt;div class="field-item odd" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;                     &lt;img alt="" class="imagecache imagecache-escalada imagecache-default imagecache-escalada_default" height="173" src="http://www.ciudadnueva.org.ar/sites/default/files/imagecache/escalada/Kim%20Jong-il.jpg" title="" width="240" /&gt;        &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Corea del Norte llora a Kin Jong-il, su líder fallecido prematura y  misteriosamente. El adjetivo misterioso se ajusta a este régimen  inaccesible donde los cambios advienen en el silencio y el  desconocimiento más total. Las imágenes de congoja y llanto, difundidas desde China, el único país amigo de Corea del Norte, ocupan las  portadas de los informativos. Difícil saber si se trata de un dolor  sincero o una sobreactuación necesaria para demostrar fidelidad a un  poder que no es tierno con toda manifestación que no sea de obsecuencia.  Un régimen cuyo adoctrinamiento comienza desde las escuelas primarias y  acompaña a los coreanos&amp;nbsp; durante toda su vida,  transformando en dioses a sus líderes: primero al fundador de la patria  comunista surgida en 1946, Kim Il-sung, y ahora su sucesor -e hijo-, ya  en vida proclamado "Querido Líder", "Descendido del Paraíso", "Padre del  Pueblo", "General Amado" "Gran Sol de la Nación". Tomará su lugar Kim  Jong-un, su tercer hijo quien aún no cumplió treinta años. &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;El país vive en el aislamiento paranoico de quienes se sienten  permanentemente amenazados. Una amenza que es una mezcla de verdades a  medias. Es cierto que en la frontera ubicada en el paralelo 38 aún  estacionan 30 mil soldados estadounidenses, residuo del conflicto  estallado luego de la Segunda Guerra Mundial, que opuso a Corea del  Norte con Corea del Sur, el país hermano-enemigo, fiel aliado de  Washington. Un aislamiento que sólo cuenta con la excepción del aliado  chino que, a su vez, ve a Corea del Norte como barrera necesaria al  expansionismo norteamericano en la región. En el vacío aeropuerto de  Pyongyang, la capital, sólo hay un vuelo y, en días alternos, que une la  ciudad con Pekín. Y también es cierto que la política de la Casa Blanca no ha  hecho mucho para entablar relaciones más razonables con el país  comunista, como por ejemplo las ha entablado con los sátrapas de los  países de Asia Central, Kaajistán, Uzbekistán, Turkmenistán,  Kirguízistán... por ejemplo, cuyos gobiernos no son más democráticos que  el de Corea del Norte. &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;img alt="" height="175" src="http://www.ciudadnueva.org.ar/sites/default/files/coreanos_llanto.jpg" style="float: right;" width="250" /&gt;Si  a esto agregamos lo útil que es para una dictadura poder demonizar un  enemigo visible que justifique toda política de seguridad absoluta,  comprendemos cómo Corea del Norte haya llegado al absurdo de hambrear a  su pueblo con tal de mantener un aparato militar descomunal (10 millones  de soldados, entre efectivos y reservistas, sobre 24 millones de  habitantes), con pretensiones de programas de armamentos nucleares que  absorben gran parte del magro presupuesto de este paupérrimo país. Según  expertos australianos, en 2007 el 60% de los niños por debajo de los  dos años padecía el “arresto” de su crecimiento por efecto de la  desnutrición. &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Las tratativas diplomáticas han seguido periódicamente el guión de  agresión-defensa-soberbia-arresto- una y otra vez. Con ambiguedades de  ambas partes, como el informe semi inventado de los Estados Unidos en  2002, que echó a perder los pasos hacia adelante para el  desmantelamiento del programa nuclear, o los inoportunos ensayos  nucleares de 2006 y 2009, de dudosos resultados, pero útiles para que  los halcones de la Casa Blanca apelaran a la mano dura contra este  "Estado canalla", sin olvidar el pedido de nuevos y más sofistados  armamentos para el Pentágono que tanto bien hacen a la industria militar  que cuenta con varios millones de empleados. &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;¿Qué pasará ahora con la llegada del sucesor del "Querido Líder"?  Difícil preverlo. Mientras tanto el pueblo podrá llorarlo hasta el 28 de  diciembre. ¿Serán lágrimas verdaderas? Si así fuera no debería  asombrar. "Amaba el Gran Hermano", son las últimas palabras de "1984"  que George Orwell, el autor, atribuye al protagonista de la novela que  las musita luego de las sesiones de tortura y "reeducación" incluso de  su pensamiento. El efecto de un régimen que asfixia toda libertad es el  de dominar también las mentes, modificar los criterios para distinguir  lo que es verdadero de lo que no lo es, hasta reformular versiones  oficiales de la historia para que ésta muestre su inmaculada visión de  la realidad. Es la triste condición de un pueblo azotado por un régimen  que se parece más a un residuo del pasado que a un Estado con la  esperanza de perdurar. &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Claro está, si la racionalidad prevaliera sobre los cálculos  mezquinos en el plano de la política internacional, incluso los  norcoreanos podrían contar con más oportunidades de salir de su penoso  aislamiento.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-1902288421408722420?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/1902288421408722420/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/12/muerte-de-un-dios-comunista.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/1902288421408722420'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/1902288421408722420'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/12/muerte-de-un-dios-comunista.html' title='Muerte de un dios comunista'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-4954771394177281279</id><published>2011-12-19T07:32:00.000-08:00</published><updated>2011-12-19T07:32:54.995-08:00</updated><title type='text'>Bancos muy "generosos"</title><content type='html'>&lt;div class="content"&gt;&lt;div class="field field-type-filefield field-field-imagen"&gt;     &lt;div class="field-items"&gt;             &lt;div class="field-item odd" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;                     &lt;img alt="" class="imagecache imagecache-escalada imagecache-default imagecache-escalada_default" height="138" src="http://www.ciudadnueva.org.ar/sites/default/files/imagecache/escalada/banco-Intesa-Sanpaolo-itali.jpg" title="" width="240" /&gt;        &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Intesa San Paolo, primer banco de Italia, negoció con la agencia de  los impuestos 270 millones de euros más intereses de dinero no abonado  al sistema fiscal entre 2005 y 2007. Un modo elegante para no decir que  evadió los impuestos. Lo mismo han hecho otros bancos: Montepaschi (260  millones), BPM (170), Unicredit (99) Credem (53,4). Y no se trata de  todo el dinero evadido, según la agencia que recauda los impuestos ya  que quedan en contencioso otros 444,6 millones de euros. Es decir, en el  momento en que los italianos están realizando un sacrificio duro para  pagar el ajuste fijado por el gobierno de Mario Monti, los bancos  devuelven montos evadidos por más de 850 millones de euros (casi 1.200  millones de dólares). Una noticia no menor en un país en que se  comienzan a ver a los jubilados revolver los contenedores de la basura.  Imágenes que en la Argentina conocemos bien.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;La atenta labor periodística, en este país donde los intereses se  cruzan a todo nivel, relegó la noticias en las páginas más alejadas de  la portada de informativos y diarios o la difundió en el modo más  crípticos e indoloro posible. El Corriere della Sera, principal diario  italiano, habló del tema en la página 47. ¿Habrá sido porque Intesa San  Pablo posee el 5% del paquete accionario del diario? Pero no sea tan  suspicaz... El banco además pagó para evitar "la inoportunidad de largos  y onerosos contenciosos". Es decir, una institución cuyo cometido es  administrar el dinero de sus clientes, por lo tanto tiene que pagar sólo  el dinero que le corresponde abonar al fisco, decide por puro espíritu  pacificador entregar al Estado 270 millones de euros como diciendo: "En  fin, aquí está la plata, no peleemos más". Uno sentiría casi simpatía  por un gesto tan generoso si no terminara considerando que nadie entrega  tanto dinero si no es porque el Estado probó que se evadieron los  impuestos, y no con motivo de un contencioso que por largo y oneroso que  sea nunca costaría tanto.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Ah, ¿adivinen de dónde provienen dos de los ministros y un  viceministro del actual gobierno? Sí, tal cual... de Banco Intesa&amp;nbsp; San  Paolo, allí eran altos dirigentes.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;El gobierno acaba de lograr el voto del Parlamento sobre el ajuste  feroz llevado a cabo, mientras que el centro derecha defendía lo  privilegios de las clases altas. En Italia la economía en negro supone  450.000 millones de euros, que si blanqueados aportarían al erario  estatal impuestos por 120.000 millones de dólares, es decir cuatro veces  el ajuste del gobierno que es de 30 mil millones. (280 mil millones de  dólares).&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Mientras, se anuncia que el país ha entrado en recesión. Conscientes  del momento grave, luego del descalabro y el desprestigio acumulado por  el gobierno de Berlusconi, destronado por los mercados financieros y no  por la debil política nacional, los italianos pagan y esperan que todo  vaya bien y el país evite el default catastrófico. La justicia social  puede esperar.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-4954771394177281279?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/4954771394177281279/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/12/bancos-muy-generosos.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/4954771394177281279'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/4954771394177281279'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/12/bancos-muy-generosos.html' title='Bancos muy &quot;generosos&quot;'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-3434933831556022503</id><published>2011-12-19T07:30:00.000-08:00</published><updated>2011-12-19T07:30:09.791-08:00</updated><title type='text'>La herencia de Havel</title><content type='html'>&lt;div class="drdot"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;div class="content"&gt;      &lt;div class="field field-type-content-taxonomy field-field-autor"&gt;     &lt;div class="field-items"&gt;             &lt;div class="field-item odd"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="field field-type-filefield field-field-imagen"&gt;     &lt;div class="field-items"&gt;             &lt;div class="field-item odd" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;                     &lt;img alt="" class="imagecache imagecache-escalada imagecache-default imagecache-escalada_default" height="135" src="http://www.ciudadnueva.org.ar/sites/default/files/imagecache/escalada/havel.jpg" title="" width="240" /&gt;        &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Vaclav Havel quedará ligado a la "revolución de terciopelo", imagen  con la que se quiso representar la caída sin violencia del régimen  socialista de la entonces Checoeslovaquia, en 1989, luego de más de  cuatro décadas de asfixiante opresión. La caída del Muro de Berlín  en ese bullicioso final de década estaba cambiando el mapa geopolítico del planeta. &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Pese a que fue dos veces presidente de su país, Chekia, Havel nunca  supo ser lo que se suele llamar "animal político" para conservar su  perfil de "amateur", si se quiere, o de "outsider" como se dice en  inglés. Sin embargo, su rol fue clave en dos etapas delicadas de su  país. Primero, el regreso a la democracia y también a la economía de  mercado. Luego, en 1993, durante la separación de Eslovaquia que quiso  seguir su propio destino como país independiente de la federación  formada con Chequia luego de la Primera Guerra Mundial. En ambos casos,  se trató de un proceso incruento, que se produjo sin dejar heridas. Un  dato no menor, si pensamos que en la misma época la disolución de la  Yugoslavia comportó una guerra sangrienta.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Luego de la caída del socialismo, Havel fue literalmente catapultado a  la presidencia de Chekia por la sociedad civil. Un desafío que aceptó y  que llevó a cabo coherente con sus convicciones. Nunca dejó de apelar a  la necesidad de vincular la política con la dimensión de la ética.  Acaso por eso su presencia también generó molestias en la política  nacional, cosechando gran admiración en el plano internacional.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Lejos de encaramarse en la continuidad del poder, cuando comprendió  que esa etapa había concluido se retiró a su actividad de intelectual y a  luchar contra el cáncer que lo afectó durante la última década.  Falleció ayer, a los&amp;nbsp; años a los 75 años. Este dramaturgo, novelista,  actor y hasta director de cine deja una herencia notable de dedicación a  la cultura y a la propia patria y de visión de la política supeditada  al bien común más que a proyectos personales. A veces la política  necesita de figuras como éstas.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-3434933831556022503?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/3434933831556022503/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/12/la-herencia-de-havel.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/3434933831556022503'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/3434933831556022503'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/12/la-herencia-de-havel.html' title='La herencia de Havel'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-1303411662821797550</id><published>2011-12-10T14:18:00.000-08:00</published><updated>2011-12-10T14:18:36.151-08:00</updated><title type='text'>Jugando con fuego/2</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-0pZPhSFOjd8/TuPaZQgFc5I/AAAAAAAAAN0/7aXFRLS998g/s1600/portaereicinese.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/-0pZPhSFOjd8/TuPaZQgFc5I/AAAAAAAAAN0/7aXFRLS998g/s1600/portaereicinese.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="messageBody" data-ft="{&amp;quot;type&amp;quot;:3}"&gt;  &lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;La imagen de la foto es del primer portaaviones chino que está  realiando sus pruebas. No debería constituir gran preocupación para la  armada de los Estados Unidos que de portaaviones tiene numerosos. Sin  embargo en el contexto de la creciente tensión en el sur de Mar de  China, esta nueva arma supone mucho, tal como suscita preocupación el  discurso del presidente Hu &lt;/span&gt;&lt;span class="text_exposed_show" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Jintao quien  ha ordenado a la armada a prepararse "para el enfrentamiento militar"  hablando a la comisión militar central. El discurso de Hu Jintao parte  de dos supuestos: la disputa existente entre seis países por la  soberanía sobre la islas Spratley, un archipiélago aparentemente rico de  petróleo disputado por China y también Vietnam, Thailandia, Filipinas..  en total seis países. En este contexto la reciente ofensiva diplomática  del presidente de los Estados Unidos en su visita a Asia, terminada con  el potenciamiento de la presencia militar norteamericana en el área, ha  sido recibida muy mal por los chinos quienes siguen sientiendo el acoso  de la Casa Blanca dispuesta a controlar la dependencia de China de  petróleo y gas. China entiende que el sur del Mar de China es un área de  influencia bajo su poder. Por allí pasa una tercera parte del comercio  marítimo mundial. En el pasado no lejano, hubo escaramuzas en la zona de  las Spratley. Para la agencia oficila Xinhua, las palabras de Jintao  fueron: "China debe prepararse para una guerra extendida". &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: small;"&gt;&lt;span class="messageBody" data-ft="{&amp;quot;type&amp;quot;:3}"&gt;&lt;span class="text_exposed_show"&gt; La  pregunta que, desde hace tiempo, se plantean varios analistas tiene que  ver con las argumentos que se pueden oponer a una eventual decisión  China de usar la fuerza para asegurarse el contro de las Spratley puesto  que Irak sigue bajo control de los Estados Unidos. Un corolario de su  política de expansión que posiblemente la Casa Blanca no había tenido en  cuenta suficientemente.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-1303411662821797550?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/1303411662821797550/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/12/jugando-con-fuego2.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/1303411662821797550'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/1303411662821797550'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/12/jugando-con-fuego2.html' title='Jugando con fuego/2'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-0pZPhSFOjd8/TuPaZQgFc5I/AAAAAAAAAN0/7aXFRLS998g/s72-c/portaereicinese.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-8785485882264897956</id><published>2011-12-09T06:56:00.000-08:00</published><updated>2011-12-09T06:56:34.136-08:00</updated><title type='text'>La firma que canceló la URSS</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-JIpc2_Yl1PE/TuIhSj-1Y1I/AAAAAAAAANs/CfZ8bQ3jw8Y/s1600/rusia.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-JIpc2_Yl1PE/TuIhSj-1Y1I/AAAAAAAAANs/CfZ8bQ3jw8Y/s1600/rusia.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;La noche del 25 de diciembre de 1991 la bandera roja de la Unión  Soviética fue amainada en el Kremlin y en su lugar fue izado el tricolor,  azul, blanco y rojo, del zar Pedro el Grande. Días antes, el 8 del mismo  mes, en una dacha (casa de campo) de la localidad de Belovezhskaya  Pushcha, en Bielorusia, los líderes de la URSS, el ruso Boris Yeltsin,  el ucraniano Leonid Kravchuk y el bieloruso Stanislav Shushkevich  firmaban el documento que decretaba el fin de la Unión de las Repúblicas  Socialistas Soviéticas (URSS) y el nacimiento de la mucho menos fuerte  Comunidad de Estados Independientes (CSI).&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;¿Sabían el alcance de esa  decisión esos hombres? El debate sigue vivo, al respecto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Para Vladimir Putin, el actual hombre fuerte de Rusia, fue la peor  catástrofe geopolítica. Lenin lo había adelantado: el día que se  perdiera Ucrania se perdería la cabeza. Para otros fue inevitable. La  cuestión es que a partir de esa fecha, la política internacional cambió  radicalmente: Armenia, Azerbayán, Bielorusia, Estonia, Georgia,  Kazakistán, Kirguizistán, Letonia, Lituania, Moldavia, Tayikistán,  Turkmenistán, Ucrania y Uzbekistán dejaron de recibir órdenes de Moscú y  se transformaron en los dueños de sus propios destinos.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;En el medio, una crisis económica feroz, el hambre y la miseria negra  sacudían el ex imperio soviético. Rusia literalmente vendió al por  mayor sus bienes públicos repartiéndolos en cuotas de participación  entre sus ciudadanos hambrientos que poco sabían qué hacer con esos  papeles. En efecto, una oligarquía corrupta los compró adueñándose de  todo el país, gracias a la complicidad del no menos corrupto Yeltsin,  quien nunca fue un brillante político. Muy cerca de él, Putin, ex  oficial del KGB, tuvo la paciencia de esperar hasta llegar al poder que  cayó en sus manos como pera madura. Luego, con las buenas y muy a menudo  con las malas, logró reconstruir el patrimonio estatal, comenzando por  la empresa petrolera. Hoy Rusia vuelve a anhelar un pasado imperial.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Pero mientras tanto, Occidente perdió la oportunidad de transformarse en  socio de Moscú. Podría haberlo sido de haber socorrido en forma generosa al ex gigante soviético cuya economía agonizaba al transitar sin anestesia del sistema socialista al capitalismo más desenfrenado. A lo largo de los '90 desde el Kremlin fue observada con claridad la avanzada de los Estados  Unidos tendiente a alejar de Moscú a los ex miembros de la Unión  Soviética, en especial los países de Asia Central (el vientre blando del  imperio rojo), ricos en petróleo y gas. El objetivo de rodearla de bases militares y países amigos a la Casa Blanca fue alcanzado al menos parcialmente, sobre todo con un rotundo resultado en Ucrania, Georgia, Uzbekistán, por ejemplo, y con resultados más pendulares en otros casos. Sim embargo, fue una política que rompió el  monopolio ruso en el transporte de crudo y gas en la región.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Esa firma del 8 de diciembre de 1991 debería ser considerada el punto  de partida (o la caída del Muro de Berlín, si se prefiere) de nuestra  historia reciente que, en realidad, sólo pasa por el 11 de setiembre,  puesto que sigue un guión escrito a partir de esa reunión en una Dacha  de Bielorusia y que contempla gran parte de los hechos acontecidos hasta  ahora.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-8785485882264897956?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/8785485882264897956/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/12/la-firma-que-cancelo-la-urss.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/8785485882264897956'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/8785485882264897956'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/12/la-firma-que-cancelo-la-urss.html' title='La firma que canceló la URSS'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-JIpc2_Yl1PE/TuIhSj-1Y1I/AAAAAAAAANs/CfZ8bQ3jw8Y/s72-c/rusia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-1577145990738709830</id><published>2011-12-04T12:28:00.000-08:00</published><updated>2011-12-04T12:28:11.276-08:00</updated><title type='text'>Jugando con fuego</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-dc8AnVNTC-s/TtvXizgevaI/AAAAAAAAANk/6Uk-QX37WEc/s1600/misiles.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-dc8AnVNTC-s/TtvXizgevaI/AAAAAAAAANk/6Uk-QX37WEc/s1600/misiles.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;El despliegue de un escudo antimisil en la frontera con Rusia,  supuestamente con el objetivo de proteger a Europa de un ataque nuclear  desde Irán, oculta que estamos en una situación de peligro: Israel ya ha  anunciado varias veces que no permitirá que Irán llegue a poseer armas  nucleares. Lo cual significa que cuando estime que Irán haya alcanzado  ese nivel podría atacar. Putin, que ha retomado en sus manos la política  exterior rusa, no es partidario de que Teherán se arme, pero tampoco  puede tolerar que en su frontera haya un conflicto nuclear... porque la  represalia de Irán sería sin duda de ese tipo en caso de ataque. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Por otro lado, el escudo antimisil ante sus narices modifica el  equilibrio de fuerzas perjudicando su capacidad de respuesta y,  claramente, el objetivo oculto del escudo es ése y no la "preocupación"  de Washington por proteger a Europa. Putin no tiene ninguna intención de  aceptar pasivamente que Estados Unidos decida cómo y con qué se tiene  que defender Europa. Y tampoco le gusta la ampliación de la OTAN hacia  el este del Viejo Continente. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;La cuestión es que se está jugando peligrosamente con el fuego: un  error, una decisión equivocada, un gesto poco meditado pueden poner el  mundo en una situación terrible, que hay que frenar. Precisamente en  momentos en que los embates de esta crisis financiera dicen que las  prioridades deberían ser totalmente otras. Y, como primer paso, hay que  definitivamente superar la idea de la Casa Blanca de querer limitar el  crecimiento de cualquier otra potencia que pueda hacerle sombra. Es un  derecho que no tiene y que nadie le ha cedido.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-1577145990738709830?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/1577145990738709830/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/12/jugando-con-fuego.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/1577145990738709830'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/1577145990738709830'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/12/jugando-con-fuego.html' title='Jugando con fuego'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-dc8AnVNTC-s/TtvXizgevaI/AAAAAAAAANk/6Uk-QX37WEc/s72-c/misiles.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-1903421741024843111</id><published>2011-12-04T12:24:00.000-08:00</published><updated>2011-12-04T12:28:50.111-08:00</updated><title type='text'>¿En Falluja se usó uranio radioactivo?</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-v_voky6WbJw/TtvWRu6PBqI/AAAAAAAAANc/Tco8LDgk7Ys/s1600/Fallujah.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-v_voky6WbJw/TtvWRu6PBqI/AAAAAAAAANc/Tco8LDgk7Ys/s1600/Fallujah.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;El de Fallujah no es un nombre que se recuerda fácilmente. Acaso  alguien recordará que es una ciudad de Irak, otros rememorarán las fotos  terribles de los cuerpos despedazados de los contratistas privados de  Blackwater (alias mercenarios) colgados en un puente luego de ser  linchados por la muchedumbre.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;La ola de conmoción por la atrocidad quedó en el olvido, aunque fue  ese episodio el punto de partida -por así decirlo- de una batalla  sangrienta cuya cantidad de víctimas nadie contabilizó. Pero fue una  carnicería. La desproporción entre la fuerza estadounidense -invasora a  no olvidarlo- y la reacción de la resistencia provocó miles de muertes.  Tampoco queda claro qué hacía en esa ciudad el mini convoy de Blackwater  que no siguió los parámetros de seguridad habituales. Algunas familias  de los contratistas muertos sospechan que en realidad los mandaron como  carnada para luego desatar la venganza, que fue implacable (el episodio ha sido incluido por Jeremy Scahill en su libro: &lt;i&gt;Blackwater&lt;/i&gt;, editado por Paidós).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;La justicia estadounidense no quiso averiguar pese a las denuncias de  los familiares. Pero hoy se agrega un elemento más a este triste  episodio: habría evidencias del uso de&amp;nbsp; armas desconocidas y letales en  la batalla de Fallujah. El prof. Christopher Busby, de la universidad de  Ulster, publicó una investigación en Conflict and Healt en base al cual  se habrían usado armas no sólo prohibidas sino desconocidas. La  población de la localidad, de hecho, registra una proliferación anómala  de abortos, deformaciones congénitas, disfunciones del sistema nervioso.  Según el Alto Comisionado de la ONU para los Refugiados en 2006 hubo  casi 6 mil casos nuevos de enfermedades hasta entonces inexistentes en  Fallujah. De éstas, el 70% son formas de cáncer y malformaciones en  niños menores de 12 años. En los primeros seis meses de 2007 hubo casi  2.500 casos, más de la mitad niños. Hoy el cáncer infantil tiene una  tasa inédita en Irak, 14 veces superior a la de Egipto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;El estudio ha sido confirmado por otro realizado por el mismo prof.  Busby junto a Malak Hamdan de la Fundación Cáncer y Malformaciones  Congénitas y a Eleonore Blaurock-Bush del laboratorio alemán que realizó  los análisis. El estudio reveló la presencia de un elemento radiactivo  en los cuerpos de los padres de los niños enfermos de uranio. Y no se  trata del uranio empobrecido, que se usa para algunos armamentos, sino  de uranio enriquecido: el de las armas o los reactores nucleares. Para  Busby estamos frente a una nueva generación de armas que usan el uranio.&lt;br /&gt;El  estudio analizó el pelo de las personas que es por donde el cuerpo  expulsa el uranio. Y se han encontrado concentraciones que datan  precisamente desde el años 2004/2005. No toda la verdad sobre Fallujah  ha sido aclarada. Hoy hay inocentes que están pagando con la vida  decisiones de inédita gravedad.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-1903421741024843111?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/1903421741024843111/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/12/en-falluja-se-uso-uranio-radioactio.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/1903421741024843111'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/1903421741024843111'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/12/en-falluja-se-uso-uranio-radioactio.html' title='¿En Falluja se usó uranio radioactivo?'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-v_voky6WbJw/TtvWRu6PBqI/AAAAAAAAANc/Tco8LDgk7Ys/s72-c/Fallujah.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-6129598126332353394</id><published>2011-11-28T06:59:00.000-08:00</published><updated>2011-11-28T06:59:47.463-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='magreb'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='primavera árabe'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='internacional'/><title type='text'>Elecciones en Marruecos</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-pQbWvaLhiYY/TtOhjjQXQPI/AAAAAAAAANU/lzXwlQfUueU/s1600/mrcs.jpeg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-pQbWvaLhiYY/TtOhjjQXQPI/AAAAAAAAANU/lzXwlQfUueU/s1600/mrcs.jpeg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: small;"&gt;Luego de las elecciones tunecinas, y mientras en  Egipto comenzó hoy la ronda electoral que debería dar forma al próximo  Parlamento, en Marruecos el partido islámico Justicia y Desarrollo (PJD) ganó  las elecciones realizadas en el fin de semana. La agrupación se aseguró 107 de  las 395 bancas. El rey Mohammed VI deberá entonces indicar el primer ministro  entre los miembros del partido ganador, aunque el secretario general del PDJ,  Abdelilah Benkirane ya anunició que se formará un gobierno de coalición.  "Necesitamos alianzas para trabajar juntos", sostuvo Benkirane. Las elecciones  se enmarcan en los cambios promovidos por la llamada "primavera árabe" que en  este país del Magreg (la región del norte de áfrica), aunque allí se procesaron  en un contexto menos conflictivos. Ningún partido ha cuestionado la monarquía,  ni como en Túnez se puso en discusión la matriz islámica de muchos grupos  políticos. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: small;"&gt;Es precisamente el tan temido fundamentalismo el  gran ausente en este gran movimiento de cambios nacido en la orilla africana del  Mediterráneo. Muy a menudo, grupos como los Hermanos Musulmanes en Egipto, han  ingresado a la arena política llevando un discurso más bien moderado o, en todo  caso, sin posturas extremas. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: small;"&gt;Se esperan ulteriores noticias a partir del  miércoles, cuando se conoceran los primeros resultados desde Egipto donde votará  la zona más poblada del país. Mentras tanto la junta militar sigue manejando los  hilos del poder. Hay posibilidades - en medio de una multitud de grupos  políticos - que alcance la jefatura de gobierno Albaradei, antes a la cabeza de  la Agencia de la ONU por la Energía Atómica (AIEA). &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-6129598126332353394?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/6129598126332353394/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/11/elecciones-en-marruecos.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/6129598126332353394'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/6129598126332353394'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/11/elecciones-en-marruecos.html' title='Elecciones en Marruecos'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-pQbWvaLhiYY/TtOhjjQXQPI/AAAAAAAAANU/lzXwlQfUueU/s72-c/mrcs.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-5418963628776927945</id><published>2011-11-17T11:25:00.000-08:00</published><updated>2011-11-17T11:25:27.075-08:00</updated><title type='text'>Irán: la cuerda se tensa</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-55bcoJuhn78/TsVfEC5GRRI/AAAAAAAAANM/hzU6Y9PXRFk/s1600/iran.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/-55bcoJuhn78/TsVfEC5GRRI/AAAAAAAAANM/hzU6Y9PXRFk/s1600/iran.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;En Irán, aunque los gobiernos involucrados lo desmienten, ya comenzaron acciones  preventivas (¿en vista de un ataque militar?). Hubo varios asesinatos en  estas últimas semanas y también falleció un conocido experto en armas balísticas  en ocasión de una misteriosa explosión en una base militar de los  "Guardianes de la Revolución", que provocó 17 víctimas. Otros tres científicos han sido asesinados en estos  días en Irán por comandos que actuaron con motos, además de varios virus  informáticos que han afectado el sistema de instalaciones nucleares  iraní. La sospecha recae sobre el Mossad israelí, los servicios de  inteligencia de Reino Unido y Estados Unidos en coordinación con  sectores de la oposición de las minorías étnicas en el país asiático.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;En el caso de la explosión en la base militar de los Pasdarán (guardianes), el científico Hassan Moghaddam llevaba a cabo proyectos de misiles de largo alcance  autárquicos.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Por lo general, cuando con mucha dosis de malitencionada superficialidad se dice que Irán está  próximo a desarrollar un arma atómica, por lo general se omiten algunos  detalles. Primero, que junto con eso hay que desarrollar un vector que  lleve la bomba, o sea, un misil que tenga la necesaria precisión. Cosa  que por ahora ni Irán ni Corea del Norte han desarrollado. Segundo, que  una sola bomba no es suficiente si cerquita Israel ya posee más de cien.  Usarla sería un suicidio que, pese a las bravuconadas de su presidente,  Irán no debe estar dispuesto a cometer. &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;En Libia las cosas comenzaron más o menos en este modo. Mientras  tanto, hasta las Naciones Unidas parecen haber entrado en este juego  peligroso, alimentado también por la dualidad del gobierno de Teherán  empecinado en querer liderar el rescate de países hermanos,  supuestamente en la fe. Un camino que promete muy pocos resultados  positivos.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-5418963628776927945?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/5418963628776927945/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/11/iran-la-cuerda-se-tensa.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/5418963628776927945'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/5418963628776927945'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/11/iran-la-cuerda-se-tensa.html' title='Irán: la cuerda se tensa'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-55bcoJuhn78/TsVfEC5GRRI/AAAAAAAAANM/hzU6Y9PXRFk/s72-c/iran.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-5676031816109535707</id><published>2011-11-17T11:20:00.000-08:00</published><updated>2011-11-17T11:20:26.772-08:00</updated><title type='text'>El fin del comienzo</title><content type='html'>&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;La pesadilla italiana no termina con la renuncia de Silvio Berlusconi  a la jefatura de Gobierno presentada el pasado 12 de octubre a las 20:00 hora de  Roma. Comienza una larga noche para reconstruir, o intentar hacerlo,  aquello que se ha caído a pedazos durante esta gestión devastadora:  externamente la credibilidad de una de las economías más fuertes del  planeta; internamente el valor de la ley y de las instituciones  democráticas que para el común de la gente están ocupadas por los  representantes de sectores privilegiados de la sociedad. Una verdadera  "casta" como la llaman en Italia desde hace tiempo.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;El origen sospechoso  de los capitales que han hecho de Berlusconi un magnate -un peritaje  del Banco de Italia no pudo averiguar la proveniencia de su dinero en  los años '80-, la presencia de elementos mafiosos en su misma casa (un  empleado suyo miembro de la mafia siciliana) y entre sus colaboradores  más cercanos (uno de ellos con una condena a 7 años no ejecutada por ser  un senador), las modificaciones de normas penales para beneficiar sus  actos de corrupción, y de los períodos de prescripción para que no fuera  incriminado en varios procesos, más la abierta conducta escandalosa  (involucrando a menores y a prostitutas) hacen del ex jefe de gobierno  una figura repudiada en su país y en el exterior.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;La sospecha de negociaciones espurias con la mafia lanza un cono de  sombra sobre los poderes ocultos que desde siempre influyen sobre la  política del país peninsular. Entre otros, el de la omnipresente  masonería. La oposición no parece estar en condiciones de ofrecer una  alternativa creíble al sistema. Cuando tuvo el poder optó por negociar  con Berlusconi el manifiesto conflicto de intereses del magnate  mediático, dueño de un imperio industrial entre los mayores del planeta.  Berlusconi la liquidó arrasándola y hoy la oposición asiente casi  inmóvil la decisión de los mercados de mandar a su casa a su adversario,  porque la política nacional no lo habría podido hacer. No sólo, sino  que tiene que tolerar la "ley de estabilidad", es decir el ajuste marca  FMI que desde afuera se ha decidido aplicar. Italia ha sido intervenida.  En el momento que más esperó, la oposición no quedará inmune de haber  permitido este despojo de los asalariados italianos sin que apareciera  una medida alternativa para que los sectores más privilegiados pagaran  el precio más alto del descalabro del endeudamiento del país. Estos  sectores le deberán mucho a Berlusconi. Más que el comienzo del fin,  parece ser el fin del comienzo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-5676031816109535707?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/5676031816109535707/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/11/el-fin-del-comienzo.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/5676031816109535707'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/5676031816109535707'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/11/el-fin-del-comienzo.html' title='El fin del comienzo'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-6277187751036799707</id><published>2011-10-29T06:17:00.000-07:00</published><updated>2011-10-29T06:17:26.887-07:00</updated><title type='text'>¿Por qué yo?</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-bzJy2tg9p88/Tqv8lLbMLoI/AAAAAAAAAM0/i07HrpS4MD0/s1600/euro.jpeg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-bzJy2tg9p88/Tqv8lLbMLoI/AAAAAAAAAM0/i07HrpS4MD0/s1600/euro.jpeg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="messageBody translationEligibleUserMessage" data-ft="{&amp;quot;type&amp;quot;:3}"&gt;  &lt;span style="color: blue; font-size: small; font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Un artículo del francés Alain Tourain publicado el 29.10.11 por el diario  italiano La Repubblica, revela indirectamente el "quid" de la crisis que  hoy azota Europa y de la que no se avizora una salida (al menos en lo  inmediato). Touraine intenta comprender el dilema de los socios europeos  de la zona del euro. ¿Por qué Alemania debería hacerse cargo del costo  de la crisis siendo la economía que&lt;/span&gt;&lt;span class="text_exposed_show" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; más  ha logrado evitar las distorsiones de la globalización? Luego,  indirectamente, agrega ¿por qué debería hacerlo otros países, como  España, Francia o Reino Unido que también han tratado - lo resumo - de  hacer las cosas bien? Lo que acaso no capta el autor -y admito que el  objetivo principal de su escrito es el de destacar la necesidad de un  paso al costado del premier italiano Berlusconi, quien carece también a  nivel europeo de toda creibilidad- es que con la misma lógica (por qué  yo?) también dentro de cada país se aplica el mismo razonamiento. Los  sectores industriales se preguntan ¿por qué nosotros pagar el costo de  esta crisis? Los especuladores financieros, quienes movilizan millones a  diario también se lo preguntan (acaso con la conciencia menos  tranquila, porque saben que no producen riqueza alguna, sólo hacen que  esta cambie de dueño). Los millonarios - que no son pocos - también se  preguntan ¿por qué yo?, siendo que posiblemente generan con sus  capitales puestos de trabajo y se sienten con el derecho de vivir en el  lujo y llenos de privilegios. Asimismo, la clase media alta y muy alta  que ha llegado donde está con esfuerzo y tenacidad, por lo que siente  que se merece disfrutar del bienestar conseguido... ¿Queda claro dónde  conduce esta logica? A las medidas actuales de los gobiernos europeos. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="messageBody translationEligibleUserMessage" data-ft="{&amp;quot;type&amp;quot;:3}"&gt;&lt;span style="color: blue; font-size: small; font-weight: normal;"&gt;&lt;span class="text_exposed_show" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;  El recorte de gasto, feroz en muchos casos, y en contextos de alto  desempleo, y si no de recesión al menos de freno de la economía, golpea  asalariados, pensionados y jubilados; inducirá a reglas más flexibles  todavía en materia de mercado de trabajo, despidos en el sector del  empleo público. Y la paradoja termina siendo que "ellos", sí, pueden.  Como no quedan afectados los privilegios de los sectores más poderosos,  no se tasarán patrimonios, aunque sean cuantiosos, no se afectarán las  rentas financieras aunque sean de origen especulativo, como se está  procediendo a "obedecer" al chantaje del sector bancario y financiero,  responsable de la crisis, salvándolo a toda costa, los Estados parecen  decir: ellos no pueden, ustes sí. Y lo que queda dañado gravemene es en  cambio el principio de solidariedad que es la base de la convivencia  civil y democrática, el fundamento sobre el cual se han escrito todas  las Constituciones nacionales y que es la piedra angular de la misma  Unión Europea. La señal que se transmite a los jóvenes, hoy más que  nunca afectados por el desempleo (en España hay puntas del 40%), es  gravísima: el que más puede, tiene poder para evitar asumirse  responsabilidades, que recaen sobre los que menos pueden. Este  principio, coerente con una idea liberal de defensa a ultranza de los  derechos individuales, destroza el principio de solidariedad que supone  que el bien común siempre debe prevalecer sobre los intereses  particulares. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="messageBody translationEligibleUserMessage" data-ft="{&amp;quot;type&amp;quot;:3}"&gt;&lt;span style="color: blue; font-size: small; font-weight: normal;"&gt;&lt;span class="text_exposed_show" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;  Como ya escribió el economista italiano Luigino  Bruni, en el corto plazo, esta crisis tiene una salida que es  tributaria, quienes tienen más deben realizar un esfuerzo y pagar más,  porque tienen más oportunidades. El tema de fondo es el pacto de  convivencia sobre el cual construimos nuestras comunidades nacionales y  supranacionales. La crisis financiera es tan sólo una circunstancia  pasajera.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-6277187751036799707?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/6277187751036799707/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/10/por-que-yo.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/6277187751036799707'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/6277187751036799707'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/10/por-que-yo.html' title='¿Por qué yo?'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-bzJy2tg9p88/Tqv8lLbMLoI/AAAAAAAAAM0/i07HrpS4MD0/s72-c/euro.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-3340310949881172497</id><published>2011-10-18T06:25:00.000-07:00</published><updated>2011-10-18T06:25:09.986-07:00</updated><title type='text'>¿Un complot o una patraña?</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-qTKENCI5c2g/Tp190kgoXuI/AAAAAAAAAMk/TeZLoQKcWVE/s1600/amad.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/-qTKENCI5c2g/Tp190kgoXuI/AAAAAAAAAMk/TeZLoQKcWVE/s1600/amad.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Las relaciones entre Irán y los Estados Unidos son tensas desde hace  años. Es permanente la acusación por parte de Washington que han  incluido el régimen iraní entre los "Estados canallas" acusados de  financiar el terrorismo o de practicarlo. En estos años han sido  numerosas las acusaciones de que Teherán quería producir armas  nucleares. Acusación que incluso los mismos estadounidenses han  modificado una y otra vez. Hace algo más de dos años la CIA anunciaba  que Irán en un año podría llegar a poseer un arma nuclear... pero la  verdad es que los expertos en la materia nunca han dado suficiente  crédito a la acusación. Vale la pena leer el libro de Mohamed El  Baradei, &lt;i&gt;L'etá dell'inganno&lt;/i&gt; (la edad del engaño), publicado en Italia el  año pasado donde precisamente relata la cuestión con un conocimiento  cabal: estuvo a cargo de la Agencia de la ONU por la Energía Atómica  (AIEA). Asimismo, el ex número dos de la ONU, Pino Arlacchi, desmitifica el peligro nuclear iraní en su &lt;i&gt;La paura e l'inganno&lt;/i&gt; (el miedo y el engaño), Roma, 2008.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Por otro lado, el régimen iraní y su explosivo presidente  Ahmadinejad no ha hecho mucho para mitigar la polémica con Washington,  con declaraciones que sólo merecen el repudio, como la negación de la  Shoá. Lo que sí es cierto, existe un fuerte enfrentamiento dentro del  mundo islámico, entre shiitas y sunnitas, o para ser más exactos entre  grupos que integran diferentes corrientes dentro del Islam, aunque su  nivel de religiosidad es dudoso ya que el recurso de la violencia niega  rotundamente los principios básicos del Corán. Sin duda, en este  enfrentamiento juega un rol importante Irán, pero más que en clave  antioccidental, en clave de rescate de ciertos sectores religiosos.&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;De todos modos, siendo así las cosas, y ante la mirada mundial  hábilmente preparada a mantener una actitud prejuiciosa, es por lo menos  dudoso que para preparar y planificar un atentado en territorio  estadounidense se recurriera a una figura como Arbabsiar, con además  antecedentes penales. Según admitieron los mismos medios de comunicación  de los Estados Unidos, Arbabsiar era conocido en Chorpus Christi,  Texas, “por ser un ridículo demente"; puede que por causa de una  cuchillada sufrida en 1982 sufriera de un disturbio de la memoria  reciente; perdía a menudo su celular; nunca encontraba el llavero;  olvidaba a menudo portafolio y documentos; su ex socio dijo que era  desorganizado para los negocios; cuando vendía autos usados olvidaba los  documentos de los vehículos; no era un fundamentalista islámico chiita y  no dio muestras de ser un religioso observante ya que tomaba en exceso,  fumaba droga, al punto de ser echado de lugares públicos; todas sus  actividades de negocio fracasaron. &lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;No es la primera vez que supuestos atentados luego han revelado que  eran organizados o por desequilibrados o por personas sospechosamente  cercanas a los servicios de inteligencia. &lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-iwUHyQb7E10/Tp1-FR9EFqI/AAAAAAAAAMs/4NG4_xZa4PA/s1600/mapa.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-iwUHyQb7E10/Tp1-FR9EFqI/AAAAAAAAAMs/4NG4_xZa4PA/s1600/mapa.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Detrás de esta nueva crisis en las relaciones entre los dos países  puede leerse una nueva tentativa de neutralizar uno de los últimos  grandes proveedores de petróleo del planeta que no está bajo el control  directo o indirecto de la potencia norteamericana. Lo están el resto de  los países de Medio Oriente, en especial desde la ocupación de Irak.  Ahora lo está Libia, la más importante reserva de África. Nigeria ya es  partner comercial. Neutralizar Irán pasaría a ser un factor clave sobre  todo en clave de tener bajo control prácticamente todas las fuentes de  abastecimiento de China. Un poco como los teros, que emiten su verso en  un lugar lejano del nido para despistar a sus depredadores, el verdadero  objetivo hoy de Washington no es tanto Irán sino utilizar el talón de  Aquiles de China, que es su dependencia energética, para frenar su  crecimiento y su surgimiento como superpotencia global. Irán le vende a  China anualmente crudo por unos 5 mil millones de dólares. China es el  segundo importador de crudo del planeta (9 millones de barriles de crudo  diario) y pronto se acercará a los Estados Unidos (12 millones de  barriles diarios). Con la diferencia de que la población china es 4  veces la de los Estados Unidos. Por lo tanto, frenar este coloso en su  desarrollo, significa evitar que pase a ser la primera economía  planetaria y por lo tanto un nuevo foco de decisiones política en el  contexto global.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Como a menudo sucede, la pregunta del millón es si una actitud  distinta y negociadora, el diálogo y la colaboración en vista de  intereses y desafíos comunes (recordemos que mientras tanto sigue  vigente el desafío del cambio climático que aún no se ha decidido cómo  enfrentar) no aportaría más resultados que el uso de la cachiporra a  nivel internacional. Todo diría que sí. Pero evidentemente los intereses  particulares (industrias de armamento, por ejemplo, o de los sectores  energéticos) juegan un peso mayor que el del sentido común y la cordura.  Por ahora.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-3340310949881172497?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/3340310949881172497/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/10/un-complot-o-una-patrana.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/3340310949881172497'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/3340310949881172497'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/10/un-complot-o-una-patrana.html' title='¿Un complot o una patraña?'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-qTKENCI5c2g/Tp190kgoXuI/AAAAAAAAAMk/TeZLoQKcWVE/s72-c/amad.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-8240771355270921188</id><published>2011-10-06T07:18:00.000-07:00</published><updated>2011-10-06T07:23:51.223-07:00</updated><title type='text'>Africa, China y el dios Cronos</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-hOurjWKsY0E/To232qTQWrI/AAAAAAAAAMg/yzKbOuQvcmg/s1600/mapa_africa.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/-hOurjWKsY0E/To232qTQWrI/AAAAAAAAAMg/yzKbOuQvcmg/s1600/mapa_africa.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;No me extrañaría si pronto los medios de comunicación más poderosos,  de llegada casi global, comenzaran a pintar con tintas oscuras a China y  a sus líderes. Ya lo hace el informe del Pentágono de este año,  analizando el potencial militar del país asiático con preocupación,  aunque sin reparar en que éste no posee, como los Estados Unidos, entre  700 y 800 bases militares en todo el mundo, y gasta en Defensa un monto  diez veces menor que el gobierno de Washington. &lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;El tema es que el gigante asiático supone un avance comercial y  económico difícil de contrastar. Incluso, es poseedor de una importante  cantidad de títulos de la deuda de los Estados Unidos, lo cual  recientemente llevó al gobierno chino a manifestar su preocupación por  el nivel de endeudamiento de Washington y tuvo la osadía de reclamar una  política acorde con esta responsabilidad. Son imperdonables. &lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;El freno al progresivo avance chino ocurre en otros lados, y la  reciente situación de Libia parece responder a este preciso objetivo. &lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;¿Qué tiene que ver Libia con China? La presencia de gobiernos fuertes  como el de Kadhafi o del mismo presidente egipcio Mubarak, supuso un  freno al control de Washington sobre África. Y el continente negro ha  sido en estos años una de las regiones donde la presencia china ha  crecido, sobre todo debido a la posibilidad de crear lazos comerciales y  de este modo acceder al petróleo. Vale recordar que Libia posee la mayor  reserva de crudo de África incluso superior a la de Nigeria.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;China, como los Estados Unidos, depende de las importaciones de  petróleo. Es el segundo importador mundial, después de Washington, con  2,6 millones de barriles. Eso explica la creciente presencia de Beijing  con inversiones importantes en muchos países africanos como, por  ejemplo, Chad o Sudán desde donde importa el 60% de la producción diaria  de ese país. Y África tiene yacimientos detectados pero aún no  explotados y, por lo visto, en cantidades importantes. Uno de éstos  parte desde el Darfur, en Sudán, cruza Chad y culmina en Camerún. Parece  ser un único gigantesco yacimiento. Por eso, Bejing no reparó en  gastos: en Sudán, por ejemplo, realizó un oleoducto de 1.500 km; en  2006, los chinos reunieron a 40 jefes de gobiernos de África discutiendo  un amplio abanico de temas económicos.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;La reciente agresión a Libia oculta, entre otras cosas, planes  estratégicos dirigidos precisamente a neutralizar la expansión china en  África con el objetivo de transformar su dependencia del crudo en su  talón de Aquiles. Curiosamente, dicho objetivo ha incluso transformado  el anterior equilibrio de poderes, puesto que desde los 90, Estados  Unidos y Reino Unido se encontraban abocados en la tarea de expulsar a  Francia de la región francófona africana y no sólo. El plan, conocido  bajo el nombre "herradura", tuvo su máximo resultado en la caída del  dictador del ex Zaire Motubu Sese Seko. Desde entonces el mapa de los  Grande Lagos ha tenido cambios importantes. Sin embargo, los anteriores  adversarios franceses se han transformado en aliados al punto que el  presidente Sarkozy, con un giro político de 180 grados respecto de la  postura de su predecesor, Charles De Gaulle, volvió a incluir en 2009 a  los militares de su país en el mando de la OTAN, desde donde salieron en  los años '60 para mantener la independencia del país galo en lo  militar. &lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;La cooperación de Sarkozy para el ataque a Libia es notoria. Y los  rebeldes, hoy en el poder en gran parte del territorio libio, desde la  compañía petrolera nacional, la AGOCO, ya han anunciado que no tendrán  problemas en seguir haciendo negocios con Italia, Francia y Reino Unido,  pero "podríamos tener reservas políticas para con Rusia, China y  Brasil". Los tres últimos países se opusieron en la ONU al ataque a  Libia. &lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;En 2008 nació el mando militar de África (AFRICOM), supuestamente  para combatir el terrorismo. Pero en realidad, según las palabras de  Peter Pham, consejero del Departamento de Estado, con la misión de  "proteger el acceso a los hidrocarburos y a otros recursos estratégicos  que África posee en abundancia... asegurarse que ninguna tercera parte  interesada, como China, India, Japón o Rusia logre el monopolio de estos  o un trato preferencial". &lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Este criterio de evitar monopolios o tratos preferenciales en el uso  de recursos naturales, fue clave para lograr quebrar el monopolio ruso  en el transporte de crudo y de gas en la región de Asia Central durante  los años '90. El oleoducto BTC - Bakú (Azerbayán), Tblisi (Georgia)  Ceyhan (Turquía) - una obra de 4 mil millones de dólares, nació con este  objetivo. La ocupación de Afganistán e Irak supone, a su vez, un avance  en el control de los combustibles que puedan adquirir India e Asia. &lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Hoy se explica el apoyo irrestricto de Washington a la independencia  del&amp;nbsp; Sur de Sudan, la parte meridional dispone de las 3/4 partes de la  riqueza petrolera sudanesa y no será de extrañar que cambie algo de la  política comercial hacia China. &lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;img align="right" alt="" height="261" src="http://www.ciudadnueva.org.ar/sites/default/files/cronos.jpg" width="250" /&gt;La  lógica de estas estrategias está lejos de confluir en la convivencia  pacífica, porque su objetivo no es la paz, sino instalar mercados. No  sólo, pero casi a modo de unasuerte de dios Cronos, crea hijos de los que luego  se alimenta. Es el caso de Saddam Hussein, apoyado en clave anti iraní  en los años '80, luego devenido enemigo. O el caso de los guerrilleros  islámicos (mujahiddines), apoyados desde Washington en clave anti rusa  (por la invasión de Afganistán de la URSS), luego devenidos terrorismo  fundamentalista con Al Qaeda en la cabeza. Hoy varios grupos que ayer  eran terroristas, apoyan a los aliados occidentales en Libia. Exportarán  el terrorismo en zonas de África para justificar nuevas "intervenciones  humanitarias". &lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Por eso mañana podrá aparecer quizás el peligro chino, que hasta hace  poco eran aliados necesarios... pese a que pocos países, como China,  puedan esgrimir en su historia períodos de paz que llegan hasta los 600  años. &lt;br /&gt;Es una lógica perversa, porque responde a una idea de dominio que no prometa nada bueno. &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-8240771355270921188?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/8240771355270921188/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/10/africa-china-y-el-dios-cronos.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/8240771355270921188'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/8240771355270921188'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/10/africa-china-y-el-dios-cronos.html' title='Africa, China y el dios Cronos'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-hOurjWKsY0E/To232qTQWrI/AAAAAAAAAMg/yzKbOuQvcmg/s72-c/mapa_africa.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-7325594733952555417</id><published>2011-09-25T04:34:00.000-07:00</published><updated>2011-09-25T04:34:46.857-07:00</updated><title type='text'>¿Qué reforma para la ONU?</title><content type='html'>&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-jU8QQZcMnSk/Tn8KHWzzgLI/AAAAAAAAAMc/uEc1Tu7MDlo/s1600/onu.jpeg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-jU8QQZcMnSk/Tn8KHWzzgLI/AAAAAAAAAMc/uEc1Tu7MDlo/s1600/onu.jpeg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;El esquema de constitución y de funcionamiento de los organismos que conforman la &lt;a href="http://www.un.org/es"&gt;ONU&lt;/a&gt; se debe al equilibrio de poderes existente entre las principales potencias al finalizar la Segunda Guerra Mundial. Estados Unidos encabezaba el grupo de los países occidentales vencedores del conflicto, y había sido determinante para el desarrollo del conflicto mundial. Gran Bretaña y Francia eran las otras dos potencias con un imperio colonial de consideración. En ese entonces, la India y varios territorios de Asia y Africa estaban bajo el dominio britanico, y el Reino Unido había encarnado, entre 1940 y 1941, el espíritu de lucha del mundo libre enfrentando sola a Hitler hasta el ingreso en el conflicto de los Estados Unidos. Las reuniones cumbres de Teherán y Yalta, definitorias de los equilibrios mundiales, fueron protagonizadas por los líderes de Gran Bretaña, Estados Unidos y Unión Soviética. Francia, por su parte, pese a su relativo aporte para el desenlace exitoso del conflicto -para el que jugaron un rol esencial la capacidad tecnológica y productiva de Estados Unidos y, en segundo lugar del Reino Unido-, era la segunda potencia colonial, con territorios que abarcaban el África francófona de la zona norte y subsahariana de ese continente, y los territorios de la entonces denominada Indochina (Vietnam, Laos, Cambogia). La entonces Unión Soviética figuraba entre los aliados, pero sólo hasta que duró la guerra, y representaba una super potencia que no podía quedar soslayada, también porque los aliados occidentales tenían claro que sería difícil frenar su expansionismo, como evidenció la adhesión al bloque socialista de parte del Este europeo, consagrado en 1955 por el Pacto de Varsovia. A su vez, China ya se perfilaba como potencia asiática, un gigante poco conocido, aun poco conocido, pero que había colaborado a derrotar al agresor japonés en el frente asiático de la Segunda Guerra Mundial.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;La idea de un Consejo de Seguridad, con estos cinco miembros, cada uno con un poder de veto sobre las resoluciones, que actuara como órgano de conducción del organismo e interviniera en las situaciones de emergencia respondió precisamenta a ese contexto en el cual era reciente la experiencia bélica, la persistencia de peligros para la paz y la necesidad de reconstruir una convivencia internacional.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;La presencia de otros 10 países como miembros rotativos del Consejo de Seguridad no pudo en estas décadas lograr una mayor distribución su poder decisional. Si en esa primera etapa, por otro lado marcada por el rápido comienzo de la Guerra Fría, ese esquema pudo responder ante todo a la necesidad de instituir ese organismo supranacional que fuera un ámbito de discusión y de diseño de proyectos comunes (pensemos al rol de UNESCO en la cultura, UNICEF en materia de infancia, de la FAO en la lucha contra el hambre), con el pasar de los años quedó obsoleto y superado por las circunstancias.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Hoy nadie puede seriamente fundamentar las razones por las que Francia o Reino Unido y hasta de la misma Rusia, tienen ese derecho y no  lo tienen países como India, Indonesia, Sudáfrica, Alemania, Japón, Brasil o Nigeria. De a uno, todos los imperios, coloniales o políticos, se han derrumbado: el de Francia, como el de Gran Bretaña, como el de la misma Unión Soviética y queda en pie, por la vía de los hechos, el sistema imperial de los Estados Unidos.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;En las circunstancias actuales, no se puede considerar democrática&amp;nbsp; la herramienta de un derecho de "veto" por parte de algunos. Un ámbito decisional, aunque representado por un grupo restringido de países que poseen una economía o una población relevante en el equilibrio del planeta, debería funcionar en base a un esquema democrático, en todo caso dotado de mayorías especiales. Tal como la aceptación de un nuevo país miembro debe recibir los 2/3 de los votos, podría pensarse un equilibrio de este tipo en un consejo de seguridad formado por un equlibrado grupo de miembros representando por países industrializados y emergentes.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Sin duda, precisamente en pos de una mayor democracia, habría que reconsiderar incluso el esquema de funcionamiento de la Asambla General, puesto que no es lo mismo el peso político del voto de un país con cientos de millones de habitantes y el de otro con un número sensiblemente menor. La pregunta es si, como ha hecho la Unión Europea, no convendrá una suerte de Camara Baja global sobre base poblacional.&amp;nbsp; &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;A su vez, la actual dependencia de los gobiernos de los países miembros del Consejo de Seguridad por parte del Secretario General de la ONU termina por limitar el rol asignado a esta figura a funciones poco más que representativas. Y por esa razón las potencias industrializadas no han tenido inconvenientes de dejarlos a figuras provenientes de países del Tercer Mundo o emergentes (Vietnam, Egipto, Corea, etc.).&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Sin embargo, la dirección general del Fondo Monetario Internacional, y la presidencia del Banco Mundial, dos lugares claves, sigue siendo asignadas según una práxis ya afirmada respectivamente a los Estados Unidos  y a Europa. Una reforma de la ONU debería incluir entre otras cosas la recuperación de estos dos organismos que, junto a la Organización Mundial del Comercio, nacieron para reconstruir el orden mundial económico. Su recuperación significa también fijar un esquema de principios jurídicos a los cuales deberían ajustarse estos organismos multilaterlaes, muy influyentes a la hora de incidir en la economía global, pero poco transparentes en el uso de su poder, a menudo transformado en principios rectores superiores a los principios generales del derecho asumidos como tales por gran parte del mundo occidental. El FMI ha tolerado, por ejemplo, el recurso de préstamos a tasas usureras en muchos casos, en perjucio por ejemplo de los principios jurídicos que repudian la usura.  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;También hay quien plantea instituir &lt;i&gt;ad latere&lt;/i&gt; de la Asamblea General una que represente a la sociedad civil internacional. Es decir una asamblea de organizaciones que trabajan los incontables campos de acción representativa de intereses que no siempre los gobiernos logran llevar en el seno de la ONU por diferentes razones.  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;La reforma parece ser no sólo necesaria, sino urgente, puesto que de seguir así es muy prabable que la ONU termine por perder la poca autoridad moral acumulada en estas décadas, siendo hoy demasiado influida por los intereses políticos de un puñado de potencias.  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-7325594733952555417?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/7325594733952555417/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/09/que-reforma-para-la-onu.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/7325594733952555417'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/7325594733952555417'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/09/que-reforma-para-la-onu.html' title='¿Qué reforma para la ONU?'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-jU8QQZcMnSk/Tn8KHWzzgLI/AAAAAAAAAMc/uEc1Tu7MDlo/s72-c/onu.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-6450956548461116939</id><published>2011-09-25T03:57:00.000-07:00</published><updated>2011-09-25T03:57:59.828-07:00</updated><title type='text'>La ONU ante el dilema palestino</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-TrbrUhHWmlI/Tn8IA3rWufI/AAAAAAAAAMU/lT3QLI2but0/s1600/palestina.jpeg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/-TrbrUhHWmlI/Tn8IA3rWufI/AAAAAAAAAMU/lT3QLI2but0/s1600/palestina.jpeg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;El presidente de la Autoridad Nacional Palestina, Mahumud Abbas presentó el viernes 23 de setiembre, el pedido formar ante el Consejo de Seguridad de las Naciones para que sea reconocida Palestina como Estado soberano. El anuncio fue realizado durante su discurso ante la Asamblea General de la ONU, en medio de fuertes aplausos.  &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;De esto modo, la ONU vuelve a enfrentarse al dilema de aceptar o denegarle el reconocimiento a Palestina como Estado miembro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Durante toda la semana las voces a favor y en contra trascendieron los discursos de los mandatarios, destacándose la ponencia de Baraka Obama, quien rechazó la posibilidad del reconocimiento alegando que antes es necesario lograr la paz con Israel mediante negociaciones bilaterales. De hecho, la diplomacia estadounidense ya había anunciado que vetaría esa demanda, y Mahmud Abbas presentó su pedido en pleno conocimiento de que tiene pocas probabilidades de que prospere. Por su parte, el primer ministro de Israel, Benjamin Netanyahu, tan sólo una hora más tarde, rechazó ante la Asamblea General la propuesta palestina alegando que el reconocimiento debe ser fruto de negociaciones entre los vecinos, y principalmente Israel. Y también agregó que los palestinos se han negado negociar.  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Para que un estado sea admitido en la &lt;a href="http://www.un.org/"&gt;ONU&lt;/a&gt; debe presentar, por vía diplomática, una solicitud formal al Secretario General de este organismo, que debe pasar por el filtro del  Consejo de Seguridad, donde tiene que reunir 9 votos sobre los 15 miembros, y no recibir ningún veto por parte de los cinco países considerados “permanentes” (Estados Unidos, Rusia, China, Francia y Reino Unido). Sucesivamente, el tema se traslada a la Asamblea General para debatir su aprobación, donde la aprobación debe contar con los dos tercios de los votos a favor, es decir 129, para ser aceptada. En esa sede, la demanda palestina cuenta con entre 120 y 122 votos a favor.  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Sin embargo, existe una alternativa diplomática: que la Asamblea General logre una mayoría simple que eleve el rango de Palestina al de “Estado observador no miembro”, lo cual supone un reconocimiento indirecto de dicho país.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;De los miembros permanentes Estados Unidos ya ha anunciado su veto, Gran Bretaña y Francia podrían abstenerse o votar en contra, Rusia y China avalan el pedido Palestino.  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;De los miembros temporarios, votarán a favor Líbano, Sudáfrica, Brasil e India. De todos modos, es muy probable que los tiempos de análisis del tema se alarguen durante la semana que viene en busca de una solución diplomática que incluso evite el costo político de la aplicación del veto por parte de Estados Unidos.  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;La jugada de Abbas es atrevida y fuerte. Apunta a un pronunciamiento público ante el estancamiento de las negociaciones que el año pasado, con mucho voluntarismo, pero poco realismó, relanzó el presidente de los Estados Unidos, Barack Obama, quien en su momento se anunció a favor de la creación de un Estado Palestino soberano.  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;El problema de fondo es doble. Ambos países reclaman derecho básicos y legítimos. El pueblo palestino el derecho a su autodeterminación y a vivir en el territorio que le pertenecía. Israel reclama fronteras seguras y mutuo reconocimiento como Estado, es decir una paz duradera que evite vivir en el actual permanente estado de alerta. Eso significa por el lado palestino, aislar y neutralizar los sectores intransigentes que niegan el derecho de Israel a la existencia y alientan el uso del terrorismo como método de lucha. Israel en sustancia está pidiendo no encontrarse ante un hecho consumado a nivel internacional con el reconocimiento de Palestina antes de negociar los puntos mencionados. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-gFm1gXqj8Ms/Tn8IQr9kwRI/AAAAAAAAAMY/BX7rcKVBabs/s1600/1967.jpeg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-gFm1gXqj8Ms/Tn8IQr9kwRI/AAAAAAAAAMY/BX7rcKVBabs/s1600/1967.jpeg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;El problema reside precisamente en que Israel ha llevado a cabo desde su nacimiento, en 1948-49, una política de hechos consumados que desde 1967 se ha materializado con la ocupación de territorios por la vía militar y con la permanente expansión de los asentamientos de israelíes en esos territorios ocupados (principalmente cisjordania).  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;El de los territorios ocupado es otro tema lleno de aristas. La propuesta palestina supone volver a la situación previa a la Guerra de los Seis Días de 1967, tal como pidió en su momento la ONU. Es decir, asignando al Estado Palestino los territorios de Cisjordania y Gaza. El problema es que Cisjordania es controlada por Israel desde entonces, y en ella se han asentado miles de israelíes con el aval y el apoyo del gobierno de Tel Aviv.  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;¿Podrá Israel echar a decenas de miles de colonos que su propio gobierno ayudó a instalar? ¿Podrá Palestina renunciar a más sectores de su escasa superficie a cambio de constituirse como Estado soberano, disponer entonces de leyes, de una justicia, de una admnistración completa de su territorio, de su propia líneas aéreas, etc.?  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Ninguna de las dos partes puede salir de un acuerdo de este tipo logrando el 100% de lo que reclama. El tema es que ambas partes sepan elegir a qué aspecto menos esencial les será posible renunciar, en aras de lograr convivir no digo en paz, pero al menos sin violencia.  &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-6450956548461116939?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/6450956548461116939/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/09/la-onu-ante-el-dilema-palestino.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/6450956548461116939'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/6450956548461116939'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/09/la-onu-ante-el-dilema-palestino.html' title='La ONU ante el dilema palestino'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-TrbrUhHWmlI/Tn8IA3rWufI/AAAAAAAAAMU/lT3QLI2but0/s72-c/palestina.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-1016755173256516993</id><published>2011-09-08T12:27:00.000-07:00</published><updated>2011-09-08T12:27:20.863-07:00</updated><title type='text'>La esperanza de un pueblo</title><content type='html'>&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;África tiene un estado más. Es el número 54 y su nombre es Sudán del  Sur, con capital en Juba. El flamante país compartirá con la Argentina  el 9 de julio como fecha patria. &lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Culmina así el proceso comenzado con los endebles acuerdos de paz  que, en 2005, pusieron un alto al conflicto entre el ejército regular y  las milicias del sur, principalmente del Ejército de Liberación del  Pueblo de Sudán (Spla, por su sigla en inglés). Los choques habían  comenzado en 1983 y dejaron más de dos millones de muertos y cientos de  miles de desplazados. A través de un referendo realizado en enero de  este año más del 98% de los pobladores del sur votaron a favor de la  independencia. &lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;El pasado 9 de julio fue la ceremonia oficial en la que fue arriada  la bandera sudanesa e izada la del nuevo Estado, ante la presencia del  secretario general de la ONU, el coreano Ban Kii Moon, y el presidente  de Sudán, Omar al-Bashir, sobre quien pende un mandato de captura de la  Corte Penal Internacional por su responsabilidad por los crímenes contra  la humanidad cometidos en Darfur (región occidental de Sudán).&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Los discursos fueron conciliadores y auguraron paz y cooperación.  También el del astuto al-Bashir fue acorde a las circunstancias, pese a  que la situación general dista de poder considerarse pacífica: existen  milicias étnicas que siguen actuando, y todavía queda por delimitar la  región de Abyei, la más rica en yacimentos petrolíferos. Al Bashir  adhiere a esas corrientes radicalizadas de inspiración islámica  aparecidas en los años setenta en Sudán y que –en plena contradicción  con los principios del Corán– predican un proselitismo violento y la  toma del poder en forma absoluta. Por eso comenzó un intento de  "arabización" de la población sudanesa, que en el caso de los habitantes  del sur (mayoritariamente animistas y cristianos) se transformó en  sistemáticas “limpiezas” étnicas y matanzas que dieron origen a una  sangrienta guerra civil.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;No son pocas las incertidumbres que se ciernen sobre el nuevo Estado.  Más del 90% de los habitantes son pobres y el 85%, analfabeto. Y queda  por verse el rol que jugarán China, con fuertes intereses petroleros en  el país, los Estados Unidos, Francia y Reino Unido, que también se  disputan un rol clave en la región subsahariana, moviendo los hilos  menos visibles del poder y de muchos de los conflictos en curso, por  ejemplo en Chad, Costa de Marfil, la región de los Grandes Lagos. &lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Por ahora se dio el primer paso de un Sudán del Sur “oyee” (libre, en  la lengua local). El augurio de su presidente, Salva Kiir Mayardit, es  que su pueblo “jamás vuelva a ser oprimido”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-1016755173256516993?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/1016755173256516993/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/09/la-esperanza-de-un-pueblo.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/1016755173256516993'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/1016755173256516993'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/09/la-esperanza-de-un-pueblo.html' title='La esperanza de un pueblo'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-5187874223796299254</id><published>2011-09-03T14:23:00.000-07:00</published><updated>2011-09-03T14:23:43.218-07:00</updated><title type='text'>Bolivia: Un proceso en construcción</title><content type='html'> &lt;br /&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-OthsknC7T_s/TmKayeVgXVI/AAAAAAAAAMQ/1i6r1tiXx3w/s1600/la+paz.jpeg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-OthsknC7T_s/TmKayeVgXVI/AAAAAAAAAMQ/1i6r1tiXx3w/s1600/la+paz.jpeg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Comprender en pocos días la realidad de un país como Bolivia, además en pleno proceso de cambio, no es fácil. Algunas pistas de lectura acerca de lo que acontece en este país andino, distinto y a la vez parecido a la actualidad del resto de América del Sur.&lt;/i&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;por Alberto Barlocci  &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Bolivia suscita impresiones diferentes. Mucha admiración por sus paisajes de una belleza abrumadora, interés por su diversidad cultural, y también la percepción de un país en una etapa de cambios sustanciales que, como todos los procesos de este tipo, supone entusiasmos y también temores, impulso dinámico y también resistencias, aciertos y también errores, luces y sombras. En este sentido, el país guarda una cercana relación con lo que está aconteciendo en gran parte de la región sudamericana donde, acaso por primera vez en décadas, los gobiernos se han empeñado en un esfuerzo dirigido a mejorar la justicia social y la inclusión en la vida ciudadana de todas las componentes sociales, particularmente los pueblos indígenas desde siempre postergados y olvidados.  Quizás, hoy por hoy el problema común a todos los gobiernos de América del Sur es, por un lado, cómo mejorar la redistribución de la riqueza generada por una coyuntura económica como pocas veces favorable, puesto que prácticamente todos los países del subcontinente se están beneficiando de un crecimiento económico importante y continuado; otro interrogante es cómo ampliar los consensos políticos y sociales alrededor de esos esfuerzos de inclusión logrando, a la vez, mejorar la calidad democrática y la solidez de las instituciones.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Las caras de una moneda&lt;/b&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Bolivia no se aparta de este patrón común. El visitante se encontrará entre adhesiones al proceso comenzado con la primera presidencia del presidente Evo Morales en 2005, y críticas al mismo, quejas por la falta de percepción de los beneficios del crecimiento económico que el país registra, loas por contar con oportunidades de desarrollo antes negadas. "Evo Morales llegó al poder en un contexto de crisis muy profunda en la que parecía que todo se venía abajo. Hubo mucha confianza hacia él", nos explica Fabian II Yaksic, diputado nacional por el MSM, sector hoy a la oposición luego de haber sido aliado de Evo. "Luego de la primera etapa, ahora seguimos en la necesidad generar un cambios, por ejemplo, en la matriz productiva de acumulación que sigue siendo la misma – agrega eYaksic–. Hace falta industrializar este país, adecuar el diseño institucional a la de un Estado que se define plurinacional, porque la paradoja es que pese a esa definición hay un fuerte presidencialismo. También necesitamos dar una forma a las autonomías locales, sin copiar modelos ajenos. Finalmente, necesitamos institucionalidad, porque persiste el caos en el manejo del Estado", resume el legislador.  &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;La mirada crítica del diputado Yaksic es compartida por unos cuantos interlocutores con los que mantenemos largas conversaciones. Sin embargo, nadie cuestiona el liderazgo de Evo Morales, y más bien se critica el rol de su partido, el Movimiento Al Socialismo (MAS). "A futuro creo que va a haber 'masitas' y 'evistas'", cierra Yacsic aludiendo al fuerte liderazgo del presidente.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Se podrá discutir mucho si este proceso avanza siempre de la mejor manera, teñido como está de posturas políticas y, por sobre todo, de una historia todavía reciente que ha relegado y excluído de muchos de sus derechos a la mayoría indígena de este país. "No se puede negar que es el proceso legítimo que reconoce esos derechos a la mayoría indígena", explica Armando Loaiza, diplomático y ex ministro. Una mayoría que hasta 1952 no podía siquiera acceder a la céntrica Plaza Murillo, en La Paz y que no podía ejercer la enseñanza, ni otros cargos públicos. El 30% de los bolivianos son de etnia quechua y un 25% aymara. El resto de la población se divide principalmente entre blancos y mestizos, y entre las demás etnias.  "Creo –agrega Loaiza–, que hay dos fenómenos importantes: uno es El Alto, un gran laboratorio social, siendo una ciudad de 800 mil habitantes que hasta ayer era La Paz y hoy es autónoma". En El Alto se concentra también el núcleo político que sostiene el gobierno actual y es muy dinámico incluso económicamente. "Otro fenómeno es Santa Cruz de la Sierra, una ciudad que treinta años atrás era muy pequeña y hoy supera el milllón de habitantes y se constituye como un importante motor económico. Son los dos polos de la modernización de Bolivia,  a mi enteder" concluye Loaiza. A su vez, Santa Cruz es expresión de la oposición al modelo político liderado por Evo.  &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;La historia suele ser el mejor filtro, será ella la que hará el balance definitivo de una realidad política hoy polarizada aunque sin duda en camino.   &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;¿Un modelo para otros?&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;"¿Bolivia tendría algo que decir a Europa?". La pregunta queda flotando en el aire en medio de un estupor y cierto desconcierto. Los más de veinte periodistas que nos reciben en la Fundación Jubileo, en pleno centro de La Paz, para mantener un diálogo sobre nuestras impresiones al visitar su país, miran a mi colega y amigo, Michele Zanzucchi, director de &lt;i&gt;Cittá Nuova&lt;/i&gt; italiana, como si la suya hubiese sido tan sólo una provocación. Sin embargo, este incansable viajero, conocedor infinidad de países y ciudades, no duda en ahondar en su pensamiento: "Ustedes están viviendo un proceso de integración porque su Estado "plurinacional", como lo define la nueva Constitución, es habitado por decenas de etnias que están encontrando, con aciertos y desaciertos, un camino de integración. Europa vive lo mismo con millones de inmigrantes internos y otros provenientes de Asia y África y las Américas. Pero sus modelos de integración han fracasado: fracasó el modelo francés, el británico, el alemán... y debe haber más modelos. Hoy Bolivia tiene la posibilidad de aportar al mundo entero la experiencia de este proceso en el que varios pueblos conforman un mismo país. Y esto es valioso".  &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;En las semanas siguiente, los hechos violentos acaecidos en Londres parecieron confirmar que no necesariamente el Viejo Continente ha resuelto sus problemas de integración. Y hoy, en el contexto internacional, todos pueden aportar su experiencia, por limitada que sea. &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-5187874223796299254?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/5187874223796299254/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/09/bolivia-un-proceso-en-construccion.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/5187874223796299254'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/5187874223796299254'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/09/bolivia-un-proceso-en-construccion.html' title='Bolivia: Un proceso en construcción'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-OthsknC7T_s/TmKayeVgXVI/AAAAAAAAAMQ/1i6r1tiXx3w/s72-c/la+paz.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-5192439105294232308</id><published>2011-09-03T14:19:00.000-07:00</published><updated>2011-09-03T14:19:32.861-07:00</updated><title type='text'>Las minas de Potosí</title><content type='html'> &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-zSqGtm8qP0A/TmKZtml1M7I/AAAAAAAAAMM/l27mYukesBE/s1600/potos%25C3%25AD.jpeg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-zSqGtm8qP0A/TmKZtml1M7I/AAAAAAAAAMM/l27mYukesBE/s1600/potos%25C3%25AD.jpeg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Dicen que son 15 mil los mineros que trabajan en las minas de Potosí. Están ubicadas en las entrañas de dos cerros, uno más grande que otro, que dominan esta ciudad boliviana. El guía, un joven, posiblemente universitario, nos cuenta que su abuelo y su papá fueron mineros. A medida que nos acercamos a la entrada de la mina, una de las tantas, comenzamos a comprender de qué se trata. Estamos a 4.160 metros de altura. No bien ingresados en la galería, al respirar se percibe el polvo en el aire, el frío, y cierta sensación de claustrofobia. El ancho del túnes por momentos apenas debe superar el metro, cada tanto tenemos que agacharnos para no chocar con caños, dinteles y pilares que sostienen la galería. Llevamos puestas altas botas nos protegen del agua helada que en algunos puntos se acumula en grandes charcos. Seguimos el camino de los rieles que guían las vagonetas en la que se transporta el mineral extraído. Solo la vagoneta pesa 100 kg, adentro lleva una tonelada de material. Cada una es llevada por una cuadrilla de tres hombres, dos empujan y uno la arrastra usando una soga. Tan sólo eso no parece ser una tarea fácil.  &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Pasamos por el "tío", la divinidad a la que los mineros ofrendan el primero y el último viernes del mes hojas de coca, un cigarro y alcohol puro, para que permita ver el mineral, conceda una vena importante y los proteja de los accidentes. Es un nicho en el que han recabado una forma humana en barro, se ven los ojos, la boca – donde apoyan un cigarro encendido, si lo fuma es que han sido aceptados –, las manos, el sexo – la fertilidad es siempre un elemento clave en los Andes bolivianos –, las piernas. Hay hojas de coca que cubren sus partes, botellitas de alcohol, restos de cigarros y en la pared manchas de sangre de llama ofrendada para que el "Tío" no necesite de la sangre humana. Si el mineral recabado en el mes es escaso, volverán para más ofrendas. "Hay que hacerlas de buena gana", añade el guía.  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Retomamos en camino. Nos explican que no siempre es posible cruzarse con los mineros. Hay visitas en las que no apareció ninguno. Justo en ese momento nos cruzamos con una cuadrilla que empuja una vagoneta. Miro los rostros de los mineros y no se qué edad atribuirles. Es como si algo les estuviera chupado las energías vitales. En un costado de la boca se nota el bolo de hojas de coca.  "Te da la sensación de fuerza física y te quita el hambre", explica el guía.  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;A la izquierda se abre otro túnel que nos obliga a avanzar agachados. En una zona de mayor espacio, la temperatura sube de golpe hasta hacer calor. Allí, en la boca de un poco dos hombres suben por una polea una bolsa de mineral que alguien llena treinta metros más abajo. Vacían la bolsa en una carretilla que un tercero lleva más adelante donde otros pasarán el material a la vagoneta. Un par de lámparitas iluminan duras pena el ambiente en el que el movimiento de material llena de polvo. Los hombres eligen en que momento trabajar sus turnos de 8 o 12 horas. Que afuera sea día o noche, allí no hay diferencia. Cuanto más produces, más puedes ganar.  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Con ese calor se debe traspirar copiosamente y no puedo imaginarme lo que significará trabajar allí todos los días, por años y años. "La vida útil de un minero no supera los 45 años por lo general", explica el guía. Ganan entre 50 y 80 bolivianos por día. O sea, entre 7 y 12 dólares. "¿Cuántos años me da?" pregunta uno de los muchachos. "35-36 responde uno de nosotros". 40 pienso yo... "Tengo 24", añade el minero con una mueca y sigue en su tarea. Les dejamos la bolsa de coca y la bebida que les trajimos como presente y nos vamos. No puedo evitar de pensar que no resistiría una hora más en ese lugar en el que ese hombres vive desde los 12 años, y se quedará otros diez o quince  más, si todo le va bien y si sus pulmones aguantarán ese polvo que desde hace media hora ya me irrita la garganta.  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Volvemos al tunel frío y más adentro el guía nos muestra un "ambiente de descanso". Debe ser de un metro por dos, donde es posible no estar agachados. Hay un altarcito con un crucifijo. Es el "Tata" que proteje a los mineros. Una lamparita ilumina la zona, y a los pies del Tata está sentado con la espalda a la pared, descansando, don Mateo. Parece que el guía lo conoce bien. Aparenta al menos 50 años. Quizás por cierto sentido del pudor no le preguntamos la edad, aunque al comentarnos que hace 21 años que trabaja allí calculamos que debe tener 35 o poco más. Nuestra presencia no parece importunarlo. Sigue introduciendo en la boca hojas de coca. "¿Tiene hijos, don Mateo?". Nos mira asombrado por la pregunta y casi ni nos contesta. El guía rápido nos explica que "suelen tener muchos, ¿por qué otra razón, si no, uno trabajaría en la mina?". Le dejamos la última bolsa de coca y bebidas y emprendemos el camino de regreso.  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt; "Vine meses atrás con una amiga – me explica Rocío, nuestra anfitriona en Sucre –. Y nos cruzamos con dos chicos de unos diez años... no pudimos evitar de llorar al ver el estado en que estaban".  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Salimos al aire libre y es casi un alivio. Tengo la sensación de haber visto la antesala del infierno. ¿Cuántas habrá en todo el mundo? ¿En cuántos otros lugares como éste se mide la "vida util" de un ser humano? "El gobierno quiere cambiar todo esto, y evitar que la gente pase su vida en la mina – comenta el guía –. Pues me pregunto entones de qué vivrán las familias de estos 15 mil mineros". Pagamos con gusto la tarifa de la visita, de la que una parte va a la cooperativa de mineros que explotan la mina donde se extrae plata, estaño, cobre... &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Volvemos a nuestras cosas con un sabor amargo en la boca, y no es por el aire que respiramos. Desde hace 500 años el sistema de extracción no ha cambiado mucho, de no ser por el uso de las vagonetas, la dinamita y, en algún caso, los martillos pneumáticos... Se estima que a lo largo de cinco siglos en Potosí millones de personas han muerto trabajando en la mina.  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Vuelve a la memoria "Metrópolis", la película de Fritz Lang, en la que hay una ciudad en la superficie que vive gracias al trabajo casi esclavo de los que están bajo bajo tierra. Si será urgente que ciertas cosas cambien en este mundo...  &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-5192439105294232308?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/5192439105294232308/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/09/las-minas-de-potosi.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/5192439105294232308'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/5192439105294232308'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/09/las-minas-de-potosi.html' title='Las minas de Potosí'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-zSqGtm8qP0A/TmKZtml1M7I/AAAAAAAAAMM/l27mYukesBE/s72-c/potos%25C3%25AD.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-2531002208723762599</id><published>2011-06-23T15:53:00.000-07:00</published><updated>2011-06-23T15:53:04.981-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crimen organizado'/><title type='text'>Cuando la economía es canalla</title><content type='html'>&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div lang="es-ES" style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-XxQzVjDy_qE/TgPCv_ScozI/AAAAAAAAAME/TTt7kYu0eBs/s1600/lavado.jpeg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/-XxQzVjDy_qE/TgPCv_ScozI/AAAAAAAAAME/TTt7kYu0eBs/s1600/lavado.jpeg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Las mafias han comprendido con mucha rapidez cómo funciona la economía globalizada. Sus capitales han penetrado en el sistema financiero y se han vuelto necesarios para el mismo. La importancia de la lucha contra el lavado de dinero.&lt;/i&gt; &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div lang="es-ES" style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div lang="es-ES" style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;por Alberto Barlocci &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div lang="es-ES" style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div lang="es-ES" style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div lang="es-ES" style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;El fenómeno de las mafias no se limita al mero aspecto delictivo: tráfico de drogas, juego clandestino, prostitución, extorsiones, etc. Hoy la batalla más importante contra el crimen organizado, y la menos conocida, se libra en el terreno económico. El término bélico no es una mera metáfora, sino un realidad que en México, por ejemplo, cobra particular evidencia con más de 12.000 muertos al año. “Los 'Grupos Z' son un verdadero ejército de ex militares adiestrados, que gracias a su preparación han desplazado a los viejos delincuentes controlando zonas enteras”, explicó a Cn revista el sociólogo Rodolfo Soriano de la Universidad Autónoma Metropolitana-Azcapotzalco. En Colombia, la guerrilla ha dejado de alimentarse de la ideología y hoy sigue el patrón del comercio de la cocaína. &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div lang="es-ES" style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Para el prestigioso periodista británico Misha Glenny (1), experto en la región de los Balcanes, las guerras en la ex Yugoslavia tuvieron como telón de fondo una guerra entre mafias.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div lang="es-ES" style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Pero la situación ha alcanzado niveles de mucha gravedad ya que las mafias han comprendido plenamente el mundo de la economía globalizada y se han adecuado perfectamente a ella. Y el dinero es poder no sólo económico sino también, tarde o temprano, político. &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;Para Roberto Saviano, autor del libro &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;i&gt;Gomorra, &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt; espeluznante descripción de la camorra, la mafia napolitana, “la emergencia del terrorismo nos distrajo del narcotráfico, mientras en realidad estas dos actividades se superponen a menudo” (2). De hecho, describe luego cómo la cocaína es vendida por las mafias italianas a los mafiosos turcos a cambio de armas que terminan o en mano de grupos beligerantes o de terroristas, y a menudo ambos son la misma cosa.   &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div lang="es-ES" style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;El mero hecho de que las mafias disponen de fuentes astronómicas de dinero , implica que luego necesiten volcar esos ingresos en actividades legales para su  “lavado”. A su vez, eso supone la progresiva penetración de capitales de proveniencia mafiosa en el sistema económicos y financiero global. Hay evidencias que indican que meses después de que estallara la crisis financiera en Estados Unidos en 2008, que luego se extendió por todo el mundo, las mafias estaban en cambio garantizaban la liquidez del mercado de capitales.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div lang="es-ES" style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-FJbzc5c4nao/TgPDVC0WiWI/AAAAAAAAAMI/SrLQXn1F_m4/s1600/mafia.jpeg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-FJbzc5c4nao/TgPDVC0WiWI/AAAAAAAAAMI/SrLQXn1F_m4/s1600/mafia.jpeg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div lang="es-ES" style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Beneficios enormes y negocios legales&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div lang="es-ES" style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;La penetración del dinero mafioso en actividades legales avanza en sigiloso silencio y en modo aparentemente imparable no sólo en territorio italiano, sino en la economía globalizada. A menudo, el tema incluso provoca cierto escozor en los gobiernos renuentes en admitir este hecho. Sucede en Alemania, en Canadá, en Australia, España, etc. “No logramos que se incluya este tema en el debate político y social”, se quejaban fuentes de la policía catalana.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div lang="es-ES" style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Algunos números da una idea del volumen de ingresos: las tres mafias italianas reúnen al año de 120 mil a 180 mil millones de euros, es decir de 180 mil a  270 mil millones de dólares. &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div lang="es-ES" style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Según Francesco Forgione, ex legislador y autor de una poderosa investigación sobre la presencia mafiosa en la economía global (3), una mitad de este monto cubre los gastos de la organización, la otra (entre 100 mil y 120 mil millones de dólares) se vuelca en actividades empresariales legales. Una suma asombrosa, que se explica por el alto nivel de rentabilidad de las actividades delictivas, incomparable con cualquier otro tipo de negocio legal. &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div lang="es-ES" style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Tan sólo el negocio global de la cocaína, el “petróleo blanco”, produce al año  460 mil millones de dólares. El producto puro es adquirido a unos 2.000 dólares por kg, para luego ser cortado con otras sustancias que multiplican su peso por 4 o por 5. Al detalle en Europa el precio se dispara a 100 dólares el gramo, 100 mil dólares el kg.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;El riesgo para el ciudadano común consiste en que una inocente actividad de esparcimiento como ir a cenar a un restaurante de Berlín o hacer compras en un centro comercial de Andalucía, sin saberlo, puede estar financiando las mafias. Roberto Saviano sostiene en &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;i&gt;Gomorra&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt; que buena parte de la industria de la construcción del norte de Italia y la industria turística de Escocia están bajo el control de la camorra. Levantó un avispero el caso reciente de un lujoso bar de la famosa &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;i&gt;Via Veneto&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt; de Roma que resultó ser controlado por la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;i&gt;'ndrangheta&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;. Restaurantes y pizzerías en Alemania, negocios de import-export de alimentos en Estados Unidos, Canadá, medicamentos en Venezuela y, por supuesto, los negocios inmobiliarios en todo el mundo son algunas de las ramas de actividades legales. Hay ademas vínculos internacionales entre las organizaciones criminales como los carteles de la droga de México y Colombia, la mafia albanesa, la chechena, la de Rusia, los turcos... Los cual hace más tentacular aún el fenómeno a escala global (4).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div lang="es-ES" style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;b&gt;¿Cómo luchar?&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;“&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;Nos están matando con el secuestro del dinero y de los bienes!”, se quejaba un boss mafioso en una interceptación telefónica de la policía italiana. Desde que la medida de la incautación de los bienes de los mafiosos es moneda corriente en los procedimientos judiciales, las mafias han recibido golpes muy duros. A su vez, Francesco Forgione enfatiza, respecto de la cooperación entre sistemas penales a nivel internacional, la tipificación de los delitos mafiosos, siguiendo la exitosa experiencia italiana, y la aplicación de rigurosas normas antilavado. Hoy un boss mafioso puede pasearse libremente por España, Alemania o Reino Unido”, señalan Saviano y Forgione, donde son ciudadanos respetados porque el código penal de esos países no contempla el delito de actividad mafiosa. Falta todavía una cooperación global a ese nivel. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div lang="es-ES" style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Un paso todavía más importante ha sido dado meses atrás por el presidente de los Estados Unidos, Barack Obama, cuando propuso acabar con los paraísos fiscales, refugio ideal para el dinero producido en modo ilícito.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;En materia de normas antilavado, en nuestro país recientemente el Congreso aprobó más estrictas normas que persiguen el lavado de dinero. José Sbatella, el presidente de la Unidad de Información Financiera (UIF), el organismo estatal que trata la información sobre movimientos de dinero para prevenir el lavado, explicó a &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;i&gt;Cn revista&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt; que la nueva ley “crea un delito autónomo en el código penal, en un capítulo nuevo del mismo que son los delitos contra el orden económico y social. Esto hace posible investigar a parte el delito que genera la masa de dinero a lavar, que en la anterior legislación constituía la figura del encubrimiento, para penar ese movimiento financiero que no tiene una explicación lícita. Además de llevar a prisión se puede pedir el decomiso de ese dinero. El efecto judicial es el de acortar los plazos para la generación de la imputación penal. Con el sistema anterior todo el tiempo se iba buscando el delito que generaba ese dinero, tráfico de drogas o de armas, prostitución de menores, estafa contra el Estado, etc., pero el dinero producido por el ilícito quedaba fuera de las líneas de investigación. De hecho, en diez años no hubo condenas por eso y el objetivo de la ley de antilavado (la Ley 25.246 del año 2000, NdR) no se estaba cumpliendo. Con el agravante de que la prevención, en el aspecto administrativo con el sistema de reportes, tampoco había generado multas y sanciones a los sujetos obligados a informar”. La ley, agrega Sbatella, crea un sistema antilavado coordinado por la UIF del que participan los organismos del Estado como la AFIP, el Comisión Nacional de Valores, el Sedronar (el organismo que lucha contra la droga), etc. además de 24 sujetos privados obligados a dar información como los contadores y escribanos, las joyerías, etc.  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div lang="es-ES" style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;El crimen organizado es una amenaza que afecta la cohesión social en esos bolsones de pobreza donde recluta mano de obra. Sin duda, para erradicarlo de raíz hay que crear los “anticuerpos” para reconstruir el tejido social dañado en el que prospera, fundamentalmente a través de la educación y el trabajo. “En México el presidente Calderón se embarcó en la lucha contra los carteles de la droga, sin tener en cuenta la necesidad de brindar primero alternativas a los campesinos que cultivan cannabis, etc.”, recalca el sociólogo mejicano Rodolfo Soriano.  Y lo mismo podría decirse en Colombia y Bolivia, en el sur de Italia, en Kosovo o Bulgaria. &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div lang="es-ES" style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;En cambio, en los ámbitos de bienestar las mafias encuentran financiación y, en el sector financiero connivencia. Trabajar con herramientas políticas y jurídicas, como erradicar las desigualdades existentes parece ser un antídoto posible, sin duda, pero urgente. &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div lang="es-ES" style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Apartado 1: &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;b&gt;¿Qué es la mafia?&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;La palabra &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;i&gt;mafia&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt; aparece por primera vez en un documento oficial redactado en 1865 por el representante del gobierno de Roma en Sicilia. El término tiene una amplia etimología, que abarca expresiones árabes y de diferentes dialectos italianos. Y es a partir de 1875 que se habla de ella como de organización delictiva. En la región de Calabria, en cambio, se ha desarrollado la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;i&gt;‘ndrangheta&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;, término proveniente del griego &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;i&gt;andragathía (&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;lealtad&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;i&gt;, &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;coraje). En Nápoles tomó el nombre de &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;i&gt;camorra&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;, y el término puede tener tanto el origen español de riña, refriega, como el topónimo bíblico de Gomorra, aludiendo al vicio y por ende a lo ilegal.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;La crónica amarilla habla a menudo de “mafia”, cuando en realidad se trata de delitos que muchos códigos penales tipifican como asociaciones para delinquir. La diferencia entre las mafias y una común organización delictiva es enorme. Para la mafia es clave la organización territorial y jerárquica hasta llegar a la cúpula de cada familia o &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;i&gt;cosca&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt; (clan), como está repartida la siciliana &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;i&gt;Cosa Nostra&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;. La &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;i&gt;‘ndrangheta&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt; privilegia los clanes familiares, llamados &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;i&gt;ndrine&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;. Todas poseen su código interno –el más conocido es el de la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;i&gt;omertá&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt; (silencio)–, e incluso sus rituales de iniciación. La estructura territorial hace que compitan con el Estado, porque las mafias dan trabajo, ofrecen seguridad y protección, dirigen actividades económicas legales, incluso sostienen económicamente a las familias de los miembros en la cárcel.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;Apartado 2: &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;b&gt;Caldo de cultivo&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;La pobreza y la falta de alternativas de trabajo suelen ser el caldo de cultivo del crimen organizado. Erradicar el uso de la hoja de coca para producir cocaína, o el &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;i&gt;cannabis &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;para el hachís y la marihuana, o la amapola para la heroína en Bolivia, como Colombia, en México como en Afganistán supone brindar una alternativa concreta a los agricultores.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div lang="es-ES" style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;En el sur de Italia, pese a que el país es miembro de las ocho economías más poderosas, el problema más graves es la falta de trabajo. Las mafias emplean  el 10-12% de la fuerza trabajo, con puntas del 27% en Calabria. Eso implica una penetración en los ganglios del tejido social del que se retro alimenta.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Notas &lt;/b&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;(1) L'Internazionale, nro. 787, marzo de 2009, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;i&gt;Gomorra ai tempi della crisi, &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;entrevista a Misha Glenny y Roberto Saviano.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;(2) Ibid. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;(3) Cfr. Francesco Forgione, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Mafia export&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;, Anagrama, Barcelona, 2010.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;(4) Misha Glenny, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;i&gt;Mc Mafia&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;, Buenos Aires, 2008 y Loretta Napoleoni, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;&lt;i&gt;Economía canalla&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span lang="es-ES"&gt;, Buenos Aires, 2009.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-2531002208723762599?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/2531002208723762599/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/06/cuando-la-economia-es-canalla.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/2531002208723762599'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/2531002208723762599'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/06/cuando-la-economia-es-canalla.html' title='Cuando la economía es canalla'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-XxQzVjDy_qE/TgPCv_ScozI/AAAAAAAAAME/TTt7kYu0eBs/s72-c/lavado.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-8226000907786974479</id><published>2011-06-03T14:17:00.000-07:00</published><updated>2011-06-03T14:23:59.208-07:00</updated><title type='text'>El drama nos enseña</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Dm_-cyQ68sc/TelPMhuQghI/AAAAAAAAAMA/GBMQQsh9Cd0/s1600/japon.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/-Dm_-cyQ68sc/TelPMhuQghI/AAAAAAAAAMA/GBMQQsh9Cd0/s1600/japon.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Artículo publicado por Cn revista en el mes de abril de 2011,&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.ciudadnueva.org.ar%20/"&gt;www.ciudadnueva.org.ar &lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; por Alberto Barlocci &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Mientras se redactan estas líneas, el drama de Japón que comenzó el  11 de marzo sigue vigente. La secuencia catastrófica ha sido  sorprendente hasta para un pueblo previsor como el de “la tierra del Sol  naciente”: de un terremoto devastador de gran magnitud se pasó a un  tsunami con olas de hasta diez metros de altura, para terminar con un  incidente nuclear al quedar dañada la central atómica de Fukushima, en  el norte del país.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Es temprano para realizar un análisis acabado de lo ocurrido. Pasan  los días y todavía no hay un número cierto de víctimas, que crece, ni  una evaluación acabada de los daños, que son gigantescos. La lucha se  concentra en evitar un mayor desastre nuclear e intentar controlar los  reactores dañados, ya que los vientos podrían llevar las radiaciones  atómicas hasta la costa americana.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Renacer de las cenizas&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;Luego de la Segunda  Guerra Mundial, y del atroz e injustificado bombardeo nuclear de  Hiroshima y Nagasaki, Japón tuvo que reconstruirse y prácticamente  renacer. Que en el lapso de pocas décadas se haya transformado en la  tercera economía del planeta, dotada de gran solidez, habla claramente  del espíritu de un pueblo que, además, habita un territorio que carece  de recursos naturales y con múltiples accidentes geográficos.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Los 128 millones de japoneses están repartidos en un archipiélago  formado por cuatro islas principales junto a más de seis mil islas  menores. La capital, Tokio, es una megalópolis de 34 millones de  habitantes. El 73 por ciento de sus 377.835 km2 de superficie –el  equivalente a las provincias de Buenos Aires y Formosa juntas– está  conformado por montañas que alcanzan los 3.700 metros de altura. Su  ubicación cerca de importantes fallas geológicas lo convierte en un  territorio de muy elevado riesgo sísmico.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Uno de los principales problemas para los japoneses es el espacio. El  costo por metro cuadrado de las construcciones es muy elevado debido a  las medidas de prevención antisísmicas y a la escasez de superficie. Por  este motivo se suele vivir en ambientes reducidos.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Para alcanzar el nivel de desarrollo actual, el país tuvo que  intervenir fuertemente sobre una geografía hoy surcada por una red  ferroviaria de alta velocidad e incontables autopistas. La producción de  energía eléctrica ha sido clave para la industrialización. Para no  depender por completo de la importación de combustible, se construyeron  represas hidroeléctricas y centrales nucleares. En materia de represas,  luego de China y los Estados Unidos, es el país que más ha construido.  En materia nuclear, ocupa el tercer lugar luego de los Estados Unidos y  Francia, con 55 centrales atómicas.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;La fortaleza alcanzada es enorme. Basta pensar en la decisión del  Gobierno de Tokio, a pocos días del desastre, de inyectar en el mercado  122.000 millones de euros (unos 180.000 millones de dólares) tan sólo  para tranquilizar las bolsas.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Hasta dónde&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La pregunta es: ¿hay un límite  razonable para evitar ser víctimas de los peligros que genera nuestro  propio desarrollo? ¿Es racional y, sobre todo, respeta criterios  sustentables la modificación drástica de un territorio?Dos hechos amplificaron la catástrofe natural en tierra nipona: el  colapso de una represa y la destrucción de una central nuclear.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Las reacciones en la comunidad internacional tienen en cuenta que el  país devastado es precisamente el mejor preparado en materia de sismos:  China puso un freno a su plan de ampliación del parque nuclear de 28  reactores, Alemania tomó la decisión de suspender la actualización de 7  de sus 17 reactores (1), y en España se están revisando todas las centrales.  El debate a favor y en contra del desarrollo nuclear ha vuelto a  abrirse con particular intensidad, en especial en Europa.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Es comprensible: los efectos del desastre de Chernobyl, en 1986, se  propagaron desde Ucrania hasta el resto del Viejo Continente. Allí hay  gran concentración de centrales: 195 de los 442 reactores nucleares del  planeta están en Europa. &lt;br /&gt;En efecto, para influir sobre la demanda  energética se deben realizar muchas centrales, explica el italiano Carlo  Rubbia, Nobel de Física. “Cuatro u ocho centrales no resuelven el  problema, ¿por qué si no Francia sigue con más de 50?”. Por otro lado,  agrega, los tiempos de construcción de una central son largos, “al menos  diez años”, por eso se prefiere reestructurar las viejas y no  desarrollar nuevas. Rubbia, quien desde hace años apuesta a la energía  solar, considera que ésta es una opción valiosa que a largo plazo puede  ser una alternativa a la energía nuclear y a los combustibles fósiles.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Por otro lado, en una superficie limitada y muy poblada, los riesgos  son mayores: ¿dónde ubicar las centrales? ¿Cómo tratar los residuos  radioactivos? ¿Puede un país decidir por su cuenta la instalación de  centrales que en caso de catástrofe llegarían a dañar a países vecinos?&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;El experto considera que el crecimiento de la energía solar es  rápido: 40% al año en todo el mundo. “España realizó una central solar  importante en 18 meses y tiene en marcha la producción de 14 mil  megavatios con este sistema”, sostuvo el físico.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;No todo está dicho en este tema. Pero tenemos el deber de aprender de  nuestros errores y de nuestras experiencias, aunque dolorosas, como la  de Japón, si se quiere construir un desarrollo sustentable.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;b style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Energía solar termodinámica&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Carlo Rubbia ha  innovado en el campo de la energía solar a través de centrales que  pueden funcionar también de noche. Los rayos del sol son concentrados  por espejos que calientan hasta 550° un fluido a base de sales, que  incluso no es dañino en caso de pérdidas. El vapor generado por este  calor sirve para producir energía eléctrica. Una extensión de unos 300  metros cuadrados puede producir 4-5 megavatios de energía, sin uso de  combustibles.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;(1) Más tarde, a fines de mayo, Alemania ha anunciado que para 2022 dejará de producir energía nuclear y todas las centrales, menos una que quedará en stand by, pero sin producir, serán cerradas a partir, en forma inmediata, de las que están en mantenimento.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-8226000907786974479?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/8226000907786974479/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/06/articulo-publicado-por-cn-revista-en-el.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/8226000907786974479'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/8226000907786974479'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/06/articulo-publicado-por-cn-revista-en-el.html' title='El drama nos enseña'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-Dm_-cyQ68sc/TelPMhuQghI/AAAAAAAAAMA/GBMQQsh9Cd0/s72-c/japon.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-1378464459768323046</id><published>2011-06-03T13:49:00.000-07:00</published><updated>2011-06-03T13:49:57.492-07:00</updated><title type='text'>Entre el "ya" y el "todvía no"</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-j3WoXxeHUgU/TelI1napOLI/AAAAAAAAAL8/mvO0ZZJkMKc/s1600/edc.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-j3WoXxeHUgU/TelI1napOLI/AAAAAAAAAL8/mvO0ZZJkMKc/s1600/edc.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;Cumple en mayo 20 años el proyecto de Economía de Comunión. Un balance y las perspectivas futura de esta propuesta. Dialogando con algunos de sus economistas.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Por Alberto Barlocci&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Publicado en Cn revista, mayo de 2011&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.ciudadnueva.org.ar%20/"&gt;www.ciudadnueva.org.ar &lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;En mayo se realizará en Brasil un congreso internacional para  celebrar los veinte años del proyecto de Economía de Comunión. Fue  durante una visita de Chiara Lubich a ese país que brotó la semilla de  una idea que apunta a renovar incluso el pensamiento económico. &lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Corría el año 1991. El muro de Berlín había ingresado en el álbum de  los recuerdos. El capitalismo proclamaba su victoria aparente ante el  fracaso de la economía planificada por el Estado. Los optimistas de la  globalización anunciaban una era de “felicidad”.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;En ese contexto, Chiara Lubich emprendió una visita a las comunidades  de los Focolares de Brasil. Lo que sucedió es un hecho conocido: luego  de varios días de verdadera angustia transcurridos en la reflexión, ante  el drama de la pobreza extrema en Brasil y al saber, además, que había  muchos de ellos entre los miembros del Movimiento, Chiara intuyó una  posible respuesta al problema: fomentar la creación de empresas cuyas  utilidades participaran de la comunión de bienes destinada a paliar las  necesidades. No sólo eso, sino además afrontar el desafío de la pobreza  en general, desarrollar más empresas similares e ir creando una cultura  de la solidaridad.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;La noticia corrió como reguero de pólvora por el mundo, donde la  gente allegada a los Focolares, siempre ávida de participar de cada  acontecimiento de esta familia espiritual, seguía la visita de Chiara  Lubich a Brasil. Y los ecos a la propuesta fueron inmediatos. En un  grupo reunido en Roma precisamente en esos días alguien comentó con  entusiasmo que era una manera de poner la economía al servicio de la  comunión. En efecto, Economía de Comunión (EdC) fue el nombre del  proyecto.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;En este mes de mayo en San Pablo, Brasil, cientos de empresarios,  estudiantes y estudiosos del fenómeno, economistas y personas con  sensibilidad social realizarán un congreso cuyo objetivo no es sólo el  de celebrar los veinte años del proyecto, sino abrir una nueva página de  la historia de la EdC.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Para Luigino Bruni, docente de economía de la Universidad de Milán,  integrante de la comisión central del proyecto: “Pobres, cultura,  empresa, no hay que leerlos como si la EdC tuviera tres objetivos sino  como tres etapas de un mismo proceso de comunión, para dar su aporte al  proyecto carismático de todo el Movimiento de los Focolares: que todos  sean una cosa sola1. No habrá un mundo más unido si la economía no es de  comunión, no lo habrá mientras haya gente a la que le falta la comida, o  que no puede asegurar una educación para sus hijos... mientras haya  rascacielos rodeados de pobreza”. &lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;–El proyecto de EdC todavía parece un anuncio profético... &lt;/strong&gt;&lt;em&gt;–Los  carismas siempre muestran algo que es ‘ya’ y, a la vez, ‘todavía no’.  Si gracias a la EdC ya hay miles de empresarios que se levantan más  temprano por razones que van más allá de las ganancias; si hay  trabajadores que se conforman con el salario porque saben que hay un  valor agregado que también ellos producen y que sale de la empresa para  dar de comer, salud, educación; si hay gente que no descansa hasta que  la fraternidad no se traduzca en igualdad de derechos, de oportunidades y  capacidad para todos; si tenemos ya y ahora todo esto, podemos esperar  que se realicen los muchos ‘todavía no’ que conforman nuestro desafío.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;–Hay mucho por hacer.&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;–Sin duda. Como signo  de un compromiso mayor y más responsable, la EdC a nivel internacional  ha lanzado un ‘proyecto jóvenes’ que ya cumplió dos etapas  significativas: dos escuelas de verano realizadas en enero (ver Cn  revista Nº 519, p. 21), la primera en la Argentina y la otra en África.  Partir de los jóvenes –que no son el futuro sino un modo diferente de  entender el presente– es indispensable por los muchos “todavía no”que  necesitan transformarse en “ya”.&lt;br /&gt;La internacionalidad del proyecto  nos permite una lectura a vuelo de pájaro desde muchos puntos de vista.  Dialogamos con el profesor Luca Crivelli, docente de economía en la  Universidad de Lugano (Suiza). Casado con una uruguaya, Crivelli, además  de hablar el español es un profundo admirador de la vitalidad creativa  de la cultura de América Latina.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;–Veinte años permiten realizar un balance. La EdC aborda tres  dimensiones a la vez: los pobres y la pobreza, la empresa y la  formación hacia una cultura más solidaria o cultura del “dar”. ¿Qué se  ha ido comprendiendo con respecto a la pobreza durante estos años? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;–Hasta  fines de los años noventa, hubo un incremento de pobres que fueron  ayudados por el proyecto. Luego su número&amp;nbsp; fue disminuyendo. Esto podría  verse como el resultado de un efecto positivo. Es decir, que el  proyecto no ha creado dependencia en las personas, que las ayudas no se  transformaron en un vínculo asistencialista que las mantiene en  situación de pobreza. Por otro lado, también puede indicar que nuestras  comunidades han alcanzado una situación de mayor estabilidad económica,  pero sin avanzar en los ámbitos más de frontera, donde sigue habiendo  una grave situación de pobreza. Esto supone un desafío, porque por un  lado era necesario dar un testimonio como Movimiento de los focolares:  que no hubiera necesitados entre nosotros. Pero sucesivamente el  objetivo de la EdC, Chiara Lubich lo afirmó desde el comienzo, es  afrontar la pobreza en general. Lo cual significa que tenemos que ver  cómo encarar esta realidad.&lt;br /&gt;A su vez, en estos años hemos ido  aprendiendo, y seguiremos haciéndolo, cómo ayudar a los pobres, cómo  generar reciprocidad, es decir, cómo ayudar a las personas no sólo a  superar la situación de pobreza sino, a su vez, impulsar a que otros  salgan de la misma situación. Esto se aprende. No es suficiente tener  dinero para superar la pobreza, sino encontrar cómo crecer todos, quien  da y quien recibe, hacia una igualdad sustancial. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;–¿Y respecto de la dimensión empresaria...?&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;em&gt;–Estamos  analizando los datos a nuestra disposición. Y respecto de la realidad  empresaria, también estamos considerando que si bien en la actualidad  hay una 800 empresas que participan del proyecto, son alrededor de 1.700  las que en estos años han participado. Por cierto, los criterios para  censar estas empresas han evolucionado. Antes incluíamos actividades  informales y esporádicas.... aunque esto no explica la disminución que  se registra. Quiere decir que ha habido empresas que en algún momento  han cerrado, por ejemplo. O que en otros casos, los que sucedieron al  empresario que adhirió al proyecto no siguieron ese camino. Tenemos que  analizar por qué motivo se dieron esas situaciones.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;–Alguien podría pensar que participar de la EdC, por su dimensión espiritual, asegura prosperidad... &lt;/strong&gt;&lt;em&gt;–Sí,  como en la ética calvinista. La adhesión a la EdC no supone un ‘seguro’  que garantiza éxito. Por lo general, sólo un pequeño porcentaje de  empresas supera los primeros cinco años de vida en el mercado, hay un  alto nivel de ‘mortalidad’. Pero esto mismo dice que precisamente el  talento del empresario es el de saber recomenzar, partiendo de las  oportunidades que ofrece el sistema económico. A su vez, el hecho de que  la EdC se haya difundido en todo el mundo, supone también una gran  diversidad de contextos a los que cada empresario responde de manera  diferente. Por ejemplo, hay empresas que comparten muchas utilidades,  por ejemplo una constructora&amp;nbsp; argentina de Paraná. La radicalidad de  este empresario en poner en común las utilidades parece acompañar el  crecimiento del volumen de negocios que él mismo no se explica. Pero hay  otras cuyo aporte de utilidades al proyecto se realiza a través de su  misma actividad. Pienso concretamente en el Banco Kabayan de  microcrédito, de Filipinas. Sin embargo, la acción de este banco incide  altamente en la lucha contra la pobreza en la región. Por lo tanto,  encarna un aspecto fundamental del espíritu de la EdC. Hay otras  empresas, en cambio, que han procesado mucho el aspecto de la cultura de  la comunión dentro de los procesos empresariales, como la toma de  decisiones, la participación del trabajador, la relación con los  competidores o un modo de producir que sea sustentable a nivel  medioambiental. Son perfiles distintos, por lo tanto es difícil  cuantificar la riqueza del proyecto de EdC sólo según el valor total de  los aportes que anualmente provienen de las empresas, porque ¿cómo se  mide la confianza que una empresa genera? ¿Cómo se mide el valor del  respeto del medio ambiente? Es difícil establecer un manual de la  empresa de EdC. Seguramente hay requisitos para adherir al proyecto,  pero el modo de concretarlo cambia según la realidad local y el  contexto. Y esto lo fuimos aprendiendo.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;–Chiara Lubich siempre sostuvo que para una economía nueva  hacen falta también “hombres nuevos”. Esto nos remite a la formación de  las personas. &lt;/strong&gt;&lt;em&gt;–La EdC, como muchas otras expresiones de  economía social y solidaria, advierte la necesidad de provocar un  cambio cultural. Muhammad Yunus, el fundador del Grameen Bank, cuando  concedía un microcrédito a una familia, les hacía firmar un documento de  16 puntos en los cuales esa gente se comprometía concretamente a dar  lugar a otra manera de usar el dinero. Y así sucede en el comercio justo  y solidario. Sostener por lo tanto estructuras que ayuden a la  formación de las personas es sin duda importante. En este tiempo también  fuimos comprendiendo cómo ser más eficaces. No es sólo cuestión de  ‘ladrillos’, es decir de estructuras sino también de generar cultura.  Por ejemplo un compromiso concreto es el apoyo a la Universidad Sophia,  donde se forman sobre todo jóvenes en esta nueva cultura.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;El recuadro de arriba muestra que 226 empresas de EdC están en  América Latina. Acaso en el continente donde es muy fuerte la dimensión  social de las realidades humanas, y donde surgió la EdC, era imposible  que no se diera un aporte específico. &lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Para Benedetto Gui, profesor de Economía de la Universidad de Padua  (Italia), se trata de un aporte muy claro: “Antes que nada, ha sido  cuantitativo y además un testimonio de arrojo, de coraje (hasta  demasiado, si se quiere) y de radicalismo en los principios. Me refiero a  la elección de crear una economía que sigue una lógica distinta de la  que conocemos y que consideramos ‘normal’. Otro elemento es el vínculo  que he advertido con obras sociales, que estimo importante”.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;–¿Cuál es el desafío en el futuro para la EdC?&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;–Unir  capacidad empresarial, orientación a la fraternidad y capacidad de  colaboración. Hay que ir más allá del mundo de las empresas, proponiendo  diferentes modelos de vida económica inspirada en la fraternidad y  mostrando que pueden ser modelos más plenos y satisfactorios que el  consumista, atrapado en el individualismo y la irresponsabilidad para  con los demás.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;(1) Evangelio de Juan 17, 21.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Algunos datos del proyecto&lt;/strong&gt;Las  empresas de EdC en todo el mundo son casi 800, repartidas de este modo:  260 en América, 25 en Asia, 6 en África y 506 en Europa. En conjunto,  todo el proyecto anualmente reparte unos 2 millones de dólares, aunque,  como se afirma en el texto, el impacto social de algunas empresas es muy  superior a las meras utilidades compartidas.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;Para más información consultar:&lt;a href="http://www.edc-online.org/"&gt;www.edc-online.org&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-1378464459768323046?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/1378464459768323046/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/06/entre-el-ya-y-el-todvia-no.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/1378464459768323046'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/1378464459768323046'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/06/entre-el-ya-y-el-todvia-no.html' title='Entre el &quot;ya&quot; y el &quot;todvía no&quot;'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-j3WoXxeHUgU/TelI1napOLI/AAAAAAAAAL8/mvO0ZZJkMKc/s72-c/edc.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-4496878696656400966</id><published>2011-06-03T13:42:00.000-07:00</published><updated>2011-06-03T13:42:13.690-07:00</updated><title type='text'>Una intervención escandalosa</title><content type='html'>&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt; &lt;b&gt;&lt;em&gt;Artículo publicado en Cn revista, mayo de 2011. www.ciudadnueva.org.ar&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;b&gt;por Alberto Barlocci &lt;/b&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: right;"&gt;&lt;em&gt;Ergo sollicitae tu causa, pecunia, vitae!&lt;br /&gt;Per te immaturum mortis adimus iter;&lt;br /&gt;tu vitiis hominum crudelia pabula praebes,&lt;br /&gt;semina curarum de capite orta tuo. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: right;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: right;"&gt;¡Así que eres tú, dinero, la causa &lt;br /&gt;de una vida agitada!&lt;br /&gt;Por tu culpa emprendemos el camino &lt;br /&gt;de una muerte prematura,&amp;nbsp; &lt;br /&gt;brindas a los vicios de los hombres &lt;br /&gt;crueles pastizales, &lt;br /&gt;eres el origen de toda preocupación. &lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: right;"&gt;&lt;em&gt;Sexto Propercio, Elegías III, 7 &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-L19y9WR2i64/TelG5ZkesiI/AAAAAAAAAL4/xv2xlE0QzXM/s1600/libia.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-L19y9WR2i64/TelG5ZkesiI/AAAAAAAAAL4/xv2xlE0QzXM/s1600/libia.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Este fragmento de una de las elegías del poeta latino Propercio  explica mucho más la situación de Libia que las crónicas de los medios  de comunicación en estos días. ¿De qué otra manera, si no, explicar la  solícita intervención de Occidente en un conflicto interno fomentado, en  realidad, por los mismos países que hoy ocultan sus intereses  comerciales tras esta "intervención humanitaria"?&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;La historia de Muammar Kadafi, el líder libio en el poder desde 1969,  se confunde con el crimen, el autoritarismo y, posiblemente, la  demencia. Pero abasteció de petróleo y gas al sur de Europa durante años  y se dejó de mirar su vinculación con los terroristas de toda clase y  color durante años, quienes disponían en territorio libio de campos de  entrenamiento. Al ser el autor intelectual del atentado al avión de Pan  Am destruido a la altura de la localidad británica de Lockerbie, que  provocó 270 víctimas, Kadafi pasó a ser un paria para la comunidad  internacional. Como reacción, los Estados Unidos bombardearon su  residencia en un intento de asesinato. Hasta que a partir de 2001  comenzó un acelerado proceso de reinserción de Libia en la vida  internacional, pese a que el régimen dio muy pocas garantías de mayores  libertades. En 2006, las Naciones Unidas todavía señalaban y condenaban  ataques e intimidaciones contra medios de prensa.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Sin embargo, eso no impidió los buenos negocios con él. Sólo en los  últimos años adquirió armamentos por 1.000 millones de euros a Italia,  Francia, Reino Unido, Alemania... Sus fuerzas armadas necesitarían  triplicar su número para poder utilizar todo el arsenal disponible.  Igualmente, desde 2006, tres sociedades estadounidenses obtuvieron el  permiso para la búsqueda y producción de crudo en el país por parte de  la compañía estatal petrolera libia, a cambio de 1.830 millones de  dólares. Este viraje de Kadafi, dispuesto a abandonar supuestamente el  listado de “Estados canalla”, parecía no generar dudas. Hoy, los  gobiernos de Europa compiten entre sí en la carrera por borrar las fotos  que lo retratan recibido con todos los honores: desde el premier  italiano Silvio Berlusconi, su anfitrión decenas de veces, hasta el  apretón de manos con el presidente francés Nicolas Sarkozy en 2007, y la  visita a Libia en 2008 de la canciller estadounidense Condoleezza Rice.  En esa oportunidad, la diplomacia de la Casa Blanca afirmó que Kadafi  “es un hombre de gran personalidad y experiencia. Ha tomado decisiones  que han cambiado el estado de las cosas”, aludiendo a su renuncia al uso  de armas de destrucción masiva y a su abandono de la práctica  terrorista. Los contactos en ámbitos de cooperación militar fueron  numerosos, con visitas recíprocas a bases y unidades militares por parte  de altos mandos.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Para los europeos, además, el dictador libio fue necesario para  frenar las oleadas de desesperados que cruzan el Mediterráneo en  embarcaciones precarias en busca de un futuro en el Viejo Continente.  Armó campos de concentración y toleró el comercio sucio que explota la  desesperación de los más pobres. &lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;El acuerdo con Italia sellado hace dos años, un pacto de amistad  mutua, en realidad significó negocios privilegiados con empresas  italianas por un monto no menor a los 15 mil millones de dólares,  desplazando a los demás países. Mucho le convino a Berlusconi, con quien  Kadafi incluso realizó negocios personales. Además ingresó en el  sistema financiero europeo con sumas cuantiosas: entre los bienes  congelados hay cuentas por 30 mil millones de dólares.&lt;br /&gt;Hasta que se  irritó Francia. Y la chispa fueron las revueltas sociales que estallaron  desde fines del año pasado sobre todo en el Magreb y en Medio Oriente.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Misteriosamente, los inesperados levantamientos en Libia, donde la  mano de hierro del régimen nunca permitió el surgimiento de una  oposición que se precie de ese nombre, cobraron sospechosa energía. Un  ejército regular parecía ser arrollado por civiles mal armados y sin  entrenamiento militar. Tan débiles eran los rebeldes que luego, aún con  el apoyo de la OTAN, sus avances en el terreno fueron escasos. Es decir,  fue inflada la revuelta gracias a los medios de comunicación que por lo  general utilizaron como espejos en cadena una única fuente inicial. E  incluso quedó al descubierto la presencia de efectivos franceses y  británicos. Por lo tanto, fue relativamente fácil “vender” la noticia  del bombardeo a civiles, desmentida más tarde por los satélites rusos  que rastrearon la zona, información confirmada por la enviada de Russia  Today, Irina Galushko, y hasta por el Pentágono por intermedio del Jefe  de Estado Mayor, Mike Mullen, y el 3 de marzo por Robert Gates, ministro  de Defensa.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Sin embargo, el plan ya estaba en marcha y apareció la resolución  1973 de la ONU que daba lugar a la "guerra humanitaria". Un mandato más  amplio es casi imposible, ya que los aliados pueden adoptar “todas las  medidas necesarias (...) para proteger a los civiles y las zonas  pobladas por civiles bajo amenaza de ataque en la Jamahiriya Árabe de  Libia, incluida Benghazi” (art.4 de la resolución). En realidad, el  objetivo inicial era la aplicación de una zona de exclusión de vuelos  (no fly zone). Sin embargo, la amplitud del mandato permitió bombardear  columnas de blindados, residencias presidenciales y otros objetivos  terrestres. El nuncio de la Santa Sede en Libia denunció la muerte de  decenas de civiles supuestamente bajo la protección aliada.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Eso significa que los aliados han elegido uno de los dos bandos de un  conflicto interno con una disparidad de criterios que preocupa si  pensamos, por ejemplo, que durante 20 años, en Sudán, el régimen masacró  a ciudadanos indefensos durante la guerra civil que provocó dos  millones de muertos, sin que hubiera una idéntica intervención de la  ONU. Lo mismo puede decirse del conflicto en la región africana de los  Grandes Lagos, donde los muertos, desde 1998, han llegado a los cinco  millones y Ruanda ocupa ilegalmente una región oriental del Congo (ex  Zaire). Y tampoco ha merecido el mismo tratamiento la implacable mano  dura de Vladimir Putin contra Chechenia, donde muchos civiles pagaron  con la vida el conato de independencia de esa región.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;La reciente intervención a favor de uno de los bandos genera otro  interrogante: puesto que los rebeldes eran hasta ayer gente del régimen,  ¿quién asegura hoy a los aliados que son mejores que Kadafi? En efecto,  la primera línea de las fuerzas rebeldes la constituye el Grupo  Islámico Combatiente Libio (GICL), una organización desde hace tiempo  vinculada con Al Qaeda y muy infiltrada por la CIA y el MI5 (el servicio  de inteligencia británico). El grupo, luego de participar en la guerra  afgana en los años ochenta, estuvo activo en Bosnia y luego en Kosovo a  fines de los noventa, pero siempre manteniendo el apoyo de la  inteligencia de la CIA y el MI5. La cuestión es que la propia ONU sigue  incluyendo al GICL entre las organizaciones terroristas. A su vez, el  grupo ha sido controlado por el ex director de inteligencia libia,  Moussa Koussa, sucesivamente canciller de Kadafi, quien en marzo desertó  huyendo a Londres y dejando huellas que lo señalan como un agente  encubierto de la CIA y el MI51. Hoy Koussa es presentado como un  referente del gobierno provisional rebelde. &lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;¿Qué puede pasar en Libia? Las variables son muchas: un conflicto  prolongado, un auto exilio de Kadafi, la derrota de los rebeldes o su  triunfo... Pero no hay dudas de que estamos frente a una gravísima  violación de la carta de la ONU, de intereses comerciales que manipulan  la información para conseguir sus resultados ante las narices de una  comunidad internacional que ya no sabe cuáles son las reglas del derecho  internacional.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Se trata de un camino muy peligroso. Y hay que encontrar la manera de desandarlo si no se quiere caer en la ley del más fuerte&lt;/div&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;(1)&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Cfr. “Our man in Trípoli”, Global Research, donde Michael  Chossudovsky reconstruye los vínculos de Moussa Koussa con la CIA y el  MI5 británico.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-4496878696656400966?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/4496878696656400966/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/06/una-intervencion-escandalosa.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/4496878696656400966'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/4496878696656400966'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/06/una-intervencion-escandalosa.html' title='Una intervención escandalosa'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-L19y9WR2i64/TelG5ZkesiI/AAAAAAAAAL4/xv2xlE0QzXM/s72-c/libia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-3649739909391874972</id><published>2011-06-03T13:21:00.000-07:00</published><updated>2011-06-03T13:31:22.317-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='terrorismo'/><title type='text'>Bin Laden, un misterio no resuelto</title><content type='html'>&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-DndIQsw1zg0/TelBVEBkvNI/AAAAAAAAAL0/F579uLPhSE8/s1600/laden.jpeg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/-DndIQsw1zg0/TelBVEBkvNI/AAAAAAAAAL0/F579uLPhSE8/s1600/laden.jpeg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;El anuncio de la muerte de la mente de Al Qaeda presentó una versión de los hechos difícil de confirmar. ¿Y si fuera el preludio de un menor compromiso bélico?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;por Alberto Barlocci&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Publicado en Cn revista de junio,&lt;a href="http://www.ciudadnueva.org.ar/"&gt;www.ciudadnueva.org.ar&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;No es infrecuente que una versión oficial de un hecho suscite dudas. Es el caso de los derechos humanos de los que ninguna dictadura admitió la violación.Meses atrás el gobierno francés puso en discusión la versión del gobierno japonés sobre el  desastre de la central atómica en Fukushima. Por eso, es una regla fundamental del periodismo que para acreditar una noticia hay que verificar el grado de atendibilidad de la misma. La práxis de algunos medios llega a una triple verificación antes de dar credito a una fuente de información.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;El anuncio de la muerte de Osama bin Laden presenta varios aspectos problemáticos. En primer lugar, la única fuente disponible de esta información es el gobierno de los Estados Unidos y muchos detalles del operativo suscitan dudas. Más adelante veremos cuáles. Pero antes recordemos que Bin Laden era el hombre más buscado del planeta, la cabeza de Al Qaeda, una temida organización terrorista, y era acusado de ser la mente de los atentados del 11 de setiembre de 2011 en los Estados Unidos. Precisamente Bin Laden fue la causa última de la ocupación militar de Iraq y Afganistán y de una guerra que ya causó al menos 600.000 muertes y cientos de miles de refugiados. Dos poderosos ejércitos aliados siguen ocupando esos países, con efectivos aportados por decenas de gobiernos. Tan sólo los Estados Unidos tuvieron más de 40.000 heridos, miles de los cuales con secuelas permanentes en su vida, al tiempo que este conflicto supone un gasto valuado en tres millones de millones de dólares (1).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Había entonces muchas razones por las cuales la Casa Blanca tenía un deber de transparencia para con el mundo entero. Sin embargo, los datos sobre el operativo que permitió eliminar a Bin Laden son escasos y no son verificables. No hay cuerpo –ha sido sepultado en el mar–, ni filmación del mismo, ni una autopsia realizada por especialistas de varios países. La Casa Blanca presenta como identificación del terrorista de marras un análisis de ADN.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Pero ¿hay razones para poner en discusión esta noticia? Sí. Porque esta "guerra global contra el terrorismo", que interesa a millones de ciudadanos de todo el mundo, se lleva a cabo con mucha opacidad.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;La invasión de Afghanistán, comenzada en octubre de 2001, que cuenta con un mandato de las Naciones Unidas, tuvo por objetivo la captura de Osama Bin Laden, intento que no fue logrado. Además, el entonces gobierno talibán fue acusado de hospedar y ser cómplice del terrorista y de Al Qaeda. Sin embargo, para Alain Chouet, ex dirigente del antiterrorismo y de los servicios de inteligencia (la DGSE) de Francia, en una intervención de enero de 2010 ante la comisión de relaciones exteriores del senado de ese país, Al Qaeda dejó de ser operativa como organización desde 2002. Su desarticulación fue tal que para Chouet ningún atentado sucesivo al 11/S se puede atribuir a Al Qaeda: es decir, ni el de Bali en 2002, ni el de Madrid en 2004, ni el de Londres en 2005, etc. Una afirmación tan grave cuán ignorada por la prensa (2). Por lo tanto, hace mucho tiempo que no sólo no había datos acerca de la presencia de Bin Laden en Afganistán, sino que algunos dirigentes de la región dudaban de que siguiera vivo. Es el caso del presidente afgano Karzai, y en Paquistán de la líder política Benazir Bhutto (3), el ex presidente Musharraf y de Hamid Gul, ex jefe de los servicios de inteligencia. &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;De todos modos, la neutralización de Al Qaeda y un solo terrorista, por peligroso que sea, no justifica 10 años de ocupación militar de Afganistán. Como no los justifica la intención de derrocar al gobierno talibán, puesto que en su momento la Casa Blanca intentó a toda costa negociar un gasoducto que pasara por ese territorio y sin que el fundamentalismo taliban inquietara la Casa Blanca, tal como relata el periodista Ahmed Rashid (4).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;También la invasión de Iraq presenta ribetes preocupantes. En 2003, el ataque contra el régimen de Saddam Hussein se fundó en la presencia de armas de destrucción masivas en manos del dictador iraquí. ¿Quién no recuerda al secretario de Estado Colin Powell en las Naciones Unidas sacudir una probeta como prueba de la presencia de armas químicas en Iraq, cuyo contenido resultó ser un compuesto totalmente inocuo? No sólo, sino que la Casa Blanca dio crédito a un típico cuento del tío: Saddam Hussein estuvo a punto de comprar uranio a Níger. La historia resultó ser un grosero chapuceo de un estafador italiano armado antes de 2003, que no resistió al menor análisis de los servicios de inteligencia británico, francés y alemán (5).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Ningún arma de gran destrucción apareció en los arsenales de Iraq. &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Otro motivo para la invasión fue el supuesto vínculo entre Saddam Hussein y Osama Bin Laden, un dato al que ningún servicio de inteligencia dio jamás crédito. La historia siguió con el derrocamiento y ejecución de Saddam Hussein, pero sin que eso asegurara la paz en Iraq donde, por el contrario, han estallado sangrientos enfrentamientos internos.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Tales antecedentes invitan a la prudencia a la hora de aceptar un hecho que, en realidad, es apenas una pieza del rompecabeza de una guerra sobre cuyas reales motivaciones Cn revista ya escribió en varias oportunidades. El tema, entonces, no es el operativo contra Bin Laden sino otro, aunque una acción militar en territorio de un país aliado sin que sus autoridades estén al tanto habla de la consideración de Washington por sus amigos. Es decir, ¿qué significa para el presidente Barack Obama este anuncio, y más aún si se acepta la tesis de que Bin Laden ya había muerto?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;La ocupación de Iraq y Afganistán obedece a consideraciones estratégicas y geopolíticas formuladas por influyentes sectores del poder de los Estados Unidos (6). Pero esta guerra supone un despliegue costoso y complejo. El anuncio de este enemigo emblemático, aporta un golpe a efecto útil para el proyecto reeleccionario de Barack Obama, hoy con serios problemas de imagen, y acaso puede ser el preludio de una disminución de este costoso esfuerzo bélico. Un gasto cada vez más difícil de sostener y que realizan también los aliados de Washington en un contexto, además, adverso por los duros efectos de la crisis financiera estallada en 2008. Por lo tanto, la "muerte" de Bin Laden ofrece al presidente norteamericano la posibilidad de reducir ese compromiso sorteando la dura oposición de la derecha.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Hasta aquí los hechos y el realismo. Quedan pendientes los graves problemas suscitados a partir de la guerra desatada a partir del 11/S: la violación del principio de no intervención en los asuntos internos de los Estados y el uso de las Naciones Unidas para tal fin; el uso de prácticas ilegales como el secuestro y la tortura de terroristas o supuestos tales (7); la toma de decisiones unilaterales en lugar de recurrir a herramientas políticas y diplomáticas para afrontar las cuestiones de la comunidad internacional. Problemas que, siguiento la lógica del editorial de este número, podrán ser encarados en modo eficaz a partir del reconocimiento de iguales derechos de todos los pueblos de nuestra aldea global.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;Notas&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;1 Cfr. J. Stiglitz-Linda J. Bilmes, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;i&gt;La guerra de tres billones de dólares&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;, Buenos Aires, 2008. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;2 Discurso integral de Alain Chouet, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt;&lt;u&gt;&lt;a href="http://dailymotion.virgilio.it/video/xc6jyy_l-integrale-du-discours-d-alain-cho_news"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;http://dailymotion.virgilio.it/video/xc6jyy_l-integrale-du-discours-d-alain-cho_news&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;3 En Youtube es posible encontrar archivos de la entrevista a B. Bhutto sobre la muerte de Bin Laden: &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="zxx"&gt;&lt;u&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=UnychOXj9Tg"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;http://www.youtube.com/watch?v=UnychOXj9Tg&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;4 Cfr. Ahmed Rashid, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;i&gt;Talibán&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;, Buenos Aires, 2002. Entre 1995 y 1999 varias veces delegaciones del gobierno talibán viajaron a Estados Unidos. "No hay problemas con ellos", declaraba la cancillería.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;5 Cfr. la eficaz reconstrucción de C. Bonini y G. D'Avanzo, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;i&gt;Il mercato della paura&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;, Roma, 2006.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;6 Cfr. Zbigniew Brzezinski, El gran tablero mundial, Buenos Aires, 1997; Cfr. El sitio web del think tank Proyecto para el Nuevo Siglo Americano, &lt;a href="http://www.newamericancentury.org/"&gt;www.newamericancentury.org&lt;/a&gt;, en especial el documento "Rebuilding America's Defenses".&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;7 Cfr. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;i&gt;Il mercato della paura&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;, op. Cit., allí se menciona que entre los miles de casos de secuestros clandestinos, figura el de Abu Omar egipcio raptado en Milán y devuelto luego de meses de encarcelamiento clandestino en Egipto y de torturas. La justicia italiana condenó a 23 agentes de la CIA por este delito.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-3649739909391874972?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/3649739909391874972/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/06/bin-laden-un-misterio-no-resuelto.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/3649739909391874972'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/3649739909391874972'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/06/bin-laden-un-misterio-no-resuelto.html' title='Bin Laden, un misterio no resuelto'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-DndIQsw1zg0/TelBVEBkvNI/AAAAAAAAAL0/F579uLPhSE8/s72-c/laden.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-7202831933576711539</id><published>2011-02-16T06:29:00.000-08:00</published><updated>2011-02-16T06:29:34.437-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Política'/><title type='text'>Ventanas que se abren</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:WordDocument&gt;   &lt;w:View&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:Zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:HyphenationZone&gt;21&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:DoNotOptimizeForBrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;Los países islámicos parecían un mundo poco disponible al cambio. En dos meses, cayeron dos dictaduras, en Egipto y en Túnez. ¿Qué sucede en el área islámica? &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-jmf-CkgqaZQ/TVve1vWRJqI/AAAAAAAAALw/6fobYq00eDI/s1600/egipto.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-jmf-CkgqaZQ/TVve1vWRJqI/AAAAAAAAALw/6fobYq00eDI/s1600/egipto.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;A mediados de los años ’80, cuando nadie presagiaba la caída del Muro de Berlín –el derrumbe de los regímenes socialistas europeos–, desde las columnas de Ciudad Nueva Antonio M. Baggio señalaba que el proceso político abierto por el entonces presidente Gorbachov –se solía usar las expresiones en ruso &lt;i&gt;perestrojka&lt;/i&gt; (reforma) y &lt;i&gt;glasnost&lt;/i&gt; (transparencia)– podría llegar mucho más lejos de lo que se imaginaba el líder soviético. Y así fue.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Del mismo modo, si se tiene en cuenta la complejidad del mundo islámico en el que, desde el pasado mes de diciembre, se han verificados giros políticos inesperados, puede que estemos frente a un fenómeno parecido a la caída del Muro de Berlín. También allí está aconteciendo algo inédito que abre ventanas inesperadas en un mundo que Occidente no suele comprender con facilidad.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;El área interesada por el fenómeno es muy amplia y con características distintas. Los hechos comenzaron en los países del Magreb, como se denomina la región occidental de los países árabes del norte de África (al-magrib en este idioma significa poniente), y que abarca Túnez, Libia, Marruecos, Argelia, Sahara Occidental y Mauritania. El Magreb es parte de la cuenca del Mediterráneo, con vínculos históricos con los vecinos europeos. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Allí la insurrección popular provocó la caída del dictador tunecino Ben Alí, quien tuvo que refugiarse en el exterior con su clan familiar considerado como una suerte de “cleptocracia”. Como mancha de aceite, las protestas se extendieron a Argelia y Marruecos, para luego llegar al área de Medio Oriente, provocando en Egipto la caída del presidente Hosni Mubarak, en Jordania cambios en el gobierno y medidas preventivas de seguridad en Siria. Hubo manifestaciones en Yemen y reclamos en Arabia Saudita, y luego el fenómeno se extendió al área asiática con manifestaciones en Irán.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Ante la persistencia de las protestas en Egipto y la inicial negativa de Mubarak a abandonar el poder, el mundo (y en especial los Estados Unidos), contuvo la respiración. Ese tembladeral mantuvo a los analistas en la incertidumbre, pues se&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;trataba nada menos que del país que controla el estratégico canal de Suez, y de una pieza clave del tablero medioriental al haber firmado un tratado de paz con Israel.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;A su vez, cambios tan importantes en países donde cada gobierno o casa real se mantiene firme en el poder desde hace décadas son inéditos. Las causas más aparentes se encuentran quizás en la mezcla de descontento social, agudizado por la crisis financiera estallada en 2008 que impacta fuertemente en el norte de Africa, y de &lt;/span&gt;&lt;span lang="ES-AR" style="font-family: Arial;"&gt;desgaste&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt; de regímenes autoritarios y corruptos que sólo favorecen una elite.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;En este contexto, la novedad es que en estos años muchos jóvenes, pese a los altos niveles de analfabetismo, han podido completar los estudios secundarios y hasta universitarios –aunque el desempleo entre quienes posee un título de estudio sea muy alto con puntas del 60-70%–. Otro factor ha sido el acceso a internet y a redes sociales como &lt;i&gt;twitter&lt;/i&gt; y &lt;i&gt;facebook&lt;/i&gt;. La mecha de la rebelión fue encendida pues por un sector pensante con acceso al resto del mundo. Y no es casualidad que en China, Corea del Norte, Myanmar y Cuba se limite el uso de internet.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Nos faltaría un espacio mayor para desarrollar el rol las redes sociales... &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;En todos los casos, el mayor temor de las miradas Occidentales se dirigió al rol que desempeñarían en esta situación los sectores más radicalizados de inspiración islámica, como los Hermanos Musulmanes o el Gia argelino. Ese temor no sólo no se vio confirmado, sino que, por ejemplo, los Hermanos Musulmanes participaron de las negociaciones entre gobierno y oposición en&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Egipto. Eso está diciendo dos cosas: o que la amenaza de estos sectores radicalizados fue amplificada, ya sea por Occidente, ya sea por los mismos regímenes para justificar su continuidad; o que estos sectores han ingresado a una etapa de mayor racionalidad y disponibilidad a la discusión política.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;El tema del radicalismo de matriz islámica no es menor. El temor a su influjo en la vida local ha motivado el apoyo de Occidente a las dictaduras de estos países, pese al discurso oficial de difusión la democracia en los países islámicos. El caso más patente es el de la invasión armada de Iraq y Afganistán. Es innegable el apoyo que ha recibido en 30 años el régimen de Mubarak, al tiempo que el tunecino Ben Alí llego al poder en 1987 con la complicidad del gobierno de Italia, mientras que la actual dictadura argelina, en 1991 se instaló con el apoyo de Francia. Del mismo modo, Occidente levanta su dedo acusador contra el régimen de Irán, pero soslaya y calla que el de Arabia Saudita, Emiratos Árabes Unidos, Pakistán, Libia y los países islámicos de Asia Central son dictaduras que nada tienen que envidiar a los así llamados “estados canallas”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;A nivel popular, y entre las elites políticas locales, este doble discurso de Occidente –y el recelo por el pasado colonialista desempeñado por las potencias europeas– siempre ha sido patente y no ha contribuido a mejorar relaciones que, en realidad, podrían haber favorecido el mutuo interés por el desarrollo de estos países en lugar de imponer una dudosa razón de Estado, tras la que se ocultaban intereses económicos. De hecho, sobre todo del Magreb provienen las olas migratorias que hoy los europeos intentan frenar desesperadamente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;¿Hacia dónde va este proceso? Es muy probable que el estallido social haya abierto una ventana que conduzca a la introducción de reformas políticas. Quizás, antes que una democracia formal al estilo Occidental la gente esté buscando una vida mejor. Escribió el periodista alemán Volkhard Windfuhur, corresponsal en El Cairo desde hace 56 años: “”Durante 30 años en funciones, Mubarak no se tomó ni un solo minuto para hablar al corazón de su gente. No tenía esa capacidad”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;span style="color: blue; font-family: Arial; font-size: 12pt;"&gt;Se ve que los caminos de la democracia –y es difícil no tender a ella en un mundo globalizado– van por sendas diferentes.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-7202831933576711539?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/7202831933576711539/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/02/ventanas-que-se-abren.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/7202831933576711539'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/7202831933576711539'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/02/ventanas-que-se-abren.html' title='Ventanas que se abren'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-jmf-CkgqaZQ/TVve1vWRJqI/AAAAAAAAALw/6fobYq00eDI/s72-c/egipto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-3388851016152877314</id><published>2011-02-01T07:10:00.000-08:00</published><updated>2011-02-01T07:10:01.668-08:00</updated><title type='text'>Revoluciones y doble discurso</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:WordDocument&gt;   &lt;w:View&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:Zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:HyphenationZone&gt;21&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:DoNotOptimizeForBrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;o:shapedefaults v:ext="edit" spidmax="1026"/&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;o:shapelayout v:ext="edit"&gt;   &lt;o:idmap v:ext="edit" data="1"/&gt;  &lt;/o:shapelayout&gt;&lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Pobreza y desempleo son motivo de un descontento que en Túnez, Egipto y varios países árabes se canaliza contra regímenes autoritarios. Con dualidad de criterio, Occidente apoya estos gobiernos cuando son amigos y los condena si son rivales.&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TUgclg2quGI/AAAAAAAAALo/cr0W1z7_AHY/s1600/egipto.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TUgclg2quGI/AAAAAAAAALo/cr0W1z7_AHY/s1600/egipto.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Luego de 23 años en el poder, el régimen tunecino del presidente Ben Alí sostenido por su clan familiar había caído en la corrupción. Popularmente se hablaba de “cleptocracia”. "Cuando comprar una computadora, un teléfono móvil o la pasta de dientes, se lo estás comprando a la familia", asegura Rim Ben Smail, catedrática de la Universidad de Túnez&lt;/span&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;1&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Mientras tanto, desde la crisis financiera de 2008, este país relativamente próspero –en base a los estándares del norte de Africa–, languidecía, con medio millón de desempleados sobre 10 millones de habitantes, una tasa alta si se tiene en cuenta que no es frecuente que la mujer trabaje. En el caso de los jóvenes, el porcentaje trepa al 30%, y se duplica al 60% entre quienes poseen un título universitario.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Y fue precisamente la muerte de un licenciado en informática que trabajaba como verdulero ambulante, Mohamed Boazizi, la mecha que encendió la revuelta en Tunez. El hombre se inmoló por protesta cuando la policía le reclamó un permiso de comercio que no podeía. Su muerte, sumada al aumento de precios de muchos productos de primera necesidad, desencadenó el caos, provocando brutales represiones y un centenar de muertos. Desde su blog, Lina Ben Mhenni comentaba: "La desocupación es la chispa... pero los tunecinos están hartos de 23 años de dictadura, de corrupción y de falta de libertad de expresión". En poco tiempo, a través de internet se convocaron huelgas y se difundieron videos de manifestaciones, sorteando los controles oficiales sobre la red (Túnez es el país de la región con mayor penetración de internet). Fue la primer ciberrevuelta de un pueblo contra su régimen. El 14 de enero, Ben Alí y su familia abandonaron el país, mientras se formaba un gobierno de unidad nacional que llamó a elecciones para mediados de 2011. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Pero las protestas y la violencia se extendieron a Egipto, otro país con una situación parecida a la tunecina, a Yemen y también en Marruecos, Argelia y Jordania. En Siria y Sudán, los gobiernos decidieron limitar el uso de internetya que las redes sociales tuvieron un papel clave en estas revueltas.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;El problema hubiera quedado circunscripto a estas áreas y a la cuestión social si los gobiernos cuestionados no hubieran recibido durante mucho tiempo el amplio apoyo de los países occidentales. Un apoyo que se justifica por intereses económicos pero también políticos más allá del hecho de ser regímenes autoritarios. De hecho, con una cínica dualidad de criterios respecto de otras dictaduras que, en cambio, son frecuentemente denunciadas por los mismos occidentales, acerca de estos países no se han levantado voces de protesta que no fueran las de ONG que por su misma naturaleza prescinden de las conveniencias políticas, como las que trabajan en le área de los derechos humanos. Este escenario, por lo tanto, pone en discusión de qué democracia habla Occidente cuando pretende instalarla en países como Iraq o Afganistán.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Repasemos un poco la historia más reciente de algunos de estos países. En el caso del ya ex presidente tunecino, su llegada al poder fue en 1987 gracias a un golpe de Estado palaciego apoyado por el gobierno de Italia. Ben Alí, en efecto, fue preferido al presidente legitimo Habib Bouguiba, líder luchador contra el colonialismo francés y negociador de la independencia de su país en 1954, ya débil y mayor, quien fue declarado incapaz. El entonces ministro italiano Gianni de Michelis, intentó atenuar la responsabilidad de su país: "Fue una suerte de golpe de Estado legítimo". Pero ¿por qué hubo silencio cuando Túnez era gobernado por una dictadura, mientras que en otros casos similares la postura italiana fue la opuesta? "Posiblemente había un conjunto de intereses particulares y de razonamientos generales", respondió el ex funcionario&lt;/span&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;2&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;. Es decir, a Roma le convenía más el nuevo gobierno de Ben Alí.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Similar dualidad de criterio ha sido aplicada en Argelia, al apoyar el golpe de Estado que evitó la muy probable llegada al poder del Frente Islámico de Salvación (FIS) en 1991, cuando Occidente quiso frenar a sectores islamistas radicalizados. Y otro ejemplo más es el respaldo, sobretodo de los Estados Unidos, al presidente de Egipto, Hosni Mubarak, quien está en el gobierno desde 1981, desde el atentado que asesinó a su precedesor Anwar el-Sadat, quien firmó el tratado de paz con Israel luego de las guerras que han enfrentado a los dos países 1967 y 1973. Pese a que el suyo ha sido un gobierno que dista mucho de ser un régimen democraticos, el apoyo como aliado de Occidente ha sido importante, cosa que le ha valido también algunos atentados como el de 1995 en Addis Abeba, del que puso escapar gracias a su jefe de los servicios de inteligencia. Por otro lado, Egipto se ha transformado en una escala para la CIA, que usa sus cárceles donde enviar a sospechados o acusados de terrorismo en la “lucha contra el terrorismo global”. Allí estos prisioneros - algunos fueron reconocidos inocentes - son torturados. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Pero hay más ejemplos todavía. El lujo de la clase dirigente de los Emiratos Arabes Unidos (EAU) oculta que de los 4,3 millones de sus habitantes sólo 800 mil poseen la ciudadanía y apenas 6.700 pueden acceder al voto. No se cuestiona la falta de democracia en los EAU pese a que no están permitidos los partidos políticos, no hay elecciones y está restringida la libre asociación y los derechos de los trabajadores. Es frecuente la trata de blancas y la esclavización de niños extranjeros para ser utilizados como jinetes en las carreras de camellos. Y si se pule un poco el barniz dorado de la dinastía de Arabia Saudí, aparece una mortalidad infantil del 23/1000, pese a un PBI per cápita cercano a los 10 mil dólares anuales. Allí se aplica la pena de muerte –medio centenar de personas al año– también por delitos como la sodomía y la brujería. También allí están prohibidos los partidos políticos, las elecciones, los sindicatos, los colegios de abogados, las organizaciones de derechos humanos. Los medios de comunicación son censurados.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;En este contexto, ¿es posible pretender que Occidente no sea mal visto en el mundo árabe? En lugar de la solución militar para luchar contra el terrorismo, los propios analistas del Pentágono hablan de la necesidad de un "enfoque cultural diferente y de opciones políticas innovadoras" porque "los musulmanes no odian nuestra libertad. Más bien odian nuestras políticas. La enorme mayoría rechaza la postura de Washington, que consideran unilateral, a favor de Israel y en contra de los derechos de los palestinos. Y el apoyo a regímenes tiránicos, especialmente el de Egipto, Arabia Saudita, Jordania, Pakistán y los Estados del Golfo"&lt;/span&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;3&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;. Paradojalmente, esta conducta termina favoreciendo&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;el predicamento y la popularidad de los grupos radicalizados. Estos, gracias a los fondos que reciben de los países petroleros, socorren a los pobres al tiempo que difunden sus doctrinas fundamentalistas para las cuales países como Estados Unidos es el reino del mal. Y Occidente es muy lento en comprender que precisamente esta política dual y&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;colonialista no paga. Y tarde o temprano deberá remplazarla.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 10pt;"&gt;(1) El País, de Madrid, 14.1.2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 10pt;"&gt;(2) Corriere della Sera, 16.1.2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial; font-size: 10pt;"&gt;(3) R. Reale, &lt;i&gt;Ultime notizie. Indagine sulla crisi dell'informazione in Occidente. I rischi per la democrazia&lt;/i&gt;. Roma, 2005, p. 305, citado por C. Bonini - G. D'Avanzo en &lt;i&gt;Il mercato della paura&lt;/i&gt;, Torino, 2006, p. 331.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-3388851016152877314?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/3388851016152877314/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/02/revoluciones-y-doble-discurso.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/3388851016152877314'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/3388851016152877314'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/02/revoluciones-y-doble-discurso.html' title='Revoluciones y doble discurso'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TUgclg2quGI/AAAAAAAAALo/cr0W1z7_AHY/s72-c/egipto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-7377438647569491614</id><published>2011-02-01T06:26:00.000-08:00</published><updated>2011-02-01T06:26:44.425-08:00</updated><title type='text'>Revoluciones en la era de internet</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TUgX8BMhBbI/AAAAAAAAALk/KDEnft2rarA/s1600/pc.jpeg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TUgX8BMhBbI/AAAAAAAAALk/KDEnft2rarA/s1600/pc.jpeg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background-color: #eeeeee; color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Una de las grandes paradojas de esta era de internet consiste en que  si es cierto que los medios de comunicación, por cuestiones de intereses  particulares o por respaldo a un determinado poder político,&amp;nbsp; están  como nunca en condiciones de manipular la opinión pública o controlarla -  basta considerar el gran juego de magia en vivo y en directo que feron  los atentados del 11 de setiembre y todo lo que siguió -, por otro lado,  como nunca en la red es posible conseguir aquella información que es  constantemente negada o manipulada.&lt;/div&gt;&lt;div style="background-color: #eeeeee; color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;En esta época de redes  sociales, de la comunicación en tiempo real, controlar a la opinión  pública pues es fácil y al mismo tiempo imposible. Los casos de Tunez y,  posiblemente, de Egipto están a la vista: incluso en una sociedad con  bajos niveles de educación, la red ha sido clave para hacer de soporte a  levantamientos populares en contra de regímens autoritarios y  corruptos. Los regímens autoritarios, tienen en internet algo que socava  su propias bases, porque son precisamente un gran espacio en el que la  gente puede actuar con libertad y con menores posibilidades de ser  condicionada. Por supuesto, toda herramiente depende siempre de cómo se  la usa. Pero indudablemente, vivimos en una época en la que la velocidad  de difusión de estos medios es tal que incluso pocas personas pueden  influir mucho. No es casualidad que China, Myanmar, Corea del Norte y  Cuba restringen notablemente el acceso a internet. Y Siria lo está  haciendo con facebook. El temor es mucho.&lt;/div&gt;&lt;div style="background-color: #eeeeee; color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Aunque el papel más  importante lo siguen jugando los grandes medios de comunicación, es  decir, los productores de culturas masivas, en épocas críticas la  iniciativa espontánea, cuando alcanza niveles de exasperación, como  ahora en el norte de Africa, encuentra sus propios caminos alternativos.&lt;/div&gt;&lt;div style="background-color: #eeeeee; color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Esto  parece explicar porqué quien pretende controlar una sociedad necesita  también de herramientas económicas y mediáticas. Las primeras son  necesarias para no crear situaciones que puedan derivar en estallidos  sociales, las segundas para inducir tendencias, apagar inquietudes, en  definitiva ablandar las conciencias mediante productos cautivantes que  obligan a la gente en su casa: Gran hermano, entretenimiento cada vez  más urticantes, el chusmerío de los reality show y de las soap opera,  etc.. En este sentido, se comprende el fenómeno de la permanencia en el  poder del jefe de gobierno de Italia, Silvio Berlusconi, un viejo  sátrapa obsesionado con las mujeres que ya no logra controlar su  tendencia, con investigaciones gravísimas y condenas que ha evitado sólo  gracias a oportunas prescipciones de la pena modificadas ad hoc. En  cualquier otra potencia que pretenda frecuentar el selecto grupo de los  más poderosos del planeta, desde hacía tiempo habría tenido que  renunciar. Sin embargo, la opinión pública no ha alcanzado el nivel de  saturación debido a que no existen problemas sociales explosivos  (aunque, sí, situaciones de crisis), y también gracias a un control  mediáticos que desde unos 30 años ablanda las conciencias de la gente  encerrándolas en sus ámbitos privados.&lt;/div&gt;&lt;div style="background-color: #eeeeee; color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;El gran problema de la era  de internet, no paren ser&amp;nbsp; tanto las redes y sus efectos en la gente.  Sino que sigue siendo el efecto de los grandes medios, el mainstream  mediático, y su gran capacidad de persuasion. Es allí que la ciudadanía  debe librar una gran batalla para reapropiarse de la calidad de estos  productos y de los tiempos que ellos insumen en la vida cotidiana  limitándolos a niveles racionales.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-7377438647569491614?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/7377438647569491614/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/02/revoluciones-en-la-era-de-internet.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/7377438647569491614'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/7377438647569491614'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/02/revoluciones-en-la-era-de-internet.html' title='Revoluciones en la era de internet'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TUgX8BMhBbI/AAAAAAAAALk/KDEnft2rarA/s72-c/pc.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-1337788525822927146</id><published>2011-02-01T06:20:00.000-08:00</published><updated>2011-02-01T06:20:57.636-08:00</updated><title type='text'>Nova semper quaerere et parta custodire</title><content type='html'>&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;E' il suggerimento di Sant'Ambrogio (De Paradiso, 25): cercare sempre il nuovo e  custodire quanto si é conseguito. Sono le due tendenze che devono essere  presenti in una cultura che voglia essere veramente autentica. Scrive  Stefano Zamagni: "Un progetto culturale scade dalla sua funzione quando  si limita a conservare e non si preoccupa di cercare il nuovo, di  afferrare le res novae (cose nuove). Ma esso scade anche quando per  inseguire il "nuovo" perde il contatto o addirittura recide il legame  con le proprie radici".&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Un progetto culturale abbraccia tanti tipi  di esperienze da quella ecclesiale (e non a caso cito ad Ambrogio), a  una organizzazione politica o sociale, un club sportivo, una istituzione  universitaria, ecc., ecc. Questa tensione tra vecchio e nuovo é vitale  ed essenziale. Perché poi le persone manifestano sul piano personale o  la tendenza a conservare o quella a innovare mentre l'equilibrio  consiste nell'apprezzare e sostenere questi due movimenti.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Pare  proprio una sfida adatta a questo mondo posmoderno (se si é d'accordo  con questa espressione), dove non abbiamo piú i punti di riferimento  fissi di un tempo, tutto é discusso, ed anche coloro che appartengono a  un credo o a una ideologia per la quale "militano" con dedizione sentono  gli scricchiolii di sistemi di pensiero che sotto il peso di un mondo  cambiato ci invitano a ripensare le cose e le realtá che ci circondano.  Ci invitano a non pensare che la religiositá si continui a esprimere  come 100 anni fa, che la politica sia quella che vediamo tutti i giorni  nei media, che l'economia sia quell'unico pensiero che sembre imperare  nonostante i suoi nefasti effetti, che la vita sociale segua gli stessi  ritmi e percorsi di un tempo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Cosa conservare e cosa rinnovare? Mi  pare che dietro la sapiente parola di Ambrogio va seguito un cammino  nel quale il dialogo (con la sua complessitá) sia il metodo principale.  Un dialogo nel quale l'altro e la sua proposta non mi minacciano, perché  pur se diversa e scomoda fanno parte di me, come io faccio parte di  loro. E' un "noi" e non un "io" che deve trovare le risposte e ricercare  il nuovo che attende essere scoperto. Cercarlo e disseminarlo. Continua  Zamagni nel suo scritto, che pure si occupa di economia civile ma che  serve su altri piani, e aggiunge: "Dobbiamo dunque tornare a disseminare  ad ampie mani e gettare semi nuovi senza troppo preocupparci di sapere  dove andranno a finire. Tenendo a mente che un progetto culturale (...)  scade anche - e forse&amp;nbsp; sopratutto - quando non riesce ad alimentare una  nuova speranza nelle persone, specialmente se giovani". E conclude  citando i versi del poeta Holderlin: "Vicino é il Dio, ma difficile é  afferrarlo. Ma lá dove c'é il rischio, cresce anche ció che salva". &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-1337788525822927146?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/1337788525822927146/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/02/nova-semper-quaerere-et-parta-custodire.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/1337788525822927146'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/1337788525822927146'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2011/02/nova-semper-quaerere-et-parta-custodire.html' title='Nova semper quaerere et parta custodire'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-5529875116714167462</id><published>2010-12-22T05:33:00.000-08:00</published><updated>2010-12-22T05:33:41.499-08:00</updated><title type='text'>Las causas no son los síntomas</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:WordDocument&gt;   &lt;w:View&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:Zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:HyphenationZone&gt;21&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:DoNotOptimizeForBrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Europa y la inmigración. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;La decisión de Francia de repatriar a los gitanos a su país de origen suscitó polémicas y el Gobierno tuvo que dar marcha atrás. Para el periodista francés Jean-Michel Merlin, el problema no es la delincuencia sino la miseria. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;por Alberto Barlocci &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;La reciente decisión del gobierno del presidente de Francia, Nicolas Sarkozy, de repatriar a los gitanos suscitó semanas atrás no pocas polémicas tanto en Francia como en el resto de los países europeos. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;La medida se enmarca en el contexto de una política de varios países europeos cada vez más restrictiva hacia los inmigrantes extranjeros, sobre todo los que provienen de regiones extraeuropeas, en especial el norte de África. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;En este caso, el Gobierno galo adujo razones de seguridad, debido a serios incidentes que se verificaron entre la policía y algunas comunidades de gitanos, acusados de actividades delictivas. Más tarde, las autoridades tuvieron que admitir que la misma policía también había recurrido a métodos ilegales contra los gitanos.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;En su momento, desde estas páginas (ver &lt;i&gt;Cn revista&lt;/i&gt;, abril de 2010) se hizo mención al hecho de que la vinculación entre inmigración extranjera y actividad delictiva frecuentemente responde más a mitos y prejuicios que a una cuestión con fundamento estadístico, sin con ello negar que existan personas inmigrantes que cometen delitos. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;El periodista de la revista francesa &lt;i&gt;Nouvelle Cité&lt;/i&gt;, Jean-Michel Merlin, confirma que el eje del problema es otro: “Más bien tenemos delincuencia allí donde hay miseria. No hablo de pobreza –aclara–, sino de miseria. Y no se trata de una novedad. Tengamos presente que en la historia los sectores que sufrían mayor miseria han sido los de las zonas rurales, y la violencia venía de los campesinos... El tema, entonces, es el hambre”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;¿Se trata de un fenómeno extendido? “Por cierto, en los barrios periféricos –responde Merlin–, en la zona parisina llamada &lt;i&gt;banlieu&lt;/i&gt;, por ejemplo, se ven situaciones que asustan. Pero cuando tienes 18 o 20 años, estás sin trabajo y sin perspectivas de crecimiento, en un ámbito familiar en el que el desempleo ha sido una experiencia tanto del padre como del abuelo, desembocar en la violencia es bastante probable. Sin embargo – advierte el periodista – no necesariamente se trata de inmigrantes. Porque si hablamos de tercera generación, ya son ciudadanos franceses. Por lo tanto, el tema deja de ser la inmigración y volvemos a la cuestión económica”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;En efecto, para Jean- Michel Merlin Francia pasa por una situación crítica, que por otro lado comparte con las economías del resto de los países de la Unión Europea. “El problema fundamental tiene que ver con que los números son críticos. Frecuentemente, para los gobiernos de derecha es más fácil echarle la culpa a ciertos fenómenos sociales. Y eso no es apropiado porque, por otro lado, sin la presencia de los inmigrantes que hacen aquellos trabajos que los franceses ya no quieren hacer, no sabríamos como seguir adelante”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Una aclaración ésta última que es válida no sólo para el país galo, sino también para las demás economías más poderosas del Viejo Continente, en las que los trabajos menos cotizados e insalubres son realizados por los inmigrantes extraeuropeos. A su vez, una reciente encuesta de la prestigiosa revista francesa &lt;i&gt;La Croix&lt;/i&gt; ubica el tema de la seguridad al sexto lugar de las principales preocupaciones de la ciudadanía. El primer lugar de la lista, en cambio, es la estabilidad laboral, la cual, en Europa, no siempre está garantizada: en España, en el mes de agosto, el desempleo superó el 20%. En otros casos, al desempleo se agrega la precariedad del trabajo. Y un extremo en este sentido lo constituye Italia, donde hasta hay contratos de trabajo semanales.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Volviendo a la situación francesa, la pregunta es: ¿por qué la decisión del Ejecutivo suscitó el rechazo generalizado de la Unión Europea?. “El tema es que la disposición que tomó el Ministerio del Interior&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;– explica Merlin – es ilegítima tanto para la Constitución francesa, como para la europea. Nuestra Carta Magna prohíbe hacer censos en base a la raza, por lo cual no se puede hacer un censo para establecer quién es o no gitano. De hecho, sucesivamente, el Ministerio del Interior modificó su disposición y sacó el concepto de “gitano”. Por lo tanto, lo que se combate es la delincuencia. Pero una cosa es repatriar a un delincuente, sobre lo que no hay nada que objetar; y otra muy distinta repatriar niños, mujeres y ancianos, metiendo a todo el mundo en la misma bolsa. A su vez, los gitanos son ciudadanos rumanos, por lo tanto, miembros de la Unión Europea, y por eso con derecho a desplazarse libremente por todo el territorio del bloque”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;La problemática tiene varios costados. Uno tiene que ver con la necesidad de que la Unión Europea profundice todavía más su experiencia de integración. Merlin está de acuerdo: “Hace falta más Europa – agrega – porque la actual crisis financiera no puede ser resuelta por cada país en modo individual. Esto ya no es posible”. Palabras éstas llenas de sentido común, a las que se suman las de la Iglesia católica, que desde hace muchos años invita a los países más avanzados a intervenir cooperando en el desarrollo de los países pobres, precisamente en el intento de frenar de raíz la emigración. Esto evitaría no sólo el problema del desarraigo sino también el fenómeno de la emigración en condiciones de ilegalidad, madre de una vida al margen de la sociedad civil, particularmente expuesta a caer en la trampa de la delincuencia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;No por nada son pocos los países europeos que cumplen con el compromiso de destinar el 0,7% de su producto bruto interno a la cooperación para el desarrollo. Más que un gasto, debería entenderse como una inversión. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-5529875116714167462?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/5529875116714167462/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/12/las-causas-no-son-los-sintomas.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/5529875116714167462'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/5529875116714167462'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/12/las-causas-no-son-los-sintomas.html' title='Las causas no son los síntomas'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-5565655401302367859</id><published>2010-12-22T05:28:00.000-08:00</published><updated>2010-12-22T05:28:53.572-08:00</updated><title type='text'>Una necesidad de época</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:WordDocument&gt;   &lt;w:View&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:Zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:HyphenationZone&gt;21&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:DoNotOptimizeForBrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Estudios sobre la fraternidad&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;h1 style="color: blue;"&gt;&lt;/h1&gt;&lt;h1 style="color: blue;"&gt;&lt;/h1&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Diálogo con Antonio María Baggio, impulsor de una red de investigadores que trabajan en torno a la idea de la fraternidad en el pensamiento latinoamericano y su dimensión como categoría política.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Por José María Poirier y Alberto Barlocci &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;La charla con Antonio María Baggio docente de la Universidad Sophia, el instituto universitario fundado por los Focolares cerca de Florencia, se desarrolla en un bar de Tucumán, durante una pausa del seminario de la Red de Universitarios para Estudios sobre la Fraternidad (RUEF), en agosto pasado. Docente de filosofía, politólogo e investigador, como buen italiano del norte –de la llanura padana, arrasada por el sol en el verano, bajo un manto de nieve en el largo invierno– Baggio es parco y reservado. Acostumbra ponderar el significado de cada palabra y, como todo académico, es preciso cuando expresa un concepto, puntilloso cuando cita un nombre o algunos dichos. Sabemos que no es el entusiasmo lo que lo lleva a presentar la fraternidad como una “necesidad de nuestra época”, sino una atenta reflexión.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;¿Cuál sería el punto de partida para instalar un debate sobre la fraternidad?&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;La constatación de un fracaso. De los tres principios del tríptico de la Revolución Francesa –libertad, igualdad y fraternidad– la aplicación de los primeros dos ha sido extremadamente parcial en algunos lugares e imperfecta en otros. Y esto no sólo en regiones del mundo que aún viven en relaciones de injusticia y de explotación, sino también en países desarrollados. La insatisfacción es tal que algunos se preguntan si los ideales de la democracia se pueden realizar. Ya en los años 60 lo puso en duda Robert Dahl, quien estudió las formas modernas de la democracia. Y llega a la conclusión de que esos ideales se pueden vivir, sí, pero en ámbitos reducidos como la familia, una pequeña red de relaciones, un pueblo, pero ya no en una gran ciudad. En efecto, si la aplicabilidad de principios como la libertad y la igualdad depende del grado de extensión, significa un fracaso del proyecto democrático.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Zygmund Bauman, el sociólogo polaco, observa algo parecido... &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Sí, él considera que sin esos principios no se puede vivir. Y que están presentes en la sociedad, pero en forma oculta. Hay quien está dispuesto a renunciar a la fraternidad a cambio de la seguridad, por ejemplo. En ese sentido, el acceso a cierto nivel de consumo da una apariencia superficial de igualdad. Y la realidad virtual da una cierta sensación de fraternidad. Por lo tanto son aspectos deformados del mismo tríptico, porque aun así necesitamos principios. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="color: blue;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Si bien es un concepto que no tiene buena prensa en el ámbito político, ¿qué lo induce a pensar que es necesario volver al valor de la fraternidad?&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Según nuestros estudios, en las grandes crisis, cuando no se pueden asegurar los principios de libertad e igualdad, se ha recurrido a la fraternidad. Por ejemplo, en oportunidad de una guerra o un evento trágico los ciudadanos apelan espontáneamente a la fraternidad para crear las condiciones de una vida basada en la libertad y la igualdad. Aparece como la única posibilidad relacional que luego crea el resto de las relaciones, que sucesivamente son codificadas. Luego de liberarse del enemigo, la Constitución habla de libertad e igualdad mientras que supone la fraternidad. Este es un papel histórico, reconocido e importante. Por lo tanto, no es un elemento derivado sino una fuente generadora, es una condición para el ejercicio de los demás principios.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Ha sucedido con el fin del régimen de Apartheid en Sudáfrica, con los tribunales tradicionales de Ruanda luego del genocidio, y en los países que se han liberado del colonialismo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="color: blue;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;En ámbitos políticos suele suceder que el otro más que un adversario es un enemigo y, por lo tanto, es alguien a quien destruir. ¿No es escéptico convocar a un valor tan alto? &lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;La fraternidad no reemplaza las reglas de la buena política, las mejora. La competencia política es importante porque es sinónimo de libertad; en caso contrario, faltaría la posibilidad de optar entre varios candidatos. Pero hay modos y modos de competir: esta palabra deriva del latín &lt;i&gt;cum-petere&lt;/i&gt;, es decir, buscar, pedir juntos, aunque por caminos distintos y de diferentes maneras. El hecho de ser distintos y medirse para saber quién es el mejor, sigue involucrando un vínculo, que es ese &lt;i&gt;cum&lt;/i&gt; (juntos): el fin es lograr el bien para todos los que compiten. Otra cosa es la disputa posicional: es una pugna destructiva, donde lo importante es anular al otro para ocupar su lugar. En cambio la competencia política genuina asigna roles distintos: el adversario que pierde no es anulado sino que asume el rol de opositor, que es constructivo para todo el país. El ganador cuenta con las garantías de quien ha perdido en las elecciones, porque las funciones de contralor político más importantes deben ser ocupadas por la oposición. En este escenario la fraternidad reduce el nivel de los conflictos y ayuda a reconocer en el otro la validez de su vocación política y de la diversidad. Los hermanos son muy distintos entre sí y la fraternidad nos permite apreciar las verdaderas diferencias, no las motivadas por la lucha posicional. La fraternidad no cambia ni es un edulcorante de la política, sino que ayuda a que se la viva mejor.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Sin embargo, la constante contraposición entre adversarios políticos en todo el mundo no deja vislumbrar indicios de fraternidad&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Hay que generar las condiciones para poder hablar en estos términos. De lo contrario se sigue una lógica polar, binaria: amigo-enemigo, proletarios-capitalistas, que no interpreta exactamente la realidad. La existencia de graves injusticias a veces presentan como verdaderos y sensatos aquellos discursos que subrayan sólo el choque. Sucedió con el marxismo y el socialismo radical en sociedades de rápida industrialización, donde de verdad había injusticias. Y es mucho más fácil entrar en acción y movilizar las masas a partir de una ideología binaria: “Yo soy bueno, él es malo, actuemos contra el malo”. Pero este tipo de discursos no logra sostenerse en una situación que evoluciona, e incluso la lectura de la realidad cambia cuando se tiene en cuenta la complejidad social. Uno de los problemas actuales es la herencia de los pensamientos binarios. Existe un liberalismo en el que hay amigos de la libertad, que son los buenos, y plantea enemigos; la igualdad ha creado un humanismo binario. Pero ninguno está en condiciones de interpretar la realidad. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;¿Entonces cómo hay que leerla? &lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;El filósofo y político contemporáneo Edgard Moren dice que hay que recuperar el pensamiento de la complejidad porque los razonamientos simplificadores, reduccionistas, no logran interpretar la realidad y, por lo tanto, tampoco ubicarnos en condición de actuar bien. Para él significa recuperar el tríptico liberad, igualdad y fraternidad. La libertad y la igualdad no se contraponen, como lo hemos vivido después de la revolución francesa, y la fraternidad las une. Para Moren no es un camino fácil, y tenemos que vivir la fraternidad en esta dimensión y no porque seamos creyentes. Dice que no hay una buena noticia, que no somos salvados sino que el nuestro es un mundo en el que estamos perdidos, y por eso tenemos que comportarnos como hermanos. Es una época en la que los políticos actúan de modo binario y atrasado respecto de la realidad. Y si bien admite que hay casos en los que funciona, ya no en Occidente. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="color: blue;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Se refiere a la complejidad de las interrelaciones humanas, que son más ricas que la mera contraposición.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;La fraternidad lleva los conflictos a nivel fisiológico. Puede parecer utópico cuando asistimos a los grandes choques políticos, pero en la vida de las ciudades, en lo cotidiano, si no existiera una actitud que privilegia el interés de la mayoría y la solución de los problemas concretos, no podríamos sobrevivir.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-5565655401302367859?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/5565655401302367859/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/12/una-necesidad-de-epoca.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/5565655401302367859'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/5565655401302367859'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/12/una-necesidad-de-epoca.html' title='Una necesidad de época'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-3915707217475570959</id><published>2010-09-23T18:01:00.000-07:00</published><updated>2010-09-27T06:48:20.514-07:00</updated><title type='text'>Lecturas: Los que susurran.</title><content type='html'>&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TJv4Jh1rSmI/AAAAAAAAALc/TkLtXy8IdRM/s1600/libro.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TJv4Jh1rSmI/AAAAAAAAALc/TkLtXy8IdRM/s1600/libro.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: small;"&gt;En su conocida novela, &lt;i&gt;1984&lt;/i&gt;, George Orwell quiso realizar una denuncia contra los horrores de los regímenes totalitarios. El escritor tenía tan claro lo que estaba aconteciendo en la Unión Soviética que, al leer esta obra monumental de Orlando Figes, el lector no puede dejar de evocar muchos fragmentos de &lt;i&gt;1984&lt;/i&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Con inteligencia, el autor penetra en la intimidad de la vida de las familias que padecieron la represión paranoica de Joseph Stalin sobre todo a lo largo de los años ’30 – estamos hablando de decenas de millones de personas. Gracias a decenas de entrevistas, testimonios, correspondencia, diarios personas, Figes reconstruye minuciosamente retazos de la vida cotidiana de adultos, niños, jóvenes, ancianos transformada en una alucinante pesadilla. Ilustrar tanto sufrimiento en modo acabado es tarea imposible, pero el intento es meritorio. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Muchas de esas personas, o la gran parte, eran dirigentes del partido y fervientes comunistas que nunca pudieron saber por qué fueron objeto de una persecución tan absurda cuan inútil, alimentada por la paranoia estalinista. Acaso la imagen más patética la constituyen precisamente aquellos que, aun protestando su inocencia, afrontaron la cárcel y hasta&amp;nbsp; el pelotón de ejecución convencidos de que si el partido disponía eso era por el bien de la revolución. En esos casos, con gran frecuencia incluso el vínculo de amor entre esposos, los lazos familiares pasaban en segundo lugar, pues aun las personas más amadas se convencían de que si alguien era arrestado era por alguna razón. Por eso el primer intento del acusado era el de asegurar su inocencia. Sofia Antonov-Ovseienko quien fue arrestada en 1937 ignorando que su marido Vladimir,&amp;nbsp; un anciano bolchevique que en 1917, en los días de la revolución, participò del asalto al Palacio de Invierno y que sucesivamente fue embajador y comisario de Justicia, había corrido con la misma suerte, así le escribía&amp;nbsp; en el intento de asegurarle su inocencia: "¿Recuerdas que siempre decíamos que si alguien era arrestado en nuestro país debía haber buenas razones para ello, algún delito cometido..., algo justificado? No hay duda de que en mi caso también hay algo que lo justifica, pero no sé qué puede ser&amp;nbsp; (...). Durante los últimos tres días me he dedicado a revisar mi vida, preparándome para la muerte. No encuentro en ella nada que pueda considerarse criminal (...). Conoces lo que hay en el fondo de mi corazón, sabes que mis acciones, mis pensamientos y mis palabras son leales y genuinos. Pero el hecho de que esté aquí debe de significar que he cometido algún delito..., que he hecho algo mal, y no sé qué puede ser..." La de Sofia fue la tragedia de millones de personas que ignoraron en todo momento las razones de su arresto, de su condena y de su ejecución, o, en el mejor de los casos, de su transformación en parias acusados de ser "enemigos del pueblo". Alrededor de cada persona y de su familia se creaba literalmente el vacío: los hijos terminaban odiando a los padres, los maridos a sus esposas y viceversa, trasladando así el odio hacia un aparato estatal que transmitía un terror ciego que frantumaba todo lazo familiar y de amistad o de solidaridad. La palabra más inocente, una espresión poco prudente y también una acusación infundada motivada por la envidia podían transformar la vida de una familia en una pesadilla, y provocar su desmembramiento.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;No acusar a los propios padres, al marido o a la esposa o cualquier pariente o amigo podía ser motivo a su vez de una dura condena. Lo cual permite formar una cabal idea del clima social que se vivió en la Rusia de Stalin. Una capa pesada de sospecha bajó en una vida cotidiana de aquellos años de purgas marivas, durante los cuales nadie sabía a ciencia cierta , como Sofia, qué podía llevarlo al exilio, a una larga condena o, peor, a ser ejecutado.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ni siquiera el fiel cumplimiento de las tareas asignadas o una vida de dedicación al partido según la más estricta ortodoxia ideológica podía salvar de la persecución y la represión. El caso de Nicolai Yezhov, predecesor del terrible Laurenti Beria a la cabeza de la NKVD, la policía secreta, es por demás emblemático. Yezhov ejecutó con celo las disposiciones de Stalin arrestando a millones de personas. Ese mismo celo, cuando el máximo líder consideró los perjuicios de esa política, lo llevo a ser condenado a muerte.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Figes aporta un texto valioso y una meticulosa documentación que es, a la vez, una advertencia permanente sobre los peligros que encierra todo régimen totalitario y sobre&amp;nbsp; la maldad humana lisa y llana. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Los que susurran. &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;La represión en la Rusia de Stalin. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Orlando Figes, Edhasa, Buenos Aires, 2009, pp. 890. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-3915707217475570959?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/3915707217475570959/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/09/lecturas-los-que-susurran.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/3915707217475570959'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/3915707217475570959'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/09/lecturas-los-que-susurran.html' title='Lecturas: Los que susurran.'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TJv4Jh1rSmI/AAAAAAAAALc/TkLtXy8IdRM/s72-c/libro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-2711918042584333918</id><published>2010-09-20T15:34:00.000-07:00</published><updated>2010-09-20T15:34:58.327-07:00</updated><title type='text'>Il business dell'inquinamento</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TJfhQdy_MwI/AAAAAAAAALU/pnqTgViq2Dw/s1600/kyoto.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TJfhQdy_MwI/AAAAAAAAALU/pnqTgViq2Dw/s320/kyoto.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;L'inquinamento  ha il suo mercato. Il capitalismo, che nell'ultima crisi  finanziaria  orginatasi negli Stati Uniti ha dimostrato aver superato  ogni limite in  materia di etica e di aviditá, non finisce di  sorprendere. Almeno gli  ignoranti come me. Martín Caparrós, scrittore  argentino, riporta nel suo  recente libro "Contra el cambio" il curioso   -ma poi non tanto- "mercato" delle emissioni contaminanti di CO2 che   starebbe per fatturare intorno ai 1.200 miliardi di dollari all'anno. In   base al Protocollo di Kyoto (ormai superato e insufficiente, ma questo  é  un altro tema) ogni paese ha assegnata una quota di emissioni di  CO2.  Nazioni meno sviluppate o interessate all'affare, cosa fanno?:  emettono  meno della quota assegnata e la differenza la vendono - grazie   all'intermediazione di finanziarie come la ineffabile JP Morgan - nel   mercato dei crediti di carbonio. Tale quota viene poi ricomprata da   imprese del mondo industrializzato che cosí acquistano il "diritto" a    contaminare. La creativitá dei manager di questa "alta finanza" le   pensano tutte. Anche quella di comprare 10 milioni di forni ecologici   che emettono due o tre tonnellate meno di CO2 all'anno in paesi come   Ghana, Kenia, Uganda, per poi acquistare i titoli di quelle emissioni da   rivendere a 10-15 dollari. Ossia, investendo 50 milioni di dollari in   forni ecologici, ci sarebbe da spartirsi da 200 a 450 milioni di   dollari. Niente male come affare. Peccato che di mezzo ci sia il nostro  ambiente in quanto bene comune destinato a tutti. Come i vati della  crisi statunitense, anche questi magari  riceveranno premi e  riconoscimenti o la copertina di qualche settimanale  di spicco. Tanto,  eventualmente, la crisi viene dopo. Vanno tenuti occhi ed orecchie  aperte!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-2711918042584333918?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/2711918042584333918/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/09/il-business-dellinquinamento.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/2711918042584333918'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/2711918042584333918'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/09/il-business-dellinquinamento.html' title='Il business dell&apos;inquinamento'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TJfhQdy_MwI/AAAAAAAAALU/pnqTgViq2Dw/s72-c/kyoto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-7768903756386828700</id><published>2010-09-09T06:43:00.000-07:00</published><updated>2010-09-09T06:43:49.625-07:00</updated><title type='text'>El negocio de la guerra</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:WordDocument&gt;   &lt;w:View&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:Zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:HyphenationZone&gt;21&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:DoNotOptimizeForBrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; line-height: 120%; vertical-align: middle;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black; letter-spacing: -0.3pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; line-height: 120%; vertical-align: middle;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black; letter-spacing: -0.3pt;"&gt;La conducción de la guerra en Iraq y Afganistán revela los intereses de empresas privadas.&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="color: black; letter-spacing: -0.3pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 11.5pt; text-align: left; vertical-align: middle;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang="EN-US" style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang="EN-US" style="color: black; font-family: Helvetica-BoldOblique; font-size: 10pt;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" hspace="0" vspace="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;   &lt;td align="left" style="padding: 0cm;" valign="top"&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="page-break-after: avoid; text-align: left; vertical-align: middle;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; line-height: 12.3pt; text-align: justify; vertical-align: middle;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TIjkWo5mlpI/AAAAAAAAALM/h-5P8Cjo2IQ/s1600/guerra.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TIjkWo5mlpI/AAAAAAAAALM/h-5P8Cjo2IQ/s320/guerra.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;La publicación por parte del sitio Wikileaks de 91 mil documentos reservados provocó en julio un nuevo dolor de cabeza a la Casa Blanca, ya que quedaron evidenciados más problemas en la conducción de la guerra en Iraq y Afganistán: se habla de violaciones a los derechos humanos, falta de controles y corrupción.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; line-height: 12.3pt; text-align: justify; text-indent: 5.65pt; vertical-align: middle;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;No es una novedad que la presencia de los Estados Unidos y sus aliados en Iraq y Afganistán responde a motivos que no son precisamente la lucha contra el terrorismo y la instauración de la democracia. Pero es cada vez más difícil ocultar que hay de por medio intereses comerciales y el control de los recursos energéticos. En junio, el presidente de Alemania, Horst Köhler, tuvo que dimitir por confesar públicamente que los soldados alemanes destacados en Afganistán estaban defendiendo esos intereses.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; line-height: 12.3pt; text-align: justify; text-indent: 5.65pt; vertical-align: middle;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify; vertical-align: middle;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black; letter-spacing: 0.25pt;"&gt;¿Cuánto cuesta la guerra? &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; line-height: 12.3pt; text-align: justify; text-indent: 5.65pt; vertical-align: middle;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;El costo de esos conflictos se ha disparado. Según el Pentágono, se gastan en Iraq 12.500 millones de dólares mensuales y 16.000 millones en Afganistán. Los economistas Joseph Stiglitz y Linda J. Bilmes estiman que ese costo alcanzará, en el primer país, los 3 billones de dólares (3 millones de millones). La Segunda Guerra Mundial supuso en cuatro años un costo de 5 billones de dólares en 2007.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; line-height: 12.3pt; text-align: justify; text-indent: 5.65pt; vertical-align: middle;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;Pero no sólo el volumen del gasto genera dudas, sino cómo se está usando ese dinero. Hay 90 investigaciones que intentan aclarar irregularidades en contratos de asesoramiento, provisión de alimentos, armamentos, etcetéra. La Agencia Auditora de la Defensa de los Estados Unidos señala sus dudas sobre facturas por 10.000 millones de dólares. Al tiempo que han desaparecido 8.800 millones de dólares destinados al Fondo de Desarrollo de Iraq, ante los escasos controles por parte de las autoridades de la Coalición.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; line-height: 12.3pt; text-align: justify; text-indent: 5.65pt; vertical-align: middle;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;Las numerosas empresas privadas que acompañan al ejército estadounidense en la región, además de brindar servicios, intervienen en el conflicto y en algún caso dirigieron a los soldados. Lo cual significa una privatización de la guerra como pocas veces hubo en la historia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; line-height: 12.3pt; text-align: justify; text-indent: 5.65pt; vertical-align: middle;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;Para contar con esas empresas, a menudo la administración Bush recurrió a la contratación directa, utilizando el sistema de “licitación de candidato único”. En otros casos se utilizó la “administración delegada”: a la empresa contratada se le reembolsan todos los gastos, más un beneficio sobre la base del costo. Eso ha alimentado la tendencia a inflar los números para aumentar el margen de beneficio. Entre las empresas más sospechadas figura Halliburton, en su momento dirigida por el ex vicepresidente Dick Cheney. Los contratos que se le han adjudicado sin competidores sumaban 19.300 millones de dólares hasta 2007. Cabe recordar que la firma aportó al partido de Bush más de 1,1 millón y que sus acciones crecieron más del 200% entre 2003 y 2007. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; line-height: 12.3pt; text-align: justify; text-indent: 5.65pt; vertical-align: middle;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black; letter-spacing: -0.1pt;"&gt;Escapar a los controles no es complicado, ya que los supervisores del Departamento de Defensa disminuyeron el 25% entre 1998 y 2004, mientras las subcontrataciones crecieron el 105%. Por otro lado, el Gobierno no está obligado a dar información sobre contratos que estén por debajo de los 50 millones de dólares. Por eso a menudo se recurre a más subcontratos para no alcanzar ese monto y evitar explicaciones. Esto justifica también la cantidad de empresas contratadas. Según el Consejo Americano Británico de Investigación sobre la Seguridad (BASIC) los datos oficiales hablan de 68 empresas militares privadas contratadas en 2004, aunque otros datos señalan que son más de cien.&lt;/span&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; line-height: 120%; vertical-align: middle;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify; vertical-align: middle;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black; letter-spacing: 0.25pt;"&gt;Privatización de la guerra&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; line-height: 12.3pt; text-align: justify; text-indent: 5.65pt; vertical-align: middle;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;El uso de contratistas privados genera cuestionamientos éticos y legales. El problema, lejos de resolverse, se acentuará a partir del reciente retiro de las unidades estadounidenses de combate, debido a que la tarea de seguridad quedará confiada precisamente a soldados privados. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; line-height: 12.3pt; text-align: justify; text-indent: 5.65pt; vertical-align: middle;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;EL famoso caso de vejaciones a prisioneros iraquíes en la cárcel de Abu Ghraib terminó con la baja de los militares responsables de los apremios, por decisión de la justicia militar a la que estaban sometidos. Poco se dijo que quienes disponían esos apremios eran los civiles de la empresa CACI internacional, “asesora” en materia de seguridad. Por una medida aplicada desde 2004, los contratistas privados gozan de total inmunidad ante la justicia civil y militar norteamericana, motivo por el que ningún civil respondió por los abusos en Abu Ghraib.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; line-height: 12.3pt; text-align: justify; text-indent: 5.65pt; vertical-align: middle;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;En materia de seguridad del personal diplomático, el Departamento de Estado pasó de utilizar 1.000 millones de dólares en 2003, a los 4.000 millones gastados en 2007. El primer administrador provisional de Iraq, Paul Bremen, contrató para eso y por adjudicación directa a Blackwater Security (hoy rebautizada Xé) por 27 millones de dólares. El volumen de negocios de esta empresa que brinda mercenarios pasó de 100 millones de dólares en 2004 a 1.200 millones en 2007.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; line-height: 12.3pt; text-align: justify; text-indent: 5.65pt; vertical-align: middle;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;El costo de un soldado privado varía. Si es estadounidense y muy competente, podrá llegar a los 1.200 dólares diarios. Un contrato atractivo, si se lo compara con los 140-190 dólares que gana por día un sargento del ejército. El precio baja si los mercenarios provienen de otros países. Xé pagó 4.000 dólares por mes a los rumanos y chilenos, bastante menos a hondureños y salvadoreños, hasta llegar a los colombianos, contratados por menos de mil por mes.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; line-height: 12.3pt; text-align: justify; text-indent: 5.65pt; vertical-align: middle;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;No es fácil saber cómo operan estos ejércitos privados. El Washington Institute for Policy Studies descubrió en 2004 que estas empresas no informan acerca de cómo usan fondos y bienes del Estado. Su cantidad es una estimación: en octubre de 2006, frente a 7.200 soldados de Gran Bretaña presentes en Iraq, había 21.000 mercenarios. Se estima que por cada soldado de los Estados Unidos, hay un contratista privado tanto en Iraq como en Afganistán.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; line-height: 12.3pt; text-align: justify; text-indent: 5.65pt; vertical-align: middle;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;Ocultar el sol con la mano no es posible. Hoy queda claro lo que siempre se sospechó: la invasión de estos dos países responde a intereses políticos funcionales a los de corporaciones privadas.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; line-height: 12.3pt; text-align: justify; text-indent: 5.65pt; vertical-align: middle;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: small;"&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black; letter-spacing: -0.3pt;"&gt;Artículo publicado en el número 514 de Cn revista, setiembre de 2010. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; line-height: 12.3pt; text-align: justify; text-indent: 5.65pt; vertical-align: middle;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; line-height: 12.3pt; text-align: justify; text-indent: 5.65pt; vertical-align: middle;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; line-height: 120%; vertical-align: middle;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;Acerca de estos temas aconsejamos la lectura de: &lt;br /&gt;&lt;span style="font-variant: small-caps;"&gt;Joseph Stiglitz – Linda J. Bilmes&lt;/span&gt;, &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;La guerra de los tres billones de dólares&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;, Madrid, Taurus, 2008; &lt;span style="font-variant: small-caps;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; line-height: 120%; vertical-align: middle;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-variant: small-caps;"&gt;Rolf Uesseler&lt;/span&gt;, &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;La guerra como negocio&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;, Bogotá, Norma, 2007;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; line-height: 120%; vertical-align: middle;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-variant: small-caps;"&gt;Jeremy Scahill&lt;/span&gt;, &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;Blackwater&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;, Madrid, Paidós, 2007.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: black;"&gt;La ilustración es de Cecilia Gerpe&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-7768903756386828700?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/7768903756386828700/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/09/el-negocio-de-la-guerra.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/7768903756386828700'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/7768903756386828700'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/09/el-negocio-de-la-guerra.html' title='El negocio de la guerra'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TIjkWo5mlpI/AAAAAAAAALM/h-5P8Cjo2IQ/s72-c/guerra.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-5762564857329994583</id><published>2010-08-21T11:51:00.000-07:00</published><updated>2010-08-21T11:51:09.252-07:00</updated><title type='text'>¿Los Estads Unidos se retiran de Iraq?</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/THAbdLV5BwI/AAAAAAAAAK8/Zuyso7Sr1mo/s1600/iraq.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/THAbdLV5BwI/AAAAAAAAAK8/Zuyso7Sr1mo/s320/iraq.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;La Casa Blanca anunció el retiro de unidades de combate de Iraq. De  este modo, para fin de año habrán dejado el país unos 100 mil soldados y  sólo quedarían unos 50 mil, pero con funciones de "asesoramiento" y  "entrenamientos" de las fuerzas armadas iraquíes. El anuncio, por parte  de una administración preocupada por recuperar la imagen en caída del  presidente Obama, y en vista de próximos compromisos electorales, debería generar optimismo y alivio. Pero resulta que  en política el escepticismo es casi necesario. Los hechos políticos y  sus efectos deben reflejar los gestos y las palabras. Cabe entonces  reflexionar.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Iraq figura entre los tres o cuatro países con las  mayores reservas de petróleo del planeta, además mucho más barato de  extraer porque los yacimientos están a muy pocos metros de profundidad.  Fue invadido por motivos que resultaron falsos (no había ni armas de  destrucción masiva, ni vínculos con Al Qaeda y or lo tanto con los atentados del 11-S); en casi 7 años y medio de presencia  militar si bien es cierto que fue derrocado el régimen de un dictador  asesino, Saddam Hussein, también es cierto&amp;nbsp; que, en ese caso habría que  salir a castigar a muchos otros dictadores, varios de los cuales aliados de  Washington. Es el caso del régimen de arabia Saudita, no menos corrupto que otros, el cual durante los últimos 30 años se ha dedicado a invertir 60.000 millones de dólares (a razón de 2 mil millones al año) para la difusión de su versión fundamentaista del Islam, sin que eso modificara una sóla coma de la alianza entre este gobierno y la Casa Blanca. Por otro lado, la intervención en Iraq desató el caos en un país que  entró en una lucha interna sangrienta y contra sus ocupantes, que ha provocado medio millón de muertos entre la población civil. Iraq hoy no  es ni más seguro, ni más estable políticamente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Por lo tanto, la  Casa Blanca debería dar razones válidas para explicar a sus ciudadanos  por qué motivo los Estados Unidos desató una guerra que provocó entre sus filas más de 4.400 muertos y entre 30.000 y 50.000 heridos, muchos de los cuales quedarán lisiados de por vida, al  tiempo que los efectos psicológicos de esta guerra impulsan al suicidio  a una quincena de soldados por día (sí, leyó bien!); por qué motivo  los contribuyentes tuvieron que erogar un millón de millones de dólares  (es decir, un billón de dólares ) para esta guerra (y según Joseph  Stiglitz los billones finalmente serán tres); por qué motivo el país  terminó siendo uno de los más criticado y desprestigiado políticamente a  nivel internacional luego de una guerra que, según el Pentagono fue  "victoriosa" pese a que nadie puede esgrimir un solo resultado concreto de la misma.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Digamos que el buen viejo Pirro enseñó la inconveniencia  de este tipo de "victorias" hace miles de años.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;A su vez, el  Pentágono presenta el balance bélico sobre la base de los efectivos y  armamentos desplegados... "olvidando" el balance de otro ejército  presente en Iraq, que es de los contratistas privados (es decir,  mercenarios) acerca de los cuales pocos sabemos en cuanto a bajas y en  cuanto a su número. La relación entre mercenarios y soldados hasta hace  poco era de 1 a 1. ¿Caerá sobre ellos el peso principal del conflicto,  sin el precio político que supone cada muerto y sin tener que reportar  públicamente bajas? El anuncio de que deberá duplicarse la presencia de mercenarios en el país es además aterrador. Los "contratistas privados", el eufemismo con el cual se denominan los mercenarios, gozán de una inmunidad de grado superior a la de los soldados del Pentágono. Estos últimos, si bien gozan de inmunidad en el territorio donde están desplegados, igualmente permancen bajo la jurisdicción de la justicia militar. No es así en el caso de los mercenarios, para los cuales vale la inmunidad de cualquier tipo de jurisdicción, debido a una disposición amitida desde el primer año de ocupación. Qué puede hacer un ejército privado y acorazado por esa inmunidad ya encontró una respuesta en la cárcel de Abu Ghraib: las vejaciones aplicadas a prisioneros iraquies determinaron la baja de los soldados que las aplicaron, pero quedaron sin castigo los civiles de la empresa de seguridad CACI quienes estaban a cargo de la cárcel (!). &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Y si pensamos que esto en América Latina nos  interesa poco, repasemos el listado de las bajas de mercenarios en estos  años (han sido declarado sólo 400, pero deben ser más, encontraremos  hondureños, salvadoreños, colombianos, etc. pues varios miles de latinoamericanos fueron contratados por las  diferentes empresas de seguridad, como Xé, entre ellos un millar de chilenos, es militares, de los cuales unos cuarenta involucrados con el régimen de Pinochet).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Las declaraciones de  la Casa Blanca respecto del retiro de militares, quizás, explican más de lo que se anuncia. "Esto no  significa que termina nuestro compromiso con Iraq". De hecho, los 50.000  "entrenadores y asesores" que permanecerán allí seguirán representando  los intereses de los Estados Unidos en la región. Una pregunta: ¿por qué tantos? Si  cada "entrenador" trabaja con 10 soldados o policías locales, estamos  hablando de fuerzas armadas y de seguridad por un total de medio millón  de hombres. ¿Iraq necesita semejante fuerzas? ¿Con qué las equipará y  pagará su débil gobierno? Por lo tanto, ¿qué otros intereses supone el  "compromiso con Iraq"?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Al presidente Obama le tocó esta pesada  herencia que le dejó la administración de George W. Bush. Igualmente, es  quien hoy tiene la responsabilidad de explicar a su país y al mundo qué  piensa hacer del desaguisado iraquí, de qué manera supone que Iraq  podrá transitar hacia la estabilidad luego de que se abriera la caja de  Pandora de sus conflictos internos. Y por sobre todas las cosas: cuándo  su gobierno comenzará a respetar la soberanía de Iraq poniendo fin  concretamente a esta intervención.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-5762564857329994583?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/5762564857329994583/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/08/los-estads-unidos-se-retiran-de-iraq.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/5762564857329994583'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/5762564857329994583'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/08/los-estads-unidos-se-retiran-de-iraq.html' title='¿Los Estads Unidos se retiran de Iraq?'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/THAbdLV5BwI/AAAAAAAAAK8/Zuyso7Sr1mo/s72-c/iraq.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-8344625695891590513</id><published>2010-07-22T07:00:00.000-07:00</published><updated>2010-07-22T07:00:13.451-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Petróleo medio ambiente'/><title type='text'>Un silencio muy oportuno</title><content type='html'>&lt;meta content="text/html; charset=utf-8" http-equiv="Content-Type"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Word.Document" name="ProgId"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 9" name="Generator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 9" name="Originator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;link href="file:///C:/DOCUME%7E1/ALBERT%7E1.CIU/CONFIG%7E1/Temp/msoclip1/01/clip_filelist.xml" rel="File-List"&gt;&lt;/link&gt;&lt;style&gt;&lt;!-- /* Font Definitions */@font-face	{font-family:Wingdings;	panose-1:5 0 0 0 0 0 0 0 0 0;	mso-font-charset:2;	mso-generic-font-family:auto;	mso-font-pitch:variable;	mso-font-signature:0 268435456 0 0 -2147483648 0;}@font-face	{font-family:"MS Mincho";	panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0;	mso-font-alt:"ＭＳ 明朝";	mso-font-charset:128;	mso-generic-font-family:roman;	mso-font-format:other;	mso-font-pitch:fixed;	mso-font-signature:1 134676480 16 0 131072 0;}@font-face	{font-family:Tahoma;	panose-1:2 11 6 4 3 5 4 4 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justify;"&gt;&lt;i&gt;Se sabe de los millones de barriles de petróleo derramados en el Golfo de México y de la magnitud del desastre en las costas de los Estados Unidos. Sin embargo, lo mismo sucede en el Delta del río Níger pero sin repercusiones mediáticas.&lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;La opinión pública no se enterará de buena parte de las gestiones y cuestiones inherentes al gigantesco derrame de petróleo que se produjo a partir del 20 de abril en el Golfo de México. Ese día, una explosión en la plataforma de la petrolera BP, la Deepwater Horizon, mató a once personas al tiempo que un pozo ubicado a 1.500 metros de profundidad comenzó a verter su contenido en el mar. Durante semanas, la mancha de crudo se expandió, imparable, y recién en julio los técnicos pudieron controlar la situación. El modo poco transparente de actuar de compañías petroleras como BP quedó al descubierto. Se ignoraron medidas de seguridad, los intentos para resolver e problema fracasaban uno tras otro y la información sobre la entidad del derrame por parte de la compañía resultó ser falsa: en el mar penetraba a diario el doble del crudo declarado.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;La imagen del presidente Barack Obama bramando furioso contra BP y dispuesto a “patear traseros” entre los dirigentes irresponsables e ineficientes pareció una sobreactuación a beneficio de los ciudadanos norteamericanos azorados ante la magnitud del desastre, de los trabajadores de la pesca de la costa de Louisiana y de las ONG ecologistas – que mueven muchos votos – irritadas ante el peor desastre ecológico de este tipo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Sin embargo, Mr. Obama no puede confesar libremente que es uno de los beneficiados por los aportes de BP a las campañas electorales. Y tampoco puede admitir&amp;nbsp; la embarazosa situación heredada de su predecesor George W. Bush, quien no bien instalado en la Casa Blanca contribuyó a diseñar un sistema que favorece los intereses de la compañías petroleras al dejar que ellas mismas inspiraran la reglamentación y el sistema de control sobre su actividad. Lo tuvo que admitir el Mineral Managemente Service, teniendo presente que además los sistemas de vigilancia y de control para evitar explosiones como la del 20 de abril están bajo la órbita del Instituto estadounidense del petróleo, organismo controlado por los representantes de empresas del ramo petrolero y gasífero.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;En efecto, la decisión de los directivos de BP de poner a disposición 20 mil millones de dólares para costear los daños producidos debió haber sido fruto de sigilosos y no menos ocultos contactos entre la Casa Blanca y la empresa. Hay mucho silencio sobre la actividad de las petroleras, un silencio que el dinero puede comprar.&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;¿Qué pasa en África?&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Si las cosas no estuvieran tal como están, se sabría que el desastre del Golfo de México no es el único ni el más grave que se conozca sino el que más atención mediática ha recibido. Del otro lado del Atlántico, en el Golfo de Guinea, más precisamente en el Delta del río Níger, se consuma un drama aún más grave. Los más de 600 pozos para la extracción del petróleo de varias compañías como BP y Shell y los oleoductos objeto de atentados, a menudo en malas condiciones, han contaminado gravemente la tierra y las fuentes de agua del subsuelo. La expectativa de vida de los pobladores de la zona es de apenas 40 años.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Para el escritor Ben Ikari, miembro del pueblo ogoni, “las compañías petroleras simplemente no hacen caso. A los legisladores (nigerianos) no les importa y la gente debe vivir con la contaminación a diario. Cuando veo los esfuerzos que se están realizando en los Estados Unidos, siento mucha tristeza por la doble moral. Lo que hacen allí o en Europa es muy diferente”. De hecho, la página web de BP informa sobre lo que se está haciendo en el Golfo de México pero no hace mención a lo que sucede en Nigeria.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Para Ben Amunwa, del observatorio petrolero Platform de Londres, en pocos años “los vertidos en alta mar en Nigeria han empequeñecido la magnitud de la catástrofe del Exxon Valdez por mucho. Las estimaciones ubican a los vertidos en el Delta del Níger entre los peores del planeta, sin tener en cuenta el petróleo de las aguas residuales y el venteo de gas (la quema de excesos de gas). Empresas como Shell siguen evitando el control independiente y mantienen datos clave bajo secreto”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Pese a ser productor de petróleo, la escasez de gasolina es habitual en Nigeria. En 1998, cientos de personas se juntaron para reunir el goteo de combustible de un oleoducto dañado. La gente concurría con baldes y otros contenedores con la esperanza de vender luego el producto. Una chispa fue suficiente para que 1.500 personas murieran quemadas.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;El petróleo nigeriano, por otro lado, no es indiferente para los Estados Unidos, puesto que en el Delta del Níger se extrae el 40% del crudo que importa el país norteamericano. Es decir, Nigeria tiene un valor estratégico y geopolítico tan alto como el de Iraq o Afganistán. Tal debe ser el motivo por el cual las periódicas denuncias de Amnistía Internacional y de otras organizaciones ambientalistas suelen caer en un saco roto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;Lo que acontece en el Delta del Niger no es una de las tantas historias olvidadas sino que es silenciada por intereses muy poderosos. El primer paso para cambiar esta situación consiste en romper el muro de silencio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;A parte&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Una venta sospechosa &lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;¿Cuándo comenzó el derrame de petróleo en el Golfo de México? La financiera Goldman Sachs, en los primeros meses de 2010, se liberó de gran parte de las acciones de la petrolera BP. Sin embargo, Peter Sutherland, director no operativo de Goldman Sachs Internacional, subsidiaria de la financiera, fue presidente de BP hasta 2009. La venta de acciones por 270 millones de dólares, ante el derrumbe de las cotizaciones por el derrame, evitó perder el 36% de su valor.&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-8344625695891590513?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/8344625695891590513/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/07/un-silencio-muy-oportuno.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/8344625695891590513'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/8344625695891590513'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/07/un-silencio-muy-oportuno.html' title='Un silencio muy oportuno'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TEhOqeI3AVI/AAAAAAAAAK0/GHNQ7dsJH9s/s72-c/derrame.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-3780641186124588781</id><published>2010-07-22T06:34:00.000-07:00</published><updated>2010-07-22T06:34:57.575-07:00</updated><title type='text'>¿Obama o los EE.UU. en su peor momento?</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TEhIu-Rzh1I/AAAAAAAAAKs/-NYdrQ27EpE/s1600/Obama.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TEhIu-Rzh1I/AAAAAAAAAKs/-NYdrQ27EpE/s320/Obama.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Disparen sobre Obama, podría ser el santo y seña de estas semanas.  Total, argumentos van a encontrar.Algún día el inquilino de la Casa  Blanca descubrirá - si ya no lo hizo-  que incluso cometió el error de  aceptar un inmerecido Nobel de la paz. La prudencia hubiera sugerido  declinar elgantemente un reconocimiento apresurado y sin motivos  válidos. Cuando llegará el tiempo de campaña, no es difícil imaginarse a  algún adversario utilizar este tema para poner en discusión sus  aptitudes.  &lt;br /&gt;Sin embargo, se habla mucho de lo que el inquilino de la Casa Blanca no  ha hecho y muy poco, demasiado poco, de la situación que heredó. &lt;br /&gt;A no olvidarlo: Obama asumió en enero y pocos meses después el país  estaba sumido en la peor crisis financiera de su historia, acaso  superior al crack de 1929. Cuarenta millones de estadounidenses corrían  el riesgo de perder su vivienda. Mientras que grandes corporaciones  financieras tenían que admitir haber mentido para captar inversionistas  sore títulos basura que Wall Street aceptó como buenos y con sus popes  también los financistas de medio mundo pese a que era evidente que se  tratara de una burbuja especulativa de dimensiones gigantescas. Otras,  directamente quebraron arrastrando el planeta hacia el abismo. Ya antes  de la crisis millones de compatriotas no recibían asistencia médica, y  un 10% de la población directamente era pobre. Hace poco, suelto de  cuerpo, un legislador explicó que no había 30 mil millones de dólares  para asistir a los desempleados, pero sí se podían rebajar 600 mil  millones de impuestos a los sectores más ricos. El american dream en  realidad se estaba transformando en el sueño de un restringido grupo de  ricos para los cuales el país sí funcionaba de maravillas. Mientras que  para el resto se le hace muy cuesta arriba superar los embates de la  libertad total del mercado. &lt;br /&gt;Obama se encontró con un presupuesto militar absolutamente  sobredimensionado, cercano al millón de millones de dólares gastados en  base a una cultura de la paranoia y del terror de atentados que no  resisten a un análisis más atento y no prejuicioso. El páis mantiene 250  mil soldados ocupando dos países donde reina la inestabilidad: un  veradero fracaso que ha provocado unos 6 mil efectivos muertos y unos 50  mil heridos, muchos con consecuencias duraderas. Tres millones de  millones de dólares costará este conflicto que ha provocado suculentas  ganancias a un grupo de empresas conectadas con el entorno del ex  presidente Bush. Cada día 18 veteranos de Iraq o Afganistán se suicidan.  &lt;br /&gt;Como nunca los Estados Unidos reciben escasas simpatías a lo largo y  ancho del planeta. El reciente desastre petrolero del Golfo de México,  una vez más, ha revelado las ocultas componendas del entorno de Bush con  las compañias petroleras que han sido inspiradoras de la reglamentación  de su actividad e integran además la entidad que debería controlarlas.  Este contubernio con las empresas privadas llegó a extremos en Iraq  donde hay empresas que bajo el amparo de la "administración delegada"  simplemente pasaban facturas de gastos a los que agregaban un porcentaje  de ganancias. Algunas deben responder por 18 mil millones de dólares  gastados de este modo, sin control alguno. Y las razones comerciales  obedecen también al hecho de haber impulsado el único golpe de Estado de  2008, el de Honduras. Posiblemente, algo que los republicanos que  mueven hilos del poder detrás de las bambalinas impusieron a la  administración Obama. &lt;br /&gt;Otro regalo de Mr. Bush.&lt;br /&gt;La pregunta entonces, más allá de las responsabilidades políticas que le  caben al primer presidente negro de los Estados Unidos: ¿qué tanta  autoridad puede ejercer la máxima magistratura de la primera potencia  mundial, la cabeza de un imperio sobre el cual hoy no se pone el sol?  ¿De cuánto poder dispone si quiere introducir cambios de sustancias en  un sistema cuyo "aparato militar e industrial", para usar las palabras  del presidente Eisenhower, hasta tiene fuerza para digitar a sus hombres  en los gabinetes que ocupan la Casa Blanca? ¿Qué capacidad tiene este  sistema democrático, quizás uno de los mejores, para hacer transparente  lo que hoy es oculto? &lt;br /&gt;Obama aceptó entrar en el juego, y por ello quizás merece las críticas  que se le formulen. Nadie lo obligó y formuló promesas que a todas luces  no está siendo capaz de cumplir. &lt;br /&gt;¿Pero es porque no sabe o porque no puede? &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-3780641186124588781?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/3780641186124588781/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/07/obama-o-los-eeuu-en-su-peor-momento.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/3780641186124588781'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/3780641186124588781'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/07/obama-o-los-eeuu-en-su-peor-momento.html' title='¿Obama o los EE.UU. en su peor momento?'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TEhIu-Rzh1I/AAAAAAAAAKs/-NYdrQ27EpE/s72-c/Obama.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-5875485567765129736</id><published>2010-07-03T12:53:00.000-07:00</published><updated>2010-07-03T12:53:35.021-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Justicia'/><title type='text'>Corrupción: faltan sentencias</title><content type='html'>&lt;meta content="text/html; charset=utf-8" http-equiv="Content-Type"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Word.Document" name="ProgId"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 9" name="Generator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 9" name="Originator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;link href="file:///C:/DOCUME%7E1/ALBERT%7E1.CIU/CONFIG%7E1/Temp/msoclip1/01/clip_filelist.xml" rel="File-List"&gt;&lt;/link&gt;&lt;style&gt;&lt;!-- /* Font Definitions */@font-face	{font-family:"Arial Narrow";	panose-1:2 11 5 6 2 2 2 3 2 4;	mso-font-charset:0;	mso-generic-font-family:swiss;	mso-font-pitch:variable;	mso-font-signature:647 0 0 0 159 0;}@font-face	{font-family:Times-Bold;	mso-font-charset:0;	mso-generic-font-family:auto;	mso-font-pitch:variable;	mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face	{font-family:RotisSerif-Bold;	panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 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3.0cm;	mso-header-margin:36.0pt;	mso-footer-margin:36.0pt;	mso-paper-source:0;}div.Section1	{page:Section1;}--&lt;/style&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" hspace="0" style="margin-left: 0px; margin-right: 0px; text-align: left;" vspace="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;   &lt;td align="left" style="padding: 0cm;" valign="top"&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TC-T80coZyI/AAAAAAAAAKk/6D5geHY4pkU/s1600/corrupcion.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TC-T80coZyI/AAAAAAAAAKk/6D5geHY4pkU/s320/corrupcion.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="TEXTONOTA" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="font-size: 11pt;"&gt;En laArgentina no faltan denuncias por corrupción, investigaciones y procesamientos. Lo que faltan son sentencias que castiguen a los culpables. La secuela de episodiosresonantes, con detalladas investigaciones, incluidas las cámaras ocultas delos medios de comunicación, alcanza a funcionarios de todos los niveles, desdeempleados ministeriales hasta ex presidentes, pasando por concejales y demás.&lt;/span&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="font-size: 11pt;"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="TEXTONOTA" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="font-size: 11pt;"&gt;La corrupción no es unanovedad. Tuvimos una década calificada por muchos como poco transparente, la delos noventa: los “gastos reservados” transformados en ingresos particulares,las privatizaciones, los canjes de la deuda sospechados de favorecer aconsultoras y funcionarios, el episodio de la “Banelco” por la nueva leylaboral que ensombreció el arranque del gobierno de la Alianza, encabezado porFernando de la Rúa.&lt;/span&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="TEXTONOTA" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="font-size: 11pt;"&gt;El problema no se limita al ámbito político. Una fuente delPoder Judicial, a título de ejemplo, mencionó a &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="font-size: 11pt;"&gt;Cn revista &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="font-size: 11pt;"&gt;una empresa de renombre vinculada con contrabandos de autosbajo secuestro judicial, y los “arreglos” en las licitaciones públicas. Otrodato más que inquietante es la frecuencia con que las propias fuerzas deseguridad aparecen vinculadas con el entramado delictivo. Sin olvidar la tanmentada viveza criolla, a menudo especialista en buscar “atajos” a la ley. En fin, en la Argentina tenemosun problema serio vinculado a la ética y la moral. No es posible abarcar enestas líneas una problemática tan compleja, por lo tanto, volveremos al temadesde diferentes enfoques en próximas entregas. Esta vez nos ocupa laindependencia del Poder Judicial.&lt;/span&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="TEXTONOTA" style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="SUBTITULONOTA" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="EN-US" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 11pt; letter-spacing: 0.25pt;"&gt;Uncírculo vicioso&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="TEXTONOTA" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 11pt;"&gt;El poder político, en unsistema como el nuestro, tiene capacidad de condicionar a la Justicia. “Elcírculo en algunos casos es perfecto – comentó a &lt;/span&gt;&lt;i style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;span lang="ES-TRAD" style="font-size: 11pt;"&gt;Cn revista &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span lang="EN-US" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 11pt;"&gt;la ya citada fuente del Poder Judicial– porque el poderpolítico ampara a la fuerza policial vinculada con el delito. Ésta libera zonaso cobra una tarifa a la actividad ilegal o ilícita, y jueces complacientes ofiscales inactivos traban luego la investigación”. La más reciente sentencia hasido la del llamado “robo del siglo” al Banco Río de Acassuso, cuyosresponsables recibieron penas de entre 9 y 15 años de prisión. Los que conocena fondo el ambiente no dudan en coincidir en que “no tenían protecciónpolítica”.&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 11pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="TEXTONOTA" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="EN-US" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 11pt;"&gt;Es difícil probar estosdelitos? “La investigación en sí no es para nada complicada –comenta unmagistrado–, hay delitos que con investigaciones muy sencillas se puedenprobar”. Y cita el caso de una cárcel en la que&amp;nbsp; entre los alimentos para los detenidos se encontraron restos decarne tipo D (no apta para consumo humano), pero que fue adquirida a precios decarne de exportación. “¿Cree que es difícil determinar quién hizo las compras yquién entregó la carne? Una justicia independiente –concluye– llegaría con muypoco trabajo a reunir las pruebas necesarias”.&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 11pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="TEXTONOTA" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="EN-US" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 11pt;"&gt;La afirmación incluye unaindicación grave: el sistema penitenciario argentino es un ámbito importante decorrupción, desde la construcción edilicia hasta la comida, los medicamentos ylos favores. Todo parece tener precio en un sistema denunciado por las NacionesUnidas por las constantes violaciones a los derechos humanos, sobre todo en lasprovincias de Mendoza y Buenos Aires. “¿Por qué cree que hay torturas en lascárceles?”, inquiere la fuente consultada. “¿Para que hablen? No, en todo casoeso sucedería en las comisarías. Es por lo contrario: para que no hablen. Losencarcelados para algunos son un negocio”.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="TEXTONOTA" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="EN-US" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 11pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;El profesor Daniel Sabsay,abogado y constitucionalista, se refirió a la gravedad del tema:&amp;nbsp; “Los organismos específicos de investigacióncomo el Ministerio público y la Oficina Anticorrupción han sido enormementedebilitados. Manuel Garrido renunció a la Fiscalía de InvestigacionesAdministrativas porque no lo dejaban investigar y porque el Procurador general,Esteban Righi, había limitado enormemente sus posibilidades de actuación. Porlo tanto, lejos de apoyar las investigaciones, se entendía que existía un pactode impunidad. En la Oficina Anticorrupción ha pasado algo similar. En laJusticia Federal, en la Justicia en lo Penal y Económico, muchos jueces carecende la independencia o del apoyo necesarios para llevar a cabo la recolección delas pruebas y las pericias. La independencia del Poder Judicial y de losorganismos de control es clave. Si no se garantiza, y es tarea fundamental delEjecutivo, no podrá luchar contra la corrupción”.&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 11pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="TEXTONOTA" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="EN-US" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 11pt;"&gt;Para Sabsay es un problemarecurrente en nuestra historia, aunque señala que hay etapas en que se acentúay otras en las que se trata de buscar soluciones. “En este momento –agrega–creo que el problema se ve más agudizado”. ¿Reformar la Constituciónpodría ser parte de la solución? “El inconveniente mayor radica en el modo deaplicar la Constitución. El primer problema grave es el Consejo de laMagistratura, que ya de por sí, como organismo, es muy cuestionable. Desde quese hizo la modificación en 2006 y se aseguró una presencia determinante para eloficialismo, encontramos una enorme dificultad para que los jueces puedanactuar de manera independiente, sobre todo en las cuestiones que eventualmentecomprometen la responsabilidad de los funcionarios”, dice elconstitucionalista.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="TEXTONOTA" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="EN-US" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 11pt;"&gt;¿Cómo afrontar el problema?“Siempre trato de ser optimista –prosigue– pero tampoco puedo mirar para otrolado. La situación es muy grave. Creo que la ciudadanía tiene que actuar tantoapoyando a las organizaciones no gubernamentales que trabajan a sol y sombrapara que esta situación cambie y también premiando o castigando a aquellosfuncionarios y candidatos que tienen (o no) el compromiso de luchar contra lacorrupción”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="TEXTONOTA" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="EN-US" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 11pt;"&gt;Sobreeste último punto coincide el fiscal Fernando Domínguez, de la Fiscalía 4 deSan Martín, provincia de Buenos Aires. El funcionario, que conoce muy bien larealidad del conurbano, opina que el número de delitos, luego de un pico en2001, está disminuyendo. “Según el sociólogo Ricardo Sidicaro –agrega– vivimosen sociedades muy participativas. Hoy la gente reclama justicia, organizamanifestaciones. Quizá lo hace de manera aún desorganizada e inorgánica,desordenada. Pero la participación ciudadana existe. En el área de los derechoshumanos ha permitido no bajar la guardia, y hoy los represores de la dictaduramilitar están siendo juzgados. Participan democratizando las instituciones,controlando a los organismos de investigación y a las fuerzas policiales. Losgérmenes se reproducen en la oscuridad y el entramado empieza a desenmascararseiluminando, poniendo en conocimiento de la ciudadanía lo que sucede, haciendofuncionar nuestro sistema republicano”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: &amp;quot;Arial Narrow&amp;quot;; font-size: 11pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: &amp;quot;Arial Narrow&amp;quot;; font-size: 11pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-5875485567765129736?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/5875485567765129736/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/07/corrupcion-faltan-sentencias.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/5875485567765129736'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/5875485567765129736'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/07/corrupcion-faltan-sentencias.html' title='Corrupción: faltan sentencias'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TC-T80coZyI/AAAAAAAAAKk/6D5geHY4pkU/s72-c/corrupcion.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-5383666304064689474</id><published>2010-06-13T08:08:00.000-07:00</published><updated>2010-06-13T08:08:05.490-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economía Etica'/><title type='text'>Finanza Islámica: ¿Por qué no?</title><content type='html'>&lt;meta content="text/html; charset=utf-8" http-equiv="CONTENT-TYPE"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;title&gt;&lt;/title&gt;&lt;meta content="OpenOffice.org 3.1  (Win32)" name="GENERATOR"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;style type="text/css"&gt;	&lt;!--		@page { margin: 2cm }		P.sdfootnote { margin-left: 0.5cm; text-indent: -0.5cm; margin-bottom: 0cm; font-size: 10pt }		P { margin-bottom: 0.21cm }		A.sdfootnoteanc { font-size: 57% }	--&gt;&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TBTzMOGU6uI/AAAAAAAAAKM/y7fLMIir8Zc/s1600/islam+1.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TBTzMOGU6uI/AAAAAAAAAKM/y7fLMIir8Zc/s320/islam+1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Uno de los principales defectos de la economía, y que las recientes crisis financieras han puesto en evidencia, es la falta de pautas éticas. Más aún a menudo en los mismos centros de estudios se ha pretendido defender conceptualmente el divorcio entre ética y economía.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Por este motivo quisiera contemplar brevemente la experiencia de los bancos y los institutos financieros islámicos para señalar actividades económicas que se basan en una serie de normas éticas inspiradas por la religión islámica. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Preceptos&amp;nbsp; morales&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Los preceptos que guían este tipo de sistema financiero provienen de la ley islámica (shariah), que es a su vez una emanación de los principios que aparecen en el Corán. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;En realidad, el sistema de bancos islámicos es bastante reciente. El desarrollo de estas  actividades financieras empieza al comienzo de los años sesenta en Argelia y Egipto &lt;/span&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;a class="sdfootnoteanc" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=9050877998876733082#sdfootnote1sym" name="sdfootnote1anc" sdfixed=""&gt;&lt;sup&gt;1&lt;/sup&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;El mundo occidental mira desde entonces con interés a los capitales provenientes sobre todo del mundo árabe. Conviene no olvidar que el problema de la deuda externa nace precisamente a partir de los ingentes capitales provenientes del aumento del precio del petróleo durante la crisis de comienzos de los años '70, los cuales fueron gestionados por los bancos occidentales que, a su vez, los prestaron a los países en desarrollo, sobre todo de América latina.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Hoy nos encontramos ante mutuos intereses. Durante el &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;World Islamic Economic Forum&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt; realizado en Yacarta, en marzo de 2009, el presidente indonesio Susilo Bambang dijo: “Llegó la hora para los bancos islámicos de ser misioneros en Occidente”. A su vez, el diario del Vaticano, l'Osservatore Romano, sugería el año pasado la oportunidad de tener en cuenta los “mecanismos alternativos de crédito basados en un código ético” desarrollados por el Islam&lt;/span&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;a class="sdfootnoteanc" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=9050877998876733082#sdfootnote2sym" name="sdfootnote2anc" sdfixed=""&gt;&lt;sup&gt;2&lt;/sup&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;El precepto básico que los bancos y los institutos financieros islámicos deben observar es la prohibición de prestar dinero aplicando intereses (&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;riba&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;), que son considerados como usura. El principio que sustenta esta prohibición es que no puede haber una ganancia sin asumir también los riesgos de la inversión. De hecho, en la gran parte de los casos, quien financia una actividad comparte también los riesgos además de las utilidades.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Otras prohibiciones vinculadas al mundo financiero tienen que ver con el &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;gharar&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt; (irrazonable incertidumbre, ambigüedad o riesgo), &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;maysir&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt; (especulación) y &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;haram&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt; (las actividades que el Corán considera ilícitas en general y que, en el caso de las actividades económicas vinculadas a la producción son, por ejemplo, la distribución de alcohol, tabaco, armas, carne de cerdo, el juego, la pornografía, seguros de vida, etc.).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Una comisión integrada por expertos, los ulema, asesora la actividad de la institución financiera o el banco islámico y analiza la conformidad de los proyectos a la shariah. El personal y los gerentes y directores de las casas bancarias actúan con cierto grado de autonomía, aunque las consultas son muy continuas.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;En base a tales principios, los clientes que depositan su dinero en un banco islámico no son verdaderos acreedores, sino que son una suerte de inversores de un fondo común o accionistas sin derecho a voto. Si el banco tiene pérdidas, ellos participaran de éstas.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;La prohibición de aplicar intereses deriva del principio de “tutelar un desarrollo justo e igualitario en la comunidad, previniendo toda forma de explotación”. Sin embargo, hoy este precepto de la shariah responde al principio de evitar que el capital monetario tenga un retorno fijo &lt;/span&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;a class="sdfootnoteanc" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=9050877998876733082#sdfootnote3sym" name="sdfootnote3anc" sdfixed=""&gt;&lt;sup&gt;3&lt;/sup&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;. Según esta doctrina, la moneda en sí no debe ser productiva, el dinero es un medio de pago. Para la shariah las utilidades que derivan de prestar dinero para un proyecto productivo no depende tanto del monto fijado entre las partes sino de la bondad de la inversión.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Resulta evidente que se trata de principios válidos no sólo para el mundo islámico. El año pasado el economista italiano Luigino Bruni, ante los embates de la crisis financiera global, formuló una serie de consideraciones al respecto, planteando la eventualidad de que los bancos dejen de ser actividades lucrativas puesto que su función responde principalmente a la posibilidad de acceso al crédito, que cada vez más se configura como uno de los derechos humanos&lt;/span&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;a class="sdfootnoteanc" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=9050877998876733082#sdfootnote4sym" name="sdfootnote4anc" sdfixed=""&gt;&lt;sup&gt;4&lt;/sup&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;  &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;La prohibición de &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;gharar&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;, es decir, de operaciones en las que hay una excesiva incertidumbre para los expertos islámicos es equivalente al juego de azar (&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;al-qimar&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;), así como prohibir el &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;maysir&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;, sirve para evitar apostar sobre el resultado futuro de un evento aleatorio (por ejemplo, el valor a futuro de un bien adquirido seis meses antes) &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Un sector en expansión&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TBTzZadk6pI/AAAAAAAAAKU/1Y3jmVBQzHE/s1600/islam+2.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TBTzZadk6pI/AAAAAAAAAKU/1Y3jmVBQzHE/s320/islam+2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;En su conjunto el sistema financiero islámico gestionaba en 2004 actividades por 500.000 millones de dólares, distribuidas ya sea dentro del &lt;i&gt;islamic banking&lt;/i&gt;, ya sea en el mercado de capitales internacional, a través de títulos de deuda y fondos accionarios. El crecimiento de este sistema era bastante rápido, puesto que promediaba el 10-15% anual. La expansión del sector intentó responder a la necesidad de invertir en actividades coherentes con los principios religiosos reflejados en la shariah los capitales derivados de los ingresos petroleros que en los años 70 literalmente se dispararon. &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Luego de los trágicos atentados del 11 de setiembre de 2001, el fenómeno que había conocido cierto estancamiento en la década de los '90, ha recobrado dinamismo también porque muchos capitales en moneda extranjera regresaron a los países islámicos por temor a ser “congelados” entrando en el sistema tradicional occidental. &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Repartidos en cuatro áreas principales, Medio Oriente, Sud Este Asiático, Africa y Sub Continente Indiano, estas actividades se desarrollan en 70 países, aunque en 2005 el 90% en Medio Oriente y el 60% en Irán, cuya actividad financiera ha sido islamizada por completo luego de la revolución de 1979 (lo mismo en Sudán y Pakistán). &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;El fenómeno, dada la presencia en Europa de 50 millones de musulmanes, está teniendo su penetración en el sistema financiero occidental o, en todo caso, de tipo convencional. Ya sea a través de bancos islámicos que están abriendo sus ventanillas en países musulmanes o en países con fuerte presencia de inmigrantes islámicos, sino también a través de la apertura de ventanillas islámicas en bancos convencionales. Lo han hecho, por ejemplo, entidades como el Citigroup, HSBC, Deutsche Bank, Standard Chartered, UBS, ABN A M R O, BNP Paribas, etc. &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;De todos modos, si bien en su conjunto la finanza islámica sigue siendo un porcentaje menor respecto del movimiento global de capitales (se habla del 1%), también hay que tener en cuenta que si más del 99% del movimiento de dinero global se dirige a las actividades financieras, sean o no especulativas, y menos del 1% a la producción de bienes y servicios, es decir a la economía real. Eso nos lleva a la inevitable conclusión de que las finanzas islámicas abarcan por sí solas más que el total de los capitales invertidos globalmente en la economía real.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Se estima que las 390 instituciones financieras existentes y los más de 300 fondos de inversión manejan patrimonios comprendidos entre los 750.000 y el billón de dólares (un millón de millones). Antes de la crisis financiera global estallada a fines de 2008, se estimaba que para 2015 estas actividades llegarían a los 1,8 o 2,8 billones.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Técnicas de financiación&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Pasamos ahora brevemente en reseña algunos tipos de contratos.&amp;nbsp;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;a) Profit and loss sharing&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Mudaraba&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;. El banco o la sociedad financiera participa del proyecto del empresario pactando un porcentaje de las ganancias y de las pérdidas. El empresario no aporta capital proprio, sino su capacidad en cuanto tal, no tendrá derecho a una remuneración por su actividad y participará de una parte de la utilidades, mientras que el financiador participa de las pérdidas y de las ganancias. En este segundo caso el empresario sólo pierde su actividad de trabajo. Éste tendrá total libertad para conducir el negocio. Por lo general, este sistema se usa para proyectos a corto plazo o comerciales.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Musharaka&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;. En este contrato, el banco, u otros financiadores más el empresario forman un grupo en el cual cada uno participa de la pérdidas o de las ganancias según su cuota de participación de capital líquido o de bienes, materiales como no, pudiendo además dar su voto en las decisiones de gestión del negocio. Se usa este contrato en la financiación de proyecto a largo plazo. &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Muzar'ha&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;. Es una forma de &lt;i&gt;mudaraba&lt;/i&gt; utilizada para financiar actividades agrícolas, en la que la cosecha se reparte entre empresario y financiador, pero sólo este último corre con los riesgos. El financiador podrá aportar ya sea capitales líquidos, ya sea terrenos. &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Musaqat&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;. Como en la musharaka, este contrato se usa en operaciones concernientes frutales, se participa en una cuota parte de las utilidades o de las perdidas según el capital aportado.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Mugarada&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;. El banco adquiere obligaciones (mugaraba bond) cuyas utilidades financian un determinado proyecto, del cual participa como accionista, sin derecho a voto, sea en las ganancias que en las pérdidas.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Inversiones Directas&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;. Siguen los esquemas convencionales, pero los bancos no pueden participar en negocios dirigidos a bienes y/o servicios que no responden a los requisitos éticos del Islam.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TBTzjmv5fUI/AAAAAAAAAKc/vzXe4c4ioDE/s1600/islam+3.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TBTzjmv5fUI/AAAAAAAAAKc/vzXe4c4ioDE/s320/islam+3.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;b) Non profit and los sharing &lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Murabaha&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;. Como la shariah prohibe prestar directamente dinero, el banco adquiere el bien que el cliente hubiera comprado con el dinero prestado, y se lo revende a un precio superior pactado previamente para que haya un margen de utilidad para el banco. Según las comisiones de expertos que vigilan la conformidad al Islam de estas prácticas, esta operación es admisible en cuanto el banco corre con el riesgo de la posesión de ese bien durante el tiempo de la operación. Es una praxis utilizada frecuentemente en la compra de materias primas, para el crédito al consumo y en la adquisición de productos semi terminados &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Ijara&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;. El banco adquiere un bien por cuenta del cliente y luego se lo alquila por un tiempo determinado contra un pago de cuotas acordadas previamente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Ijara-wa-Iqtina&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;. Es una variante del contrato anterior, que incluye al final del tiempo pactado la opción de compra. Es un contrato utilizado frecuentemente por las compañías aéreas, muy parecido al &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;leasing&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Qard al hasanah&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;. Es un contrato en el cual el cliente que recibe un préstamo es una persona necesitada, por lo cual el banco sólo cobra los gastos administrativos que de ningún modo puede tener una correlación con el monto prestado.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Otras formas de contratos non profit, como el &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;bai'Mua'jjal&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Salam&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt; o &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;bal Salam&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Istisna'a&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Jo'alah&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt; abarcan formas de financiación de compras, o de préstamos para el consumo, en los cuales la característica es la recuperación de los gastos administrativos del banco. &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Conclusiones&lt;/b&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Como se podrá notar, la actividad de este tipo de sistema se dirige principalmente a la producción de bienes y servicios, la que se suele denominar como economía real. &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Por supuesto, se trata de "un" sector de la actividad financiera mundial y no es nuestra intención&amp;nbsp; señalarlo como una panacea, ni como un sistema perfecto.Los autores que han realizado las investigaciones que indicamos en nota, en efecto, no soslayan las ambiguedades o la opacidad de ciertos bancos islámicos poco propensos a ser auditados por las autoridades financieras. Es el caso de la caja de cada institución que administra los fondos que provienen de la &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;zakat&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;, un aporte que se realiza para purificar todas las ganancias que provienen de actividades no contempladas por la shariah, una suerte de limosna que debe ser generosa entre quienes logran buenas ganancias y que se destina a obras de bien. La institución no siempre puede verificar el uso de ese dinero manejado por una comisión de religiosos y a menudo estos fondos pueden ser utilizados para actividades poco transparentes. Tal como ciertos “contratos de garantía”, como el &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;awala&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;, por el que gratuitamente se traslada una deuda, que muchas veces usan los inmigrantes para transferir a su país sus sueldos, se presta para la financiación del terrorismo. &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Sin embargo, consta que las autoridades públicas parecen vigilar las instituciones financieras islámicas y que no se señalan escándalos o bancarrotas en tiempos recientes. El Fondo Monetario Internacional efectúa sus controles de supervisión. Los bancos islámicos además han aceptado los criterios “Basilea II” del Banco de los Reglamentos Internacionales.    &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,sans-serif;"&gt;Por este motivo nos parece sintomático que el ritmo de su expansión, el potencial de población al cual se dirigen estos bancos y el interés por parte de los ahorristas y clientes  no islámicos, pero normalmente sensibles al destino que se le da a sus inversiones, hacen de estas experiencias un conjunto relevante desde el punto de vista económico y sugestivo desde el punto de vista de los valores que están a la base de sus herramientas técnicas.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="sdfootnote1" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;div class="sdfootnote"&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;a class="sdfootnotesym" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=9050877998876733082#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym"&gt;1&lt;/a&gt; Para 	la elaboración de este artículo me valí de dos trabajos: Luigi Alfano – Luciano Fiordoni, &lt;i&gt;Lo sviluppo della 	finanza islamica e l'”Islamic Banking”&lt;/i&gt;, Studi e note di 	economia 2/2005; Luciano Larivera S. J., &lt;i&gt;La finanza islamica&lt;/i&gt;, 	La civiltá cattolica, 2009, II 31-43.  	&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="sdfootnote2" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;div class="sdfootnote"&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;a class="sdfootnotesym" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=9050877998876733082#sdfootnote2anc" name="sdfootnote2sym"&gt;2&lt;/a&gt; L'Osservatore 	Romano, 4.3.2009, p. 3.  	&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="sdfootnote3" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;div class="sdfootnote"&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;a class="sdfootnotesym" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=9050877998876733082#sdfootnote3anc" name="sdfootnote3sym"&gt;3&lt;/a&gt; Luciano 	Larivera, op. Cit. p. 35.  	&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="sdfootnote4" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;div class="sdfootnote"&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;a class="sdfootnotesym" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=9050877998876733082#sdfootnote4anc" name="sdfootnote4sym"&gt;4&lt;/a&gt; Luigino 	Bruni, &lt;i&gt;Los bancos frente a la crisis financiera&lt;/i&gt;, artículo reproducido en español por la revista Ciudad nueva www.ciudadnueva.org.ar&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="sdfootnote"&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-5383666304064689474?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/5383666304064689474/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/06/finanza-islamica-por-que-no.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/5383666304064689474'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/5383666304064689474'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/06/finanza-islamica-por-que-no.html' title='Finanza Islámica: ¿Por qué no?'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TBTzMOGU6uI/AAAAAAAAAKM/y7fLMIir8Zc/s72-c/islam+1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-2716484467734106410</id><published>2010-06-12T07:50:00.000-07:00</published><updated>2010-06-12T07:50:58.934-07:00</updated><title type='text'>El cambio climático nos pone a prueba</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TBOdrVXRniI/AAAAAAAAAJ8/xWVejQ3H9n4/s1600/cambio+clima.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TBOdrVXRniI/AAAAAAAAAJ8/xWVejQ3H9n4/s320/cambio+clima.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Ordenamos un poco las ideas. El planeta está frente a un desafío inédito  en materia ambiental. Ya no hay dudas de que tenemos que enfrentar un  cambio climático de proporciones importantes que es fruto de nuestra  actividad, es decir, de cómo está organizada nuestra economía, la  producción, nuestro estilo de consumo. &lt;br /&gt;No es un problema localizado, la globalización demuestra que somos  interdependientes por lo cual los efectos de actividades humanas en una  región del planeta se reflejan en otras. El agujero de ozono, por  ejemplo, que en el Cono Sur nos impide ir a la playa entre las 10 y las   16 hs., es fruto de las emisiones contaminantes del hemisferio norte.&lt;br /&gt;En la cumbre que se acaba de celebrar en Bonn (Alemania) sobre cambio  climático, no se han alcanzado resultados concretos. Sin embargo, la  NASA confirma que los primeros 4 meses de 2010 han sido los más  calurosos desde que se comenzó a medir la termperatura del planeta  (1860, si no me equivoco), y es probable que este año sea el más  caluroso de la historia. El año pasado, en la cumbre de Copenhague se  tomaron decisiones muy genéricas con la idea de contener el aumento de  temperatura promedio de este siglo por debajo de los 2 grados. Sin  embargo, de seguir tales indicaciones, según el Potsdam Institute de  Alemania, para fines de este siglo la temperatura promedio aumentaría 4  grados. &lt;br /&gt;En una entrevista que publicara en marzo de 2007 Cn revista  (www.ciudadnueva.org.ar), el profesor Sergio Rondinara, docente de Etica  Ambiental en la Universidad Gregoriana de Roma, graficó de este modo  los efectos del aumento de la temperatura en el planeta: "&lt;b&gt;Un solo grado  más de temperatura&lt;/b&gt; provoca el derretimiento de glaciares, lo cual  amenaza las fuentes de agua potable para decenas de millones de  personas; provoca el regreso de enfermedades como la malaria en zonas  donde había desaparecido; en el ecosistema marino desaparecería el 80%  de las barreras coralinas. &lt;b&gt;Dos grados más &lt;/b&gt;hacen prever la disminución de  entre un 10 y el 30% de las cosechas en varios continentes, con todo lo  que esto significa. Habría más enfermedades todavía, subiría el nivel  del mar, amenazando las zonas costeras de mayor rendimiento agrícola.  &lt;b&gt;Tres grados más&lt;/b&gt; pondrían en peligro de extinción entre el 15 y el 40% de  las especies animales. Un &lt;b&gt;aumento de cuatro grados&lt;/b&gt;, que es el escenario  que se prevé para los próximos 100 años, supone que la cuenca  mediterránea comenzaría a sufrir sequías en ciclos de 10 años. La falta  de agua podría afectar a otros 1.000 millones de personas. Las  corrientes oceánicas, que distribuyen la humedad del aire del planeta,  podrían cambiar sustancialmente. Y si se llega a un &lt;b&gt;aumento de cinco  grados&lt;/b&gt;, realmente el cuadro sería catastrófico, porque desaparecerían  los glaciares del Himalaya, es decir: China e India se quedarían sin  reservas de agua, el nivel del mar se elevaría provocando la evacuación  de ciudades como New York, Tokio o Londres".&lt;br /&gt;Otro acuerdo asumido el año pasado en Copenhague fue el de conseguir 100  mil millones de dólares para los países en desarrollo a efectos de  frenar la tala de bosques (los pulmones del planeta) y reconvertir  industrias contaminantes. Pero la actual crisis económicas europea, pone  a riesgo los fondos destinados a proyectos para afrontar el cambio  climático (y que quede claro que se trata de afrontar, es decir,  adaptarse al cambio, no revertirlo, porque para eso se necesitarán  siglos, quizás un milenio, según los expertos). El riesgo es, por lo  tanto, que para arreglar los desastres financieros provocados por la  codicia y la irresponsabilidad, estemos descuidando los fondos  necesarios para garantizar un futuro a las generaciones venideras, al  planeta entero. &lt;br /&gt;El medio ambiente no puede ser un lujo. Ahorrarse gastos en su cuidado,  no adoptar medidas &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TBOd3q1CLBI/AAAAAAAAAKE/bUDDrZTqsgE/s1600/golfo+m%C3%A9xico.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TBOd3q1CLBI/AAAAAAAAAKE/bUDDrZTqsgE/s320/golfo+m%C3%A9xico.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;de seguridad, provoca problemas mayores tarde o  temprano: si no, que lo expliquen los técnicos de BP qué es lo que pasa  hoy en el Goldo de México. Se tuvo que recurrir a otras entidades para  descubrir que el derrame es el doble mayor del que habían admitido sus  técnicos (que de hecho no permiten el acceso a los videos submarinos del  pozo fuera de control). El desastre a lo largo de las costas del sur de  Estados Unidos será 10 veces superior al de la Exxon Valdez. Hasta  ahora, a la BP le ha costado 1.500 millones de U$ esta catástrofe y  muchos miles de millones más le costará pagar los daños provocados.  Quizás, podría haberlos ahorrado y ahorrado a la población costera los  efectos producidos por la explosión de su plataforma petrolera.&lt;br /&gt;La irracionalidad de este momento, mientras se siguen gastando  presupuestos cuantiosos - cientos de miles de millones de dólares - para  controlar y mantener ocupados Irak y Afganistán, mientras se intenta  paliar una crisis financiera que en realidad preanuncia nuevas a futuro  puesto que no hay cambios sustanciales en la economía planetaria,  mientras no se planifican cambios sustanciales en nuestro estilo de  producción y de consumo y de uso de los recursos naturales, se parece  mucho al de la orquesta de músicos tocando en la cubierta del Titanic  próximo a hundirse. &lt;br /&gt;En diciembre habrá una nueva cumbre sobre cambio climático en Cancún  (México). Organizaciones de la sociedad civil, gobiernos, organizaciones  políticas y medios de comunicación tendrán una nueva oportunidad para  tomar conciencia de que el planeta está enfermo y no nos sobra tiempo  para tomar medidas que ahorrarán enormes sufrimientos a muchos  habitantes del planeta, sobre todo los más débiles y más pobres. Hoy,  ser más responsables puede significar salvarle la vida a mucha gente. &lt;br /&gt;Estamos ante un examen sobre el grado de humanidad de nuestra  civilización. Y sabemos cuáes son las preguntas.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Para mayor información: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Potsdam Institute&amp;nbsp; http://www.pik.potsdam.de&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; Panel Intergubernamental para el Cambio Climático:  &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt; &lt;a href="http://www.ipcc.ch/home_languages_main_spanish.htm" onmousedown="UntrustedLink.bootstrap($(this), &amp;quot;bcfb2&amp;quot;, event);" rel="nofollow" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" target="_blank"&gt;&lt;span&gt;http://www.ipcc.ch/home_la&lt;/span&gt;&lt;wbr&gt;&lt;/wbr&gt;&lt;span class="word_break"&gt;&lt;/span&gt;nguages_main_spanish.htm&lt;/a&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt; &lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; La entrevista al prof. Sergio Rondinara podrán encontrarla en el ya  indicado sitio de Ciudad nueva o en este mismo blog entre los artículos del mes de mayo, bajo el título: "El problema somos nosotros".&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-2716484467734106410?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/2716484467734106410/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/06/el-cambio-climatico-nos-pone-prueba.html#comment-form' title='3 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/2716484467734106410'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/2716484467734106410'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/06/el-cambio-climatico-nos-pone-prueba.html' title='El cambio climático nos pone a prueba'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TBOdrVXRniI/AAAAAAAAAJ8/xWVejQ3H9n4/s72-c/cambio+clima.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-9137450474070424774</id><published>2010-06-06T10:46:00.000-07:00</published><updated>2010-06-06T10:46:44.795-07:00</updated><title type='text'>Presidente tedesco: dimette, perché ha detto la veritá</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAveWJECtEI/AAAAAAAAAJ0/wdscS2yaWSo/s1600/hk.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAveWJECtEI/AAAAAAAAAJ0/wdscS2yaWSo/s320/hk.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Ha detto la veritá. E l'ondata di proteste che ha suscitato nel suo  Paese affermare quello che molti sanno, ma che deve restare occulto, gli  sono costate le dimissioni come Presidente della repubblica tedesca.&lt;br /&gt;Alcune settimane fa, Horst Köhler ha dichiarato durante una intervista  che il motivo fondamentale della presenza militare della Germania in  Afghanistan, insieme agli alleati, consiste nella difesa dei suoi  interessi commerciali nella regione. Con un candore tipicamente  anglosassone, il presidente tedesco segnaló il 22 maggio scorso: "Un  Paese dalle nostre dimensioni, concentrato nelle esportazioni deve  rendersi conto che gli sviluppi militari sono necessari in una  situazione di emergenza per proteggere i nostri interessi; por esempio  in ció che concerne le vie commerciali o per impedire le inestabilitá  regionali che potrebbero influire negativamente sul nostro commercio,  l'occupazione e il reddito".&lt;br /&gt;Alcuni mezzi stampa (come il Corriere) presentano l'episodio come una  gaffe,&amp;nbsp; oppure lo hanno tralasciato nonostante la sua importanza. Ma in realtá,  Köhler non ha fatto altro che dire ad alta voce  ció che molti sanno e che pochi media osano commentare: la guerra in  Afghanistán é un grande affare, ed é un modo per assicurare quella  regione del pianeta in modo che non possa danneggiare gli interessi  occidentali. Altro che gaffe! Dal 2002 in qua, l'Afghanistan non é ne piú sicuro, ne piú  democratico. Il potere dei talebani resiste con forza, la corruzione non  é diminuita, tutt'altro, e non diminuisce il commercio del papavero,  necessario per la produzione di droga come l'eroina. La ricostruzione,  le forniture ed i vettovagliamenti per centinaia di migliaia di soldati  affiancati da quasi altrettanti mercenari (alias contrattisti privati),  la vendita dei sistemi di arma con piú successo nel teatro delle  operazioni, ed il controllo delle vie commerciali, sono la ragione  principale della presenza degli alleati in un Paese dove Al Qaeda é  fuori combattimento dal 2002.&lt;br /&gt;Köhler, ha solo commesso l'imperdonabile errore di dirlo e le proteste  suscitate nella sua patria l'hanno spinto alla rinuncia. Ma l'episodio  continua a rivelare a tutti che "il re é nudo". &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-9137450474070424774?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/9137450474070424774/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/06/presidente-tedesco-dimette-perche-ha.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/9137450474070424774'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/9137450474070424774'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/06/presidente-tedesco-dimette-perche-ha.html' title='Presidente tedesco: dimette, perché ha detto la veritá'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAveWJECtEI/AAAAAAAAAJ0/wdscS2yaWSo/s72-c/hk.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-5102485363370799630</id><published>2010-06-06T06:51:00.000-07:00</published><updated>2010-06-06T06:51:53.040-07:00</updated><title type='text'>Lecturas: Armagedón. La derrota de Alemania, 1944-1945</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAuk0-QkwUI/AAAAAAAAAJs/pg7aIKZRJL0/s1600/mh.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAuk0-QkwUI/AAAAAAAAAJs/pg7aIKZRJL0/s320/mh.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;La Segunda Guerra Mundial no deja de suscitar interés entre los historiadores. Existe una profusión de publicaciones que, si bien no recibe mucha atención por parte del gran público - probablemente también por el elevado precio de estos libros, a menudo, importados -, siguen planteando interrogantes, analizando el fenómeno y los comportamientos individuales y colectivos durante esos años de gigantescas masacres. En el imaginario colectivo de ese conflicto se ha ido formando la idea de una lucha entre buenos y malos, entre ejércitos de héroes y huestes de bellacos, que se enfrentaban en un teatro de guerra donde abundaban las gestas de caballeros. En este sentido, la imagen presentada por la cinematografía de Hollywood ha tenido un papel clave.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;La realidad, como suele suceder, fue bastante más compleja. La historiografía más reciente está enriqueciendo el debate trazando un panorama más preciso acerca de las condiciones políticas y militares en las que se desarrolló la Segunda Guerra Mundial, las mutuas desconfianzas entre los aliados, el rol de lfiguras como Charles de Gaulle quien revestía el rol de jefe militar del resuscitado ejército francés y el pretendido rol de jefe político de Francia, o como el general británico Montgomery, permanente fuente de desencuentros con sus pares estadounidenses. Las cuestiones políticas, sobre todo cuando comenzó a vislumbrarse la derrota nazi y a proyectarse el reordenamiento político de la Europa de la&amp;nbsp; posguerra.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;No fue fácil la tarea del comandante aliado del frente occidental, el general estadounidense Dwight David "Ike" Eisenhower, cuyo principal mérito consistió en la paciente labor de un liderazgo capaz de conjugar posturas y temperamentos tan disímiles, en un teatro de operaciones en el que cada decisión equivocada, cada error de cálculo, cada incertidumbre que retrasara el fin de esa carnicería podía provocar - y provocó - miles de muertos y espantosos sufrimientos.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Poco se ha hablado y se habla de lo que acontecía en el frente oriental mientras del lado occidental los aliados seguían con la ofensiva comenzada con el desembarco en Normandía. Sin embargo, la lucha que se llevó a cabo en ese sector fue particularmente encarnizada. Un odio enconado envolvía a los ejércitos que se enfrentaban y eso produjo un número increíble de víctimas. Hitler enrojecía por la ira cuando se enteraba de que un alto oficial nazi no había resistido hasta la muerte en su puesto de combate, y mostraba total desprecio, al punto de mandarlos ante el pelotón de ejecución, por los oficiales sobrevivientes (!). Del lado soviético, no había mejor contemplación por la vida humana. El mínimo error, la mínima esitación, un comentario equivocado podía pagarse con la deportación, el gulag en la remota Siberia, las humillaciones más duras, la tortura y el pelotón de ejecución. Un alto mando de las fuerzas aereas, que luego de alguna copa de más comentó a Stalín: "Nos estás haciendo volar en ataudes", recibió como respuesta un escueto: "No deberías haber dicho esto", por parte de su máximo líder. Al día siguiente fue ejecutado. Pudiendo disponer de un inagotable número de reservas, los soviéticos no repararon prácticamente en las bajas. No importó sino el resultado final de cada operación, el costo humano fue un precio secundario.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Este es el contexto que describe con eficacia y precisión Max Hastings, autor de &lt;i&gt;Armagedón&lt;/i&gt;. La colección Memoria de la editorial española Crítica nos brinda un texto de sumo interés, una vez más fruto del trabajo de un historiógrafo británico que, como el ya conocido Antony Beevor, está contribuyendo a iluminar los pormenores de una época histórica tan dramática. Se trata de un libro que aporta interesantes perspectivas leer junto con dos obras de Beevor, la más reciente - en orden de aparición en nuestras librerías - &lt;i&gt;Dia D&lt;/i&gt; sobre la primera etapa del desembarco en Normandía, en el verano de 1944, y con &lt;i&gt;Berlín 1945, la caída&lt;/i&gt;. Ambos textos reconstruyen el panorama de los últimos dos años de esa catástrofe con notable precisón, sin perder demasiado de vista que en esas circunstas extremas sale a flote del ánimo humano lo peor y lo mejor.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Hastings, en particular desarrolla una lectura crítica respecto del frente aliado occidental, en el convencimiento que de haber presionado con mayor energía las líneas alemanas, éstas se habrían derrumbado con mayor rapidez acelerando el fin de la guerra. Rencillas políticas y recelos mutuos, indecisión y una menor calidad de los combatientes&amp;nbsp; y de los generales aliados, comparados con los soldados nazis, fueron factores que influyeron en enlentecer el avance aliado. Además de imperdonables errores, pese a la abrumadora superioridas en hombres y medios (a tener presente, el colapso importante de la aviación nazi, por ejemplo, que en muchos casos dejó los cielos de las batallas en manos de los aviones aliados).&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Una mención inevitable, que constituye un aporte humano al debate interminable sobre las guerras, son las referencias que Hastings, y también Beevor en &lt;/span&gt;&lt;i style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;El día D&lt;/i&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;, dedican al tema del estrés psicológico que entre los aliados provocó cientos de miles de bajas. Mientras que del lado nazi y soviético, el fenómeno cuenta con menos datos, posiblemente por el fervor fanático con el cual los soldados lucharon o fueron obligados a hacerlo, en el bando aliado el fenómeno dio lugar a un seguimiento sanitario, a la creación de hospitales y centros para la curación de este estado y a los primeros estudios al respecto. Hubo casos en que porcentajes importantes, entre el 20 y el 30% de los efectivos, acusaron síntomas de estrés y tuvieron que ser reemplazados. Más de 100 mil luego del desembarco el Normandía.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Se trata de un dato más, y no secundario, de la realidad, sobre lo repugnante que resulta ser para la persona humana el oficio de matar a su prójimo. Al respecto, una confirmación que no deja de ser escalofriante: se estima en 17 por día el número de suicidios de soldados estadounidenses veteranos retirados de Iraq. También en nuestro país el número de soldados suicidas luego del conflicto por las Malvinas ha superado el número de bajas provocadas por la misma guerra, sin incluir las víctimas del crucero Gral. Belgrano. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&amp;nbsp;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-5102485363370799630?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/5102485363370799630/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/06/lecturas-armagedon-la-derrota-de.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/5102485363370799630'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/5102485363370799630'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/06/lecturas-armagedon-la-derrota-de.html' title='Lecturas: Armagedón. La derrota de Alemania, 1944-1945'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAuk0-QkwUI/AAAAAAAAAJs/pg7aIKZRJL0/s72-c/mh.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-2273407486901735937</id><published>2010-05-31T07:44:00.000-07:00</published><updated>2010-05-31T07:44:57.855-07:00</updated><title type='text'>Presidente de Alemania dimite por decir la verdad</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPLB0KCGUI/AAAAAAAAAJk/S1soz7lzOSY/s1600/kholer.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPLB0KCGUI/AAAAAAAAAJk/S1soz7lzOSY/s320/kholer.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Dijo la verdad. Y las protestas que suscitó en su propio país decir lo que muchos saben, pero que debe permanecer oculto, le valió la renuncia a presidente de la República de Alemania. &lt;/span&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Semanas atrás, Horst Köhler declaró en una entrevista que el motivo fundamental de la presencia militar de Alemania en Afganistán, junto a los demás aliados, se debe a la defensa de sus intereses comerciales en la región. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Con una sinceridad típicamente anglosajona, el mandatario alemán señaló el 22 de mayo: "Un país de nuestro tamaño, concentrado en las exportaciones debe darse cuenta de que los desarrollos militares son necesarios en una emergencia para proteger nuestros intereses; por ejemplo en lo que concierne las rutas comerciales o para impedir las desestabilizaciones regionales que podrían influir negativamente sobre nuestro comercio, la ocupación y el ingreso". &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Algunos medios europeos señalan el episodio como una "gaffe" (una metida de pata). Pero, en realidad, el ya ex presidente alemán tan sólo dijo en voz alta lo que muchos saben y pocos medios se animan a comentar: la guerra en Afganistán es un gran negocio, y es un modo para asegurar esa área del planeta de modo que no afecte los intereses comerciales de Occidente. Desde la invasión, en 2002, Afganistán no es ni más seguro ni más democrático. El poder talibán resiste con virulencia, las corrupción no ha disminuido y no disminuye el comercio de la amapola, necesaria para la preparación de drogas como la heroína. La reconstrucción, los suministros para cientos de miles de soldados respaldados por otros tantos mercenarios, la venta de las armas más exitosas en ese teatro de operaciones, el control de las rutas comerciales, son la razón principal de la presencia de los aliados en una país donde Al Qaeda ha dejado de ser operativo como grupo desde 2002. &lt;/span&gt;&lt;br style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Köhler, sólo cometió el error de comentar el voz alta lo que todos susurran. La oleada de protestas suscitada por sus declaraciones motivaron su renuncia. Pero el episodio no deja de señalar a todo el mundo que "el rey está desnudo". &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9050877998876733082-2273407486901735937?l=abperiferia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://abperiferia.blogspot.com/feeds/2273407486901735937/comments/default' title='Enviar comentarios'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/05/presidente-de-alemania-dimite-por-decir.html#comment-form' title='0 comentarios'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/2273407486901735937'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9050877998876733082/posts/default/2273407486901735937'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://abperiferia.blogspot.com/2010/05/presidente-de-alemania-dimite-por-decir.html' title='Presidente de Alemania dimite por decir la verdad'/><author><name>Alberto Barlocci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16380821838229183215</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPKG2wDWiI/AAAAAAAAAJE/t16--hCtmuw/S220/perfil.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/TAPLB0KCGUI/AAAAAAAAAJk/S1soz7lzOSY/s72-c/kholer.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9050877998876733082.post-176180779648862228</id><published>2010-05-23T07:17:00.000-07:00</published><updated>2010-05-23T07:17:23.647-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economía'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='democracia'/><title type='text'>El rol de la economía social</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;meta content="text/html; charset=utf-8" http-equiv="CONTENT-TYPE"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;title&gt;&lt;/title&gt;&lt;meta content="OpenOffice.org 3.1  (Win32)" name="GENERATOR"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;style type="text/css"&gt;	&lt;!--		@page { margin: 2cm }		P { margin-bottom: 0cm }		P.western { so-language: es-MX; font-weight: bold }		P.cjk { font-weight: bold }	--&gt;&lt;/style&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="western" lang="es-MX" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-weight: normal;"&gt;&lt;i&gt;En una sociedad postindustrial como la nuestra, el equema económico y democrático con el cual hemos funcionado hasta ahora no tiene futuro y las recurrentes crisis económicos financieras parecen confirmarlo. El análisis del economista italiano Stefano Zamagni en esta entrevista.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="western" lang="es-MX" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-weight: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="western" lang="es-MX" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-weight: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/S_k22LIc-2I/AAAAAAAAAIk/7bao38808xI/s1600/sz.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/S_k22LIc-2I/AAAAAAAAAIk/7bao38808xI/s320/sz.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="western" lang="es-MX" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-weight: normal; text-align: justify;"&gt;El profesor Stefano Zamagni, uno de los más prestigiosos economistas italianos,  ya es una figura harto conocida en la Argentina. Luego de una de sus brillantes disertaciones tuvimos oportunidad de dialogar con él acerca de la dinámica y la interrelación que a futuro podrían tener el Estado, el mercado y las empresas de economía social y solidaria &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="western" lang="es-MX" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Usted plantea la crisis de la así llamada Economía Social de Mercado (ESM) y la necesidad de un nuevo esquema de funcionamiento. ¿Por qué?&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="western" lang="es-MX" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-weight: normal; text-align: justify;"&gt;La ESM es un modelo que ha sido desarrollado sobre todo por los alemanes, luego de la Segunda Guerra Mundial, muy similar al modelo inglés del Welfare State (Estado de bienestar). Es un modelo que dio muy buenos resultados mientras estuvimos en una sociedad industrial. El tema es que hoy este modelo es obsoleto, porque supone la existencia de dos esferas diferentes y separadas entre sí: el mercado, que reune a sujetos o empresas dedicados a la producción de ingresos o de valor agregado; y el Estado, que se dedica a la redistribución del ingreso. Ahora bien, desde hace unos 15 años, este modelo ha entrado en crisis; no funciona más y no puede hacerlo precisamente porque ya no somos más una sociedad industrial, sino una sociedad posindustrial.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="western" lang="es-MX" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;¿Qué factores determinaron esta crisis?&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="western" lang="es-MX" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-weight: normal; text-align: justify;"&gt;Uno es la globalización: el poder de los Estados nacionales ha disminuido. Hoy los Estados no están en condiciones de determinar ejes claves de la economía, como el tipo de cambio, la moneda y los impuestos, ya que éstos son susceptibles de definiciones desde el plano internacional. Tenemos que aceptar que esto ha modificado el poder estatal. En segundo lugar, ha cambiado la naturaleza de las necesidades. Hoy los ciudadanos no aceptan recibir bienes y servicios sin nada a cambio, de un modo que ofenda su dignidad.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="western" lang="es-MX" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Es decir, no se acepta más el asistencialismo...&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="western" lang="es-MX" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-weight: normal; text-align: justify;"&gt;Hay un estudio del israelí Avishai Margalit, “La sociedad decente”, en el que se afirma que es decente una sociedad en la que los ciudadanos no son humillados. Es por eso que, a largo plazo, el asistencialismo está destinado al fracaso, porque suele humillar a las personas al darle algo sin nada a cambio. Por más que sea una cuestión de justicia. Porque también la aplicación de la justicia puede ser humillante. Luego de un primer momento en que se recurre al asistencialismo, por una cuestión de emergencia y de necesidad, si esa situación se repite indefinidamente, a la larga la persona pierde su autoestima, reacciona, y hasta puede llegar a odiar a sus “benefactores”. La transición de una sociedad industrial a una posindustrial ha provocado el surgimiento de la “sociedad decente”. En este contexto, el Estado de Bienestar, al que la globalización ha quitado recursos, ha entrado en crisis, y no dispone de lo necesario para seguir cumpliendo la función realizada hasta ahora.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="western" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-weight: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="es-MX"&gt;&lt;b&gt;¿Cuál es el elemento nuevo en este contexto posindustrial?&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="es-MX"&gt; &lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/S_k3N5VKXnI/AAAAAAAAAIs/aJsSu-DaVZ4/s1600/sz+1.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_f4-7BKXs3Pc/S_k3N5VKXnI/AAAAAAAAAIs/aJsSu-DaVZ4/s320/sz+1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="western" lang="es-MX" style="color: blue; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-weight: normal; text-align: justify;"&gt;El elemento importante que no tiene en cuenta el modelo de ESM, es el de la sociedad civil. De hecho, buena parte de los tratados de economía no hablan de ello. La sociedad civil está compuesta por tres realidades constitutivas. Primero que nada, todo tipo de asociacionismo, de las instituciones culturales, a las ONGs, a las instituciones deportivas, etc. Luego, están los intelectuales, en un sentido amplio. Es decir, personas independientes, dotadas de un espíritu crítico ejercido en forma constructiva, que se animan a correr el riesgo de hacer propuestas, que no se limitan al diagnóstico, sino que también proponen terapias. Un intelectual de la
